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È online il questionario MIBACT sulla valutazione di Villa Adriana… ma in che condizioni sono gli altri siti UNESCO italiani?

Villa AdrianaIl 21 febbraio il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo ha pubblicato il questionario per la valutazione d’impatto sui valori culturali del sito UNESCO di Villa Adriana a Tivoli. Sarà possibile rispondere ai quesiti online e partecipare in prima persona alla valutazione delle problematiche, relative all’impatto sul Patrimonio Ambientale e Culturale che avrebbe la cementificazione della buffer zone del sito, entro domenica 9 marzo.

Appena scongiurato il pericolo dell’apertura di una discarica a meno di un chilometro dal complesso, nel sito di Corcolle individuato dal Piano dei Rifiuti della Regione Lazio, un altro disastro incombe sulle architetture paesaggistiche di Villa Adriana: la costruzione di edifici a scopo abitativo nel lotto denominato Nathan. 180mila metri cubi di cemento nella buffer zone, ovvero l’area verde che funge da cuscinetto per proteggere quella archeologica, definita con un accordo internazionale tra la Repubblica Italiana e l’UNESCO.

Al termine della seduta numero 36 dell’UNESCO, tenutasi a San Pietroburgo, è stato comunicato allo Stato italiano l’impegno di produrre entro il 1 febbraio 2014 una relazione sullo stato di conservazione della proprietà e successivamente, con scadenza da definirsi, la valutazione delle problematiche relative all’impatto sul Patrimonio, di cui fa parte il questionario online, in ogni caso preventivamente a qualsiasi progetto di sviluppo previsto nella zona cuscinetto, compresa la lottizzazione del Comprensorio di Ponte Lucano.

L’inadempienza da parte dello Stato italiano comporterebbe, oltre la cancellazione di Villa Adriana dall’elenco dei siti UNESCO, di cui fa parte dal 1999, anche un grave danno ambientale e paesaggistico al complesso archeologico, nonché un controsenso vista la propensione di voler vedere annoverati sempre più sitinell’elenco dei Beni Patrimonio dell’Umanità nonostante l’Italia sia già la prima classificata con ben 49 beni iscritti.

L’Area di Villa Adriana è un sito archeologico di proprietà dello Stato italiano, dipendente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, che è un organo periferico del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Costruita per volere dell’imperatore Publius Aelius Hadrianus (Adriano) tra il 118 e il 138 d.C. si estendeva lungo un’area di almeno 120 ettari, di cui oggi solo 80 sono proprietà demaniale, la restante parte è ancora privata. L’area attualmente fruibile dai visitatori si estende per circa 40 ettari. I 30 edifici principali non sono tutti aperti al pubblico e lo stesso vale per i percorsi sotterranei. Il tempo, gli agenti atmosferici, i lavori di restauro bruscamente interrotti, l’incuria e gli atti di vandalismo, oltre ovviamente ai rifiuti e alla cementificazione, minano nel profondo un’area dal valore inestimabile.

Ma qual è la situazione dei restanti 48 Beni Italiani Patrimonio dell’Umanità? Stando a un dossier di Legambiente, già nel 2011 almeno la metà dei siti Unesco italiani era afflitta da situazioni critiche più o meno gravi. I motivi principali andrebbero ricercati, sempre secondo l’associazione ambientalista, principalmente nell’abusivismo edilizio e nell’eccessiva urbanizzazione. Nel concetto di abusivismo edilizio si potrebbe far rientrare l’abuso che dell’edilizia viene fatto, mentre nell’eccessiva urbanizzazione gli attivisti ambientalisti annoverano l’esubero di automobili e traffico che normalmente gravita intorno e dentro i siti.

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Per citare alcuni esempi, viene posto l’accento:

  • sul Colosseo, il più famoso monumento italiano nel mondo, che funge da spartitraffico a quella sorta di autostrada che è diventata via dei Fori Imperiali, lungo la quale transitano circa 2000 automobili l’ora.
  • sui cortili della Reggia di Caserta, capolavoro assoluto del Vanvitelli, che sono diventati un grande parcheggio per dipendenti e funzionari, nonostante sia presente un enorme parcheggio sotterraneo antistante il Palazzo Reale.
  • sul centro storico di Siena asfissiato dall’elevato flusso veicolare nelle aree prossime, nonostante le ZTL, e privo di adeguate piste ciclabili.
  • sul villaggio industriale di Crespi d’Adda minacciato dalla costruzione di una struttura grattacielo alta 100 metri nel parco divertimenti Minitalia che lederebbe il paesaggio nonché il panorama.
  • sul centro storico di Napoli, dove a problemi come traffico, inquinamento atmosferico, rifiuti, microcriminalità e atti vandalici va ad aggiungersi l’aumento dei parcheggi autorizzati con la conseguenza che sempre più piazze di rara bellezza architettonica, come Piazza Municipio, Parco Castello, Piazza Trieste e Trento, diventano un tappeto di automobili parcheggiate.

Per altri siti, la situazione è addirittura più critica.

Quando si chiede a chi di dovere il motivo di questa situazione si tirano sempre in ballo i finanziamenti, scarsi, che non basterebbero mai. Nel 2005, i fondi destinati a Villa Adriana erano 1 608 000 euro, mentre nel 2011 sono calati a 370 000 suddivisi in due tranche. È vero che i numeri sono impressionanti se si considera che in Italia sono presenti:

  • 49 siti Patrimonio dell’umanità;
  • 46 025 beni architettonici sottoposti a vincolo;
  • 5668 beni immobili architettonici;
  • 4739 musei (di cui 400 statali e il resto dipendente da altri soggetti pubblici o privati);
  • 110 archivi di Stato;
  • 8224 enti pubblici territoriali;
  • 12 388 biblioteche.

(Andrebbero poi aggiunti i beni ecclesiastici e privati presenti sul territorio italiano). Ma lascia perplessi anche il fatto che per il 2014 è previsto un ulteriore taglio di 10 milioni di euro (facendo calare l’importo complessivo destinato ai beni culturali, paesaggistici e ambientali a 37.6 milioni di euro). Paradossalmente poi si verificano anche situazioni in cui per disorganizzazione e mala gestione non si riesce a rispettare i termini di legge e viene meno il diritto di poter usufruire dei finanziamenti stanziati. E sembra proprio la legge della contraddizione a farla da padrone considerando che il nostro Paese può vantare di essere il secondo contribuente complessivo dell’UNESCO dopo il Giappone. Infatti l’Italia versa annualmente 12 milioni di euro a titolo di contributo ordinario e oltre 40 milioni di dollari come contributo volontario extrabilancio.

Ci si interroga su quali siano i motivi per cui il nostro Paese debba elemosinare i finanziamenti per il suo vastissimo Patrimonio e al contempo continuare a versare i contributi volontari. Forse si potrebbe, almeno temporaneamente, sospendere il versamento di quest’ultimi, seguendo la politica adottata dagli Stati Uniti, e impiegare i 40 milioni di dollari annui per risanare i nostri Beni culturali, ambientali, paesaggistici e architettonici e poi magari in un secondo momento riprendere il finanziamento volontario che serve a finanziare progetti di recupero e restauro in tutto il mondo. Allo stesso modo ci si chiede se sia veramente necessario formulare e compilare un questionario online per rendersi conto dei danni che arrecherebbero un complesso residenziale o una discarica costruiti a ridosso di Villa Adriana.

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