Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

“È difficile trovare l’America”, trent’anni di vita americana secondo Kathleen Alcott

“È difficile trovare l’America”, trent’anni di vita americana secondo Kathleen AlcottCon È difficile trovare l’America (Solferino, 2019 – traduzione di Alberto Cristofori) la casa editrice Solferino pubblica per la prima volta in Italia Kathleen Alcott, trentunenne scrittrice californiana già autrice di un paio di interessanti romanzi precedenti che hanno ottenuto un discreto successo negli Stati Uniti, ma non sono stati ancora tradotti in italiano.

La vicenda del romanzo scorre lungo un arco temporale di una trentina d’anni, dalla fine degli anni Cinquanta, con la nascita dei programmi spaziali russi e americani, fino alla tragedia dello Shuttle Challenger, esploso pochi minuti dopo il decollo nel gennaio del 1986, che causò la morte di sette astronauti e determinò una pesante battuta d’arresto dell’impegno nello spazio da parte degli Stati Uniti.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Wright Fern è un bambino americano di nove anni che, nel momento in cui il primo astronauta mette piede sul suolo lunarenell’estate del 1969, si trova in un villaggio sperduto dell’Ecuador insieme alla madre Fay, che lo trascina con sé in una vita errabonda e irregolare al seguito di un movimento radicale di protesta contro la guerra del Vietnam e più in generale la politica estera statunitense. Fay e Wright appaiono disinteressati alle immagini che mostrano Vincent Kahn sulla Luna, eppure le loro vite sono collegate a quelle dell’astronauta, che Fay ha conosciuto quando era ancora un pilota dell’aeronautica, prima di entrare nel programma spaziale.

Anche se non riesce a comprendere le scelte di vita della madre, che fanno di lui un ragazzo solitario e privo di tutto ciò che può costituire la normalità corrente, dalla famiglia alla scuola, Wright cresce lontano da quell’America trionfante e orgogliosa che, nonostante le tensioni razziali e il malcontento causato dall’impegno militare in Vietnam, si propone al mondo come un modello di benessere, progresso e democrazia, ma è costretta ad affrontare sempre nuove sfide, a volte assai tragiche come l’epidemia di AIDS degli anni Ottanta, anche quando le avventure spaziali appaiono già come ricordi sbiaditi.

È difficile trovare l’America si propone come un romanzo affascinante e complesso, che tocca tanti temi interessanti nelle sue quattrocentocinquanta pagine. Ne abbiamo parlato con Kathleen Alcott, di passaggio a Milano nel corso del suo tour di presentazione italiano.

“È difficile trovare l’America”, trent’anni di vita americana secondo Kathleen Alcott

Perché ha scelto di raccontare questo preciso momento storico?

Volevo scrivere un libro che terminasse nell’anno in cui sono nata, il 1988, per fare una riflessione sulla cultura che io avevo ereditato e sul Paese, alla cui storia io non avevo ancora partecipato, che però mi aveva cresciuta e formata. Il libro è liberamente strutturato seguendo le diverse tappe che hanno segnato la corsa verso lo spazio degli USA: volevo raccontare le diverse vite di persone che sono state ricordate o dimenticate a seconda del ruolo avuto in quel periodo.

 

L’America resta un Paese di grandi contraddizioni, eppure conserva molto più di altri la capacità di discutere e di denunciare, attraverso i libri e i film, le sue stesse contraddizioni. Ma perché è così difficile trovare l’America?

Il titolo si riferisce a una poesia scritta da un prete, Daniel J. Berrigan, che era stato incarcerato perché accusato di aver commesso diversi reati utilizzando del napalm che si era fabbricato in casa. Nel mio Paese è possibile che addirittura un appartenente al clero, che dovrebbe predicare la pace, finisca in carcere per aver compiuto azioni tutt’altro che pacifiche. Non c’è un modo solo per generalizzare e descrivere i cittadini americani, perché ognuno di essi è lasciato a se stesso e deve difendersi da solo, perché il nostro Paese non ha quell’infrastruttura nazionale che è prerogativa degli altri Paesi. Vige la cultura dell’individualismo, perciò parlando degli americani si può dire qualsiasi cosa e non è possibile trovare un denominatore comune.

