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E se un giorno ti accorgessi di “Essere Nanni Moretti”?

E se un giorno ti accorgessi di “Essere Nanni Moretti”?Bruno Bruni, protagonista di Essere Nanni Moretti, ultimo romanzo di Giuseppe Culicchia, pubblicato da Mondadori, è uno scrittore torinese di cinquant’anni, o almeno vorrebbe esserlo, uno scrittore. Sicuramente è un traduttore, o almeno le traduzioni gli danno da vivere. Certo tutti i giorni si alza e scrive, o meglio: si alza e traduce, poi arriva il momento della giornata deputato a scrivere il Grande Romanzo Italiano ed ecco i problemi. Il Grande Romanzo Italiano (ovviamente futuro vincitore del Premio Strega) proprio non si fa scrivere, la storia c’è ed è tutta nella sua testa ma le aspettative e i sogni di gloria sono davvero troppo alti e Bruni non riesce a produrre una frase che sia soddisfacente: e dopotutto a voi sembra facile scrivere una frase che ricordi Baricco senza essere di Baricco e senza avere la pretesa di essere Baricco?

«Ora. Che riecheggi Alessandro Baricco non ci sono dubbi. Ma da che mondo è mondo, la letteratura è fatta di rimandi, omaggi, citazioni. Vedi non solo l’Odissea, che qua e là scopiazza l’Iliade, ma soprattutto il crossdisciplinare Gianluigi Ricuperati, che in queste cose è un vero tourbillon. Tuttavia, mi chiedo se non si avverta il bisogno di strafare. Voglio dire, c’è troppa carne al fuoco?»

 

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 Se poi, quando queste domande non lo paralizzano davanti a ogni attacco di frase che scrive, Bruno Bruni si perde dietro le labirintiche suggestioni e le oscure citazioni crossdisciplinari di Gianluigi Ricuperati e il Grande Romanzo Italiano proprio non riesce a prendere forma. È lì, l’idea è viva e pulsante nella testa di Bruno Bruni aspirante Grande Scrittore, ma la pagina resta bianca.

Per fortuna che c’è la bella Selvaggia, pole dancer di professione ma aspirante Famosa che ha seguito corsi di qualsiasi tipo di disciplina che desse anche la più minima speranza di raggiungere un po’ di notorietà, e che, inutile dirlo, vorrebbe tanto ma proprio tanto fare l’attrice:

«Selvaggia al di là delle apparenze è come me. Nel senso: io vorrei diventare uno scrittore come Baricco e invece campo di traduzioni. Lei avrebbe voluto fare l’attrice, almeno in un primo momento, perché poi ha fatto inutilmente corsi di ukulele, tip-tap, hula hoop, didgeridoo, meditazione trascendentale, danze tribali, cucina vegana, giocoleria, e anche se al momento si è buttata sulla fotografia si guadagna da vivere come pole dancer».

E se un giorno ti accorgessi di “Essere Nanni Moretti”?

E se i cliché non vi sembrassero già abbastanza così, vi dico anche che Bruno Bruni odia Giuseppe Culicchia. Ma come? direte voi, l’autore scrive pagine di autocelebrazione al negativo nel suo libro? Ebbene sì, pagine e pagine e pagine. Ma tornando a Bruni, il suo odio per Culicchia è tale che a un certo punto si convince di aver trovato in esso la chiave di volta del Grande Romanzo Italiano, una formula stupefacente di cui il grande editor Antonio Franchini non può che innamorarsi… sì proprio il celebre editor di Mondadori (ora passato in Giunti), perché di editoria italiana si parla in Essere Nanni Moretti, senza veli e senza prender(si) mai sul serio.

 

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E se un giorno ti accorgessi di “Essere Nanni Moretti”?

Ma cosa c’entra Nanni Moretti, il regista, con Bruno Bruni, aspirante scrittore? All’apparenza nulla, finché il nostro aspirante famoso scrittore non scopre che se si fa crescere la barba è uguale uguale al famoso regista. E voi cosa fareste se sognaste di diventare famosi e un giorno scopriste di poter godere della celebrità di qualcun altro senza aver nessun merito? Selvaggia, pole dancer sveglia e senza scrupoli, non deve pensarci troppo alla risposta ed ecco allora che inizia una rocambolesca avventura in alcune delle più belle località d’Italia (e non solo) dove i sindaci sono tutti appassionati di storia locale e per un vip non badano a spese. Ma essere Nanni Moretti può essere un lavoro? Naturalmente no, eppure la coppia di aspiranti famosi, rimasta disoccupata e in attesa di un figlio, riesce a vivere di quello tra cene di gala e premi letterari, incontri con idoli e interviste surreali.

Un romanzetto ironico (forse troppo?) che ha per protagonista il mondo editoriale italiano, raccontato per aneddoti divertenti e stereotipi un po’ comuni con quella vena polemica priva di spunti costruttivi che lascia solo amarezza. 

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