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E se l’industria cambiasse tutto? “L’America sottosopra” di Jennifer Haigh

E se l’industria cambiasse tutto? “L’America sottosopra” di Jennifer HaighAppena qualche mese fa ho letto Turbine, il romanzo di Juli Zeh (Fazi, traduzione di Roberta Gado e Riccardo Craver) che ha come protagonisti gli abitanti di una piccola comunità alle prese con l’industria con la i maiuscola, quella che porta il Cambiamento e la Modernità come doni allettanti per alcuni, terrificanti per altri. Così quando mi è capitato per le mani il libro di Jennifer Haigh, L’America sottosopra (Bollati Boringhieri, traduzione di Mariagiulia Castagnone), che, come quello letto in precedenza, parla di comunità turbate e cambiamenti ambientali mi sono subito incuriosita.

Le autrici parlano di due paesi estremamente distanti, della Germania la prima, dell’America la seconda; due paesi lontani con due culture altrettanto lontane e allora quello che mi incuriosiva era proprio scoprire se e quanto sarebbe stato diverso il modo di raccontare lo sconvolgimento di consuetudini e paesaggio di due piccole comunità, quasi autosufficienti, abituate a vivere dei frutti della terra e a intessere stretti rapporti di vicinato. Non ci è voluto molto per soddisfare la mia curiosità, è bastato leggere l’incipit di Jennifer Haigh per capire quanto sarebbe stato ampio il divario tra i due romanzi.

Turbine: «Quella bestia ci tiene in pugno. È ancora peggio del caldo e della puzza». Jule alzò gli occhi. «Non ce la faccio più».

«Prendersela non serve a niente, cara». Gerhard si sforzò di infondere una nota di sicurezza nella voce. Più Jule diventava isterica e più lui cercava di essere ragionevole.

«Se odi una persona, ti disturba qualsiasi cosa faccia».

«Stai dicendo che dovrei cercare di volerle bene, alla bestia? E poi accetterei che ci distrugga la vita?».

 

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L’America sottosopra: Non c’è più nessuno che si ricordi quanto è successo. Nessuno è abbastanza vecchio da avervi assistito di persona. Secondo Ada Thibodeaux, l’unica centenaria di Saxon Manor, prima che il paese venisse elettrificato il racconto di quegli avvenimenti veniva ripetuto più e più volte a lume di candela negli accampamenti degli aspiranti minatori.

Quando era piccola, Ada l’aveva sentito raccontare dalla nonna che, come tutte le donne della famiglia, era vissuta molto a lungo. Questo fa risalire gli eventi ad almeno due secoli prima, in una data precedente all’arrivo dei fratelli Baker, che avevano scavato la prima miniera di carbone della valle, dando il nome a un’intera città.

E se l’industria cambiasse tutto? “L’America sottosopra” di Jennifer Haigh

Quella che l’autrice americana ci racconta, infatti, è una specie di favola moderna che per poco non inizia con un «C’era una volta» andando indietro nel tempo per tornare alle origini di quella «intera città» che, insieme a tutti i suoi abitanti, sarà la protagonista di un romanzo corale monumentale, in cui tutte le storie si incrociano e vengono intrecciate con perfetto equilibrismo. La rabbia che fin da subito ci sbatte in faccia Juli Zeh è ben lontana dalla delicatezza con cui Jennifer Haigh ci avvicina a Bakery, quella cittadina che a tratti sembra prendere volto umano e che, nel bene o nel male, subirà la razzia dei tempi moderni, vittima della disperazione e dell’ambizione dei suoi cittadini.

E se l’industria cambiasse tutto? “L’America sottosopra” di Jennifer Haigh

E se il vento era l’oro che l’Industria voleva catturare in Turbine, per L’America sottosopra è il gas naturale l’oggetto del desiderio; aria e terra, gli antipodi che pure portano lo stesso turbamento. Quella di Bakery è una comunità stanca, prostrata dalla chiusura della miniera che per anni aveva dato da vivere alla maggior parte degli uomini in età da lavoro (Unterleuten era una campagna isolata dalla città e dalle sue comodità), così quando Bobby Frame, agente della Elephant, si presenta casa per casa con la proposta di un GRANDE AFFARE riguardante i terreni che ogni famiglia possiede, in quantità più o meno rilevante, sono in pochi a dire di no, e ancora meno a riflettere sulle conseguenze. Ma pian piano la consapevolezza del disastro che hanno lasciato entrare nella comunità si fa strada tra i cittadini: le trivellatrici sempre in funzione, la nuova ondata di lavoratori-zombi che invade strade e bar; campi, orti e giardini completamente spazzati via dalle macchine; e la salute, siamo sicuri che non ci saranno conseguenze? Inizia così a serpeggiare il dubbio anche se ormai è troppo tardi per tornare indietro e preservare la Bakery di una volta.

 

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Sicuramente quello che le due autrici hanno in comune è la capacità di presentare il dramma della Modernità in tutta la sua potenza, colpisca esso la città o la campagna a farne le spese sono persone sull’orlo della povertà che vedono nel progresso l’ultimo barlume di speranza a cui aggrapparsi.


Per la prima foto, copyright: Aleksey Malinovski on Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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