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“È così che si uccide”, Mirko Zilahy firma il suo primo e tesissimo thriller

“È così che si uccide”, Mirko Zilahy firma il suo primo e tesissimo thrillerCon È così che si uccide (Longanesi) Mirko Zilahy ha firmato il suo primo romanzo dopo una carriera da consulente editoriale, editor, traduttore (tra gli altri, Il cardellino di Donna Tartt) e cultore di lingua e letteratura inglese presso l'Università per stranieri di Perugia. Un esordio strepitoso, un thriller appassionante con un protagonista tormentato e inquieto, prigioniero del passato e dei suoi fantasmi.

Zilahy non si è limitato a scrivere un romanzo travolgente e ricco di tensione. L'autore ci accompagna in un viaggio per le strade di una Roma che dimostra di conoscere alla perfezione: una città piovosa, grigia, in cui si muove furtiva un'Ombra che uccide e deturpa le sue vittime. Nora O'Donnell è solo la prima di una lunga lista di morti violente: la sua bocca è stata suturata con un filo di nylon trasparente, la lingua è stata strappata alla base, la salma è stata rasata in tutte le parti irsute e su di essa sono state inferte numerose ferite con un'arma da taglio; infine, gli organi interni sono stati asportati. Un referto terribile, una perizia che lascia supporre che quello sia l'atto di un serial killer. Perché l'Ombra uccide? Riuscirà l'esperto profiler Enrico Mancini a catturare l'assassino?

Mancini si è specializzato a Quantico, è intelligente, un osservatore acuto e abile. In Italia si è costruito una certa reputazione, ed è per questo che tutti contano su di lui per catturare il pazzo omicida. Ma Mancini non è più lo stesso da molto tempo: da quando la moglie Marisa è morta di cancro, l'uomo si è spento, ha perso qualunque interesse per il suo lavoro e si è attaccato alla bottiglia. C'è solo un caso che gli sta davvero a cuore: quello relativo alla sparizione del dottor Carnevali, l'oncologo che ebbe in cura Marisa negli ultimi tempi della sua malattia. Tuttavia, Mancini non può sottrarsi all'ordine dei suoi superiori: l'Ombra, il misterioso killer che mostra a tutti che è «così che si uccide», ha la priorità assoluta. Ma, forse, nemmeno Mancini può evitare che il folle disegno si compia...

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“È così che si uccide”, Mirko Zilahy firma il suo primo e tesissimo thrillerIl romanzo di Zilahy è particolarmente valido, poiché l'autore ha dimostrato una certa precisione nei dettagli, da quelli geografici alla definizione del profilo criminale compiuta da Mancini e dalla sua squadra. Ma Zilahy è attento anche nelle descrizioni, soprattutto quelle dei corpi senza vita, e nel tracciare un percorso narrativo articolato, senza che questo diventi confuso e incomprensibile. Insomma, Zilahy padroneggia perfettamente gli strumenti linguistici e di stile, riuscendo, tra le altre cose, a creare un perfetto parallelismo tra l'interiorità di Enrico Mancini e la Roma cupa in cui si muove: la città stessa diventa la protagonista silenziosa e onnipresente di questa incalzante caccia all'uomo, che si conclude con un colpo di scena finale.

L'analisi introspettiva compiuta sui personaggi (in particolare, appunto, sul principale) è un altro aspetto molto interessante e curato nel romanzo: Enrico Mancini è un uomo estremamente complesso, schiavo non solo dell'alcol, ma anche di una serie di tic e di un'ossessione particolare che lo spinge a indossare sempre un paio di guanti di pelle. È un individuo che cammina sull'orlo di un precipizio e conduce un'esistenza ormai priva di ogni speranza nei confronti del futuro: il libro non è solo il racconto di un'indagine che deve a tutti i costi trovare al più presto una soluzione, ma è anche la testimonianza del percorso compiuto da Mancini per liberarsi dai propri demoni personali.

Citiamo, infine, anche gli aspetti autobiografici sparsi nella storia: leggiamo in una piccola nota biografica che l'autore è nato nel '74 e ha vissuto per anni nel quartiere Montesacro, prima di trasferirsi a Latina, dove lavorava il padre, nefrologo presso l'ospedale Santa Maria Goretti. Attualmente, Zilahy vive nelle vicinanze del Gazometro con la compagna, Paola e i due figli. Ha una passione per la birra scura, che condivide con il suo Mancini e tutti i particolari sopra enumerati (Montesacro, l'ospedale Santa Maria Goretti, il Gazometro) li ritroverete nel romanzo.

Mirko Zilahy è già al lavoro su un secondo volume, sempre con protagonista Enrico Mancini: la saga inaugurata da È così che si uccide, insomma, continua...

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