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Come leggere un libro

È solo un cane (dicono)

È solo un cane (dicono)Seguo Marina (Zot) Morpurgo su Facebook da anni: il suo accattivante senso dell'umorismo, la sua ironia che conserva sempre un fondo di grande dolcezza e umanità, la sua schiettezza e il suo spirito di osservazione l'hanno resa una figura molto apprezzata e seguita, addirittura familiare anche senza conoscerla di persona. Ex-giornalista, oggi Marina Morpurgo è un'affermata e prolifica traduttrice dall'inglese, editor, e autrice di libri per ragazzi e adulti. La sua popolarità su Facebook si deve in particolare alle cronache delle avventure del suo cane Blasco, un cane dal culotto bianco e nero, che con la sua spavalda tenerezza mi ha ricordato il cane Barone che Carlo Levi adotta in esilio, di cui racconta anche in Cristo si è fermato a Eboli. Il legame casuale fra Barone e Blasco è dovuto alle storie di fascismo e antifascismo che assurgono a protagoniste nel romanzo di Carlo Levi e anche in quello di Marina Morpurgo, perché in quest'ultimo il filo conduttore è un amorevole cagnaccio, che però, per una curiosa coincidenza, ci porta indietro nel tempo, alla Shoah.

 

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Ma andiamo per ordine. Nel 2016 Astoria pubblica È solo un cane (dicono), un piccolo volume delizioso che prende spunto dai post giornalieri su Blasco che Marina Morpurgo pubblica su Facebook. Blasco proveniva dal cortile di un uomo che non voleva più tenerlo; era nato, l'11 marzo 2008, a Gambassi, il borgo toscano dove nel 1943 la famiglia materna di Marina si rifugia durante l'occupazione nazifascista. Questa coincidenza offre all'autrice l'occasione di condurre un secondo filo narrativo che, per quanto possa sembrare irriverente incrociare un destino canino con la storia a tratti tragica di una famiglia, non solo “regge” ma risulta addirittura naturale, spontaneo. I nonni, la mamma e la zia dell'autrice non muoiono grazie alla concatenazione di eventi fortunati e grazie al coraggio di tanti, come alcune suore “consapevoli e silenziosamente eroiche”. La narrazione è arricchita di interessanti camei dedicati a personaggi, fra noti, meno conosciuti o del tutto ignoti, i quali però avevano avuto un qualche ruolo nella tormentata vicenda della famiglia negli anni bui del fascismo. Alcuni anche da soli potrebbero costituire un romanzo a parte.

È solo un cane (dicono)

A sette anni e mezzo il simpatico cane Blasco si ammala di osteosarcoma e inizia una lotta lunga, complessa ed estenuante per salvarlo. «I numeri delle statistiche sono tutti contro di noi. Io però non smetto di sperare che il nome di Gambassi per me significhi sempre la vittoria del bene sul male, qualunque esso sia, dai nazisti al cancro». Il libro edito nel 2016 termina con Blasco malconcio ma vivo e vivace. Questa prima edizione riscuote ampi consensi, diventa bestseller, e la storia di Blasco, come anche quella della famiglia di Marina Morpurgo, prosegue su Facebook ormai davanti a una vasta platea. Noi che la seguiamo partecipiamo prima alla scomparsa dei genitori di Marina, e in seguito a quella dell'amato cane.

È solo un cane (dicono)

Una manciata di settimane fa Astoria ha pubblicato la seconda e riveduta edizione del libro con il sottotitolo E la storia continua, che è il libro già noto, con l'aggiunta di nuovi capitoli che annunciano anche l'arrivo di ben tre nuovi cani in casa Morpurgo. «A questo punto com'è andata la storia lo sapete. Blascone è vissuto abbastanza per assistere all'uscita del libro, quasi che da bravo cane affettuoso avesse deciso di non guastarmi l'emozione del momento.» Anche quest’edizione è corredata di apparati utili per comprendere la storia della famiglia, nonché di affascinanti fotografie d'epoca.

 

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Con il suo felice tratto leggero, indulgente e autoironico, Marina Morpurgo racconta un capitolo determinante della Storia, schizza ritratti senza comporre miti o mostri, ma riconoscendo e attribuendo solo meriti o demeriti, e rende immortale umanizzando, senza cadere in esagerazione, un cane, il suo cane Blasco, che noi tutti avremmo voluto avere anche solo per un'ora, per vederlo correre per i prati prima con quattro, poi con tre zampe.


Per la prima foto, copyright: Berkay Gumustekin su Unsplash.

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