 

L’America degli anni Sessanta era, come del resto gran parte del mondo occidentale, proiettata verso il futuro con grande ottimismo, nonostante la Guerra fredda, il Vietnam e i grandi conflitti razziali. Quando si è smarrito l’ottimismo?

Non sono del tutto d’accordo riguardo all’ottimismo. Se pensiamo a Kennedy e al discorso che fece al congresso per far approvare il programma spaziale, lo ha fatto in un momento di altissima tensione internazionale, seguita al fallito sbarco nella Baia dei Porci a Cuba, e mentre lo stesso Presidente aveva già autorizzato l’invio di americani nel Vietnam, avviando una guerra che non era nemmeno stata ancora dichiarata. Quella degli anni Sessanta a me sembra più ansia che ottimismo, per cui c’è da chiedersi quando siamo riusciti a mascherarla. Chiudendo il romanzo sulla vita di questo figlio di due genitori entrambi radicali, ma su fronti opposti, ho voluto dire che non era più necessario sopprimere e occultare l’ansia della generazione precedente, che era ricaduta sui figli.

“È difficile trovare l’America”, trent’anni di vita americana secondo Kathleen Alcott

Un nuovo programma spaziale, come quello per arrivare su Marte, potrebbe risvegliare la passione di quegli anni, oppure siamo ormai troppo disincantati?

Con la progressiva privatizzazione dei programmi spaziali oggi la situazione è completamente diversa. Se devo fare una previsione, per me sarà Elon Musk il primo a raggiungere Marte, ma questa sarebbe una sconfitta, una tragedia dell’avidità che non è solo americana ma appartiene un po’ a tutti, perché si tratterebbe di una conquista privata. Il programma spaziale Apollo aveva coinvolto tutti i cittadini americani, regalando loro un senso di appartenenza. Mi ricordo la storia di un ragazzo americano che stava partendo per il Vietnam, ma subito prima di salire in auto con la madre che lo doveva accompagnare alla partenza riuscì a vedere le immagini del primo uomo sulla Luna, per cui partì per andare a combattere sentendosi più coinvolto. Secondo me l’uomo comune non si sentirà più così coinvolto nei futuri programmi spaziali, che non rappresenteranno più il sogno americano come in passato.

 

Il grande dramma dell’AIDS, di cui si parla nell’ultima parte del romanzo, sembra già una cosa molto lontana: è stato rimosso dalla coscienza collettiva?

Questo problema non è assolutamente terminato, e non è certo stato rimosso, per quanto riguarda il mondo gay, ma probabilmente noi non lo vediamo perché quel mondo non fa parte del volto dell’America che ci viene mostrato. Forse quest’anno cambierà qualcosa perché abbiamo il primo candidato presidenziale che è omosessuale dichiarato. La tragedia è che negli Stati Uniti esiste sempre una quantità di persone vittime di abusi e di cui non si fa nulla per impedirne la morte. A chi toccherà la prossima volta? Oggi direi che la tragedia riguarda gli immigrati dall’America Latina, soprattutto i bambini, ma c’è una sorta di avvicendamento nelle tragedie. Ai tempi dell’AIDS e dell’omofobia dilagante, Reagan non era riuscito a far approvare nessuna legge al riguardo.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Lei scrive libri che analizzano a fondo la società americana. Ha già un’idea per un prossimo libro, o ne sta scrivendo uno?

Adesso mi sto occupando di un tema che non è prettamente americano, quello della tecnocrazia. Racconto di una famiglia che non vuole prendere parte a questo aspetto della vita, la storia è ambientata in un futuro in cui l’accesso a Internet è determinato dall’affiliazione politica. Intendo parlare quindi di persone che si rifiutano di vivere all’interno di un certo tipo di società.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Samuel Branch su Unsplash.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.