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Ebrea e transgender, il doloroso percorso di una donna alla ricerca del suo vero sé

Ebrea e transgender, il doloroso percorso di una donna alla ricerca del suo vero séLa religione, la nazionalità, la lingua che parliamo possono definire ciò che siamo? È l’immagine che gli altri hanno di noi che fa sì che la società in cui viviamo ci accetti come parte integrante di essa o è ciò che realmente siamo e abbiamo dentro a stabilire la nostra peculiarità di essere umano?

Fuori di sé (traduzione italiana di Fabio Cremonesi), Marsilio Editore, è il romanzo d’esordio della drammaturga Sasha Marianna Salzmann, finalista del più prestigioso premio letterario tedesco, il Deutscher Buchpreis, e in corso di traduzione in ben quattordici lingue.

Si tratta di un romanzo di formazione scritto da una penna audace e incisiva che affronta temi differenti: dalla saga familiare alla politica, alla storia, dal tema dell’identità e della memoria a quello della migrazione.

A narrare la storia è la giovane Alissa, che in prima persona ripercorre le vicende che hanno segnato la sua vita e quella della propria famiglia. Il libro si apre con una partenza, una fuga dovuta all’antisemitismo che imperversa nella Russia in decadenza del secondo dopoguerra.

«Non so dove stiamo andando, tutti gli altri lo sanno, io no. Stringo questo vasetto di marmellata, che mi hanno messo in braccio come se fosse la mia ultima bambola, e li guardo mentre si inseguono a vicenda in giro per l’appartamento».

 

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Alissa non è sola. Oltre ai genitori e ai nonni, con lei c’è il suo gemello Anton. I due sono sempre stati insieme, pronti a sorreggersi a vicenda, dalla partenza da Odessa all’arrivo in Germania. Insieme per farsi forza e resistere alle percosse e alle discriminazioni a cui, in quanto ebrei, erano soggetti. «Porco ebreo!» è l’espressione che hanno sentito risuonare spesso a scuola o per le strade della città. Alissa e Anton sono uniti da un attaccamento morboso, quasi incestuoso.

Un giorno, tuttavia, Anton scompare all’improvviso. La sola traccia che Alissa ha per risalire al fratello è una cartolina che lui le scrive:

«Scritto in realtà era una parola grossa. A casa era arrivata una cartolina con la foto in bianco e in nero di una stretta stradina in mezzo a edifici malandati che si appoggiavano sghembi gli uni agli altri. C’era anche una scritta in caratteri rossi e bianchi: Istanbul».

Ebrea e transgender, il doloroso percorso di una donna alla ricerca del suo vero sé

Quella cartolina era il modo di Anton di far sapere che andava tutto bene. Non sopportando la separazione dal fratello, la giovane Alissa parte alla sua ricerca. Tale partenza assume i caratteri di un viaggio nella memoria, di un excursus nel tempo non solo all’interno della storia della sua famiglia. Sono infatti narrate le vicende che hanno segnato quattro generazioni di donne a confronto: dalla bisnonna Etja alla nonna Emma, alla madre Valja, infine a lei, Alissa. Si tratta di storie legate a violenze domestiche e a matrimoni combinati, di razzismo e di discriminazione sul lavoro.

Il viaggio di Alissa diventa soprattutto però l’occasione per lei di scavare dentro se stessa, per cercare di far luce su qualcosa che da sempre la opprime, un corpo nel quale lei non si è mai riconosciuta. La ricerca di Anton è dunque apparente, perché in verità più che il fratello Alissa sta solo cercando se stessa.

“Fuori di sé” è un’espressione che indica uno straniamento dalla situazione ordinaria, una condizione specifica del vivere umano decentrata rispetto all’identità biografica. L’io cerca se stesso e dunque non è in sé.

«A quei tempi non avevo l’abitudine di pensare a me fuori di me, a me in terza persona, a me come a una storia che appartiene a qualcuno».

Ebrea e transgender, il doloroso percorso di una donna alla ricerca del suo vero sé

Alissa non si è mai riconosciuta nel proprio corpo di donna. Ha sempre sognato di essere Anton. Nel romanzo vi sono dei passi in cui sorge persino il dubbio se Anton esista realmente, perché i due personaggi spesso si confondono. Il viaggio interiore compiuto da Alissa la porterà alla coraggiosa decisione di ascoltare se stessa e i propri desideri e di scegliere di mutare sesso assumendo il testosterone, consapevole che sia la società nella quale vive sia i suoi familiari non accetteranno mai davvero questo mutamento.

«Ero di ritorno dal Bosforo in una versione che loro non conoscevano […]  Mi trattavano come qualcosa di noto, ma con un aspetto nuovo. Magari pensavano che seguissi una nuova moda, ma che dietro la facciata si celasse la vecchia versione di me».

 

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Lo stile di Sasha Marianna Salzmann è crudo, a volte violento, ma proprio per questo prepotentemente incisivo. I personaggi di questo romanzo sono ben caratterizzati e descritti, così come gli avvenimenti storici narrati. Il tema dell’antisemitismo è un argomento che, in qualunque contesto venga affrontato, colpisce sempre il centro lasciando spazio a una serie di dolorose riflessioni. Oltre che sulla discriminazione religiosa e razziale, con questo romanzo Salzmann induce a riflettere pure sul tema dei transgender e sull’ipocrisia di una società basata su superficiali e inutili apparenze.


Per la prima foto, copyright: Sharon McCutcheon su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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