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E allora dimmi tu da dove cominciare, “Ogni ricordo un fiore” di Luigi Lo Cascio

E allora dimmi tu da dove cominciare, “Ogni ricordo un fiore” di Luigi Lo CascioOgni ricordo un fiore di Luigi Lo Cascio (Feltrinelli) è la storia del viaggio di Paride Bruno sull’Intercity 728 che lo porterà da Palermo a Roma. Di ritorno dal funerale del padre di un amico d’infanzia, il protagonista passerà le ore del suo viaggio a rileggere gli oltre 220 incipit di romanzi mai scritti che si porta dietro. Paride Bruno soffre infatti di Incompiutezza Cronica Multifattoriale (ICM), sindrome che lo rende sempre pronto a distrarsi, a non concludere, ad abbandonare ogni sua iniziativa. Per questo gira sulla stessa frase solo