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Ecco come difendersi dalle bufale in rete

Ecco come difendersi dalle bufale in reteCome difendersi dalle bufale in rete? Ecco alcuni consigli per individuarle, smascherarle e magari evitare di alimentarle. Perché se in passato queste storielle si diffondevano col passaparola, i cui tempi sono relativamente lenti, ora, con la rete, e soprattutto con l’avvento dei social, la loro diffusione è pressoché istantanea. E una falsità ben costruita, anche grazie all’involontaria complicità di un vostro “like”, può causare danni ben più gravi di quel che si immagini.

L’ultimo esempio in ordine di tempo è stata la notizia, falsa, della tassa sui condizionatori. In una delle estati più calde di sempre la notizia di una nuova tassa sugli impianti di condizionamento ha scatenato preoccupazioni infondate, assieme all’ira (altrettanto infondata) dei più creduloni. E pazienza se la notizia era proprio sbagliata; pazienza se non si tratta di una tassa ma del costo della revisione (obbligatoria) per gli impianti industriali, di grande portata; pazienza se bastava cercare un po’ nella rete per capire l’inghippo. Ci sono cascati in pieno non solo blogger e redattori di siti web, ma anche qualche giornale a diffusione nazionale. Così chi dovrebbe, con la sua professionalità, contrastare il fenomeno, è finito per alimentarlo.

Sempre di questi giorni e la notizia shock (guarda caso le bufale lo sono sempre, o quasi) secondo cui Matteo Renzi avrebbe dichiarato che il Governo italiano è pronto a cedere alcuni territori alla Germania non essendo ormai più in grado di gestire l’enorme debito pubblico del nostro Paese. La notizia, riportata quasi sempre identica su vari siti (e qualche quotidiano cartaceo), cita dati reali: il debito pubblico attuale, il nome dell’attuale presidente del Consiglio italiano, un Trattato internazionale che però è risalente all’ultima guerra mondiale. Ecco un altro indizio per smascherare una bufala: non stancarsi di verificare e non fermarsi mai solo ai primi risultati che ci da Google. Uno dei primi elementi costitutivi delle bufale online è proprio la pigrizia mentale di chi le legge.

Anche perché le bufale sono subdole, toccano argomenti che suscitano solitamente rabbia o indignazione, e quindi fanno subito presa. E poi la loro costruzione segue pattern comunicativi ben precisi: riferimenti a personaggi o istituzioni famose (o presunte tali), le cui dichiarazioni (per quanto strampalate) sono comunque prese per buone (anche perché “se lo dice lui...”); vi sono elementi reali ma quelli più importanti riportano date lontane nel tempo o riferimenti imprecisi, tali da rendere difficile l’individuazione. Pensiamo ai tanti casi di bufale riportanti notizie sulla nostra salute (o quelli di bambini per i quali si richiedono donazioni di sangue o midollo), o la sicurezza della nostra famiglia o critiche improduttive contro il Governo, contro l’Europa, nessuno dei quali riporta dati certi, e spesso pubblicati senza alcuna modifica né revisione.

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Poi, come detto, c’è la rete. Ci sono i social. Piazze virtuali nelle quali la gente parla e straparla. Se in una piazza tradizionale la chiacchiera, più o meno infondata, resta comunque circoscritta, col web sappiamo che non è più così. Così, una stupidaggine pubblicata da uno sconosciuto qualsiasi, in qualsiasi parte del pianeta, possiamo ritrovarla spacciata per verità già poco dopo sulle bacheche di mezzo mondo. Anche perché il cattivo gusto dei pornografi si sposa solitamente con la curiosità dei lettori, che mettono senza pensarci troppo un “mi piace” e condividono altrettanto serenamente qualsiasi cosa. Potessero almeno immaginare quanto fanno arricchire i gestori di tali siti o pagine Facebook, che vivono poi alle spalle di questi ignari collaboratori...

Come riconoscere, dunque, una bufala, e imparare ad evitarla? Oltre a far attenzione agli elementi citati sopra, possiamo dubitare fortemente di qualsiasi messaggio che contiene allarmismi troppo sopra le righe: occhio dunque agli “urgente”, “notizia shock” oppure “avvisa subito tutti i tuoi amici”. Quindi l’idea di avere la notizia in esclusiva, presentando il tutto con un bel “nessuno ne parla” gridato a caratteri maiuscoli. Esclusiva può essere un’inchiesta, un’intervista, non la citazione di studi o scoperte sui quali sono reperibili online decine di pagine informative, come le bufale sulle margherite mutanti o sui pesci deformi rinvenuti in Giappone. La prima azione da fare, nel caso ci fossero dubbi, è una rapida ricerca online, cercando se la notizia è riportata anche da altri, soprattutto affidandosi a siti autorevoli (sono molti quelli che svolgono un vero e proprio servizio antibufala, ma anche i grandi quotidiani dovrebbero essere riferimenti affidabili).

Ma lo sappiamo, spesso non c’e il tempo per verificare, così prevale il principio della precauzione, e quindi si opta per il “non so se sia vero, ma io condivido/avviso lo stesso” (e magari c’e pure chi si sente a posto con la coscienza per aver salvato, forse, una piccola parte di mondo dalla distruzione). Qui c’e tutta la serie di notizie inerenti onde elettromagnetiche di microonde e antenne di telefonia, scie chimiche, olio di palma, e molte altre ancora.

Certo, spesso le bufale sono ben congegnate, tanto che anche siti normalmente attenti ci cascano. In tal caso anche una ricerca online è poco d’aiuto, occorrerebbero il tempo, i mezzi, la fortuna per andare diritti alla fonte. Così è capitato che una volta ci siamo cascati anche noi di Sul Romanzo: è accaduto il 18 gennaio 2014, quando abbiamo parlato del Blue Monday. La notizia era curiosa, citava uno studio di un’Università, riportava elementi plausibili e, insomma, come tutte le migliori bufale, pareva proprio vera (tant’è che, anche quest’anno, ci sono ricascati sia «La Repubblica» che il «Corriere»). Peccato che dietro ci fosse solo un’abile campagna di marketing avviata nel 2005. Già, il marketing, ecco un altro buon amico delle bufale online. Chi lo ha studiato ha di sicuro qualche elemento in più per sapere come difendersi dalle bufale online.

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