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E se internet morisse? “Il disperso” di Eugen Ruge

E se internet morisse? “Il disperso” di Eugen RugePuntata n. 49 della rubrica La bellezza nascosta

 

«…e ricordò che di recente Jeff aveva dichiarato di eseguire tutti gli esercizi, dalla meditazione all’urlo motivante, prima di ogni appuntamento di lavoro serio, e Schulz aveva reagito come se lo facesse sempre anche lui, ma in realtà non aveva mai urlato prima di un appuntamento di lavoro serio, forse doveva provarci, si disse Schulz e cercò di urlare, o quanto meno di simularlo interiormente, e dopo alcuni urli interiori gli sembrò già di notare dei risultati: in effetti si sentiva più alto, il torace gli pareva più ampio e il respiro più fluido, percepì di fatto l’energia che gli pervadeva il corpo…»

 

La tecnologia è come un movimento ma, a differenza di quello che molte persone pensano, non è un movimento che si sposta necessariamente in avanti. L’evoluzione elettronica sembra in molti casi avvantaggiare, ma non vuol dire che poi sia realmente così. Con il passare del tempo, l’uomo si è trovato sempre di più a passare da consumatore della tecnologia a schiavo della stessa. Ci siamo ritrovati imprigionati nelle reti sociali senza nemmeno accorgercene, ci siamo ritrovati afflitti e disturbati in quei momenti in cui la rete internet non c’era, e allora abbiamo vagato nei bar e nei locali alla ricerca compulsiva di una Wi-Fi gratuita, e tutto questo l’abbiamo fatto, magari, non prestando attenzione a ciò che capitava nel mondo reale; incollati con la faccia sulla schermo di un telefonino mentre un tramonto infuocava il cielo, o mentre qualcosa si muoveva e cambiava intorno a noi.

 

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E se internet morisse? “Il disperso” di Eugen Ruge

L’uomo medio sta andando incontro a una prigionia metaforica (forse nemmeno tanto), arrivando a sentirsi frustrato se non riesce ad accedere almeno dieci volte in una giornata a una delle reti sociali che lo tengono in pungo e che lo controllano e che lo schedano; e nessuno si rende conto che questo atteggiamento, questo comportamento, è simile a quello di un prigioniero che cerca di favorire il suo aguzzino.

Eugen Ruge è nato in Russia nel 1954, Il disperso è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Mondadori, con traduzione a cura di Attilia Arnaldi.

 

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Il protagonista di questo romanzo è Nio Schulz, uomo che vive in un mondo futuristico dove si comunica con tweet e post; un mondo dove le donne si uniformano per vestiario e dove ogni prodotto di consumo deve essere veloce. Schulz e Sabena (la sua quasi fidanzata) pensano di avere un figlio e incominciano a riflettere sulla possibilità di affittare una madre per averlo; e tutto ciò avviene mentre Schulz si trova in giro per pubblicizzare un prodotto di nuova generazione dell’azienda presso la quale lavora, dove chi comanda è una donna che lo ritiene un perdente e che lo monitora costantemente.

«…ma qualcosa gli impedì di cliccare sul pulsante rosso “smetti di seguire”, sarebbe stato come commettere un omicidio, aprì invece il traduttore on-line e digitò rosso, lo tradusse in cinese e si fece ritradurre all’inverso il risultato, ovvero l’ideogramma (chi), i suoi rudimenti di cinese non gli offrivano altre possibilità…»

 

Il disperso è un romanzo pieno di ingegno, sono pagine, queste, dove Ruge sembra un funambolo, ci conduce nell’esistenza di un uomo con una tecnica invidiabile e una struttura rischiosa ma, nel complesso, riuscita. Leggendo ci troviamo sempre di più dentro a una storia che sembra voglia predirci il futuro del mondo come lo intendiamo oggi; Ruge tira la corda fino all’estremo, facendoci sentire, a tratti, leggermente destabilizzati.

E se internet morisse? “Il disperso” di Eugen Ruge

Ci troviamo di fronte a un testo originale e strutturato in maniera perfetta, dove la scrittura di Ruge si amalgama alla perfezione con le atmosfere e il mondo che ci racconta; appare come un romanzo del “non avere scampo”, dell’ineluttabile fine a cui l’umanità potrebbe andare incontro.

«…ma quando l’ascensore si fermò, la donna non si era denudata il seno né si era penetrata, era una ragazza normalissima in leggins color carne, giubbotto corto fucsia e scarpe a tacco alte in tinta, con delle cuffie di Minni altrettanto fucsia un po’ esagerate, e Schulz, nel timore che Topolina potesse aver trovato strano il suo comportamento, le fece un sorriso di scuse cui la ragazza reagì voltandosi di scatto, e così parve, indignata, per poi andarsene a passo fiero con le sue scarpe fucsia…»

E se internet morisse? “Il disperso” di Eugen Ruge

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Che cosa accadrebbe se un giorno ci svegliassimo e ci accorgessimo che tutte le reti sociali non esistono più, che internet è morto e che tutti i nostri contatti virtuali sono perduti per sempre? Credo che questa possa essere una domanda che fa paura, perché è possibile che molte persone non possano accettare uno scenario del genere, e credo che la reazione possa, per paradosso, riportare l’essere umano a una regressione drastica e veloce, fino alla sua base animale.


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