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E se l’uomo sarà creato dall’uomo? Intervista ad Anna Meldolesi

E se l’uomo sarà creato dall’uomo? Intervista ad Anna MeldolesiUno degli scenari di cui in ambito bioetico si discute con sempre maggiore attenzione riguarda la possibilità di modificare il Dna per stabilire in anticipo le caratteristiche dei futuri nascituri incidendo così anche sulle caratteristiche trasmissibili alle generazione future. E la discussione è diventata ancora più forte a seguito della messa a punto e del continuo perfezionamento di CRISPR che, come racconta Anna Meldolesi sul suo blog CRISPeR Mania, consiste in un vero e proprio editing del genoma, cioè un intervento di precisione per apportare una serie di correzioni mirate al Dna.

Biologa, giornalista scientifica del «Corriere della Sera» e autrice di E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico (Bollati Boringhieri), finalista nell’edizione 2018 del Premio Galileo per la divulgazione scienfica, Anna Meldolesi ha risposto a qualche nostra domanda cercando di chiarire alcuni aspetti legati a CRISPR e soprattutto provando a sfatare qualche luogo comune.

 

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E l’uomo creò l’uomo è un titolo che di per sé fa discutere. Perché non dobbiamo temere CRISPR e l’editing genomico?

Il titolo rientra nella tradizione dei libri sulle biotecnologie, che attingono spesso a citazioni bibliche o mitologiche. Nel mio caso si allude all’idea che l’uomo possa intervenire sul proprio destino, correggendo i difetti genetici che causano gravi malattie, e che nel futuro potrà farlo in modo ereditabile dalla progenie. Esiste un acceso dibattito in corso sui risvolti bioetici di questo scenario, e il diavolo, come spesso accade, è nei dettagli. Ma in generale l’editing genomico ha molte altre possibili applicazioni che promettono avanzamenti utilissimi in campo biomedico e non solo. La vera rivoluzione che è già in corso grazie a CRISPR è nella ricerca di base.

E se l’uomo sarà creato dall’uomo? Intervista ad Anna Meldolesi

Quali sono i maggiori benefici che deriverebbero dall’utilizzo di CRISPR? E quali invece i rischi?

Rispetto all’ingegneria genetica classica CRISPR è una tecnica molto mirata, precisa e semplice. Consente di correggere il Dna lettera per lettera, senza aggiungere materiale genetico estraneo. Tutte le innovazioni comportano dei rischi, ma devono essere valutati caso per caso, applicazione per applicazione, un prodotto alla volta.

 

L’utilizzo principale di CRISPR resta quello di spegnere un gene dannoso, far funzionare bene un gene difettoso o inserire nel DNA un segmento nuovo portatore di una funzione prima non posseduta. Tutto questo allo stato attuale in quali applicazioni concrete si traduce?

In campo biomedico con CRISPR è già possibile studiare le basi molecolari delle malattie, per cercare nuovi farmaci e nuovi approcci terapeutici; c’è anche la concreta speranza di inaugurare una nuova stagione nel campo della terapia genica (le prime sperimentazioni cliniche sono già partite in campo oncologico); più futuribili sono le applicazioni nel campo degli xenotrapianti (i trapianti di organi dall’animale all’uomo) e degli acceleratori genetici (ad esempio per sconfiggere la malaria modificando le zanzare che la veicolano).

Vi sono poi le applicazioni industriali, come la produzione di biocombustibili dalle alghe, e quelle in campo agroalimentare per ottenere piante capaci di resistere meglio a malattie e cambiamenti climatici senza introdurre Dna estraneo.

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Sono stati già condotti esperimenti sugli embrioni umani, nonostante la comunità scientifica scoraggi l’editing della linea germinalevisto che il risultato sarebbe ereditato dalle generazioni successive. Quant’è concreto lo scenario di un’umanità che in un certo senso si autocrea eliminando da sé quelli che sono percepiti come “difetti”? E in questo caso, secondo lei, è giusto porre dei limiti alla ricerca?

L’editing degli embrioni umani (o in alternativa delle cellule uovo e degli spermatozoi) probabilmente è destinato a restare un’opzione di nicchia. Nella maggior parte dei casi infatti, i portatori di malattie genetiche hanno a disposizione un altro sistema più semplice per avere figli biologici sani: la diagnosi genetica preimpianto. Non credo si debbano mettere dei limiti alla ricerca oltre a quelli già esistenti, la ricerca in embriologia infatti è già regolamentata. Se e quando la comunità scientifica riterrà che la tecnica è abbastanza matura per avviare una gravidanza, si dovrà trovare un accordo su quali condizioni sia ammissibile trattare con un approccio così radicale, bilanciando benefici, rischi, potenziali alternative. Credo che lo scenario di un pendio scivoloso in cui l’editing finirà per essere usato dall’umanità per scopi frivoli, come il children design, sia più fantascientifico che scientifico.

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Nel dibattito sorto intorno a CRISPR, ci sono stati secondo lei degli errori di comunicazione da parte di scienziati e divulgatori di settore? Proviamo a sfatare qualche mito e a correggere alcuni errori?

Faccio un paio di esempi. Secondo me è da evitare il riferimento all’eugenetica, perché questa parola è così storicamente e ideologicamente densa da non essere utile in un dibattito costruttivo. Un timore esagerato è anche quello che l’editing possa essere usato dai terroristi per mettere a punto armi biologiche: il mondo è pieno di patogeni naturali potenzialmente utilizzabili a questo scopo e per seminare il terrore sono sufficienti mezzi low tech come un furgone lanciato sulla folla.

 

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Il Premio Galileo è dedicato alla divulgazione scientifica. Qual è oggi il compito di chi vuole praticare quest’attività? Potrebbe indicarci tre caratteristiche che dovrebbe assolutamente possedere?

Non credo esista un’unica ricetta valida per fare divulgazione. Il mio personale modo è cercare di coniugare il rigore scientifico, la fascinazione per la bellezza della scienza e della natura, la volontà di giocare a carte scoperte esprimendo le proprie opinioni senza per questo volerle imporre a chi legge.


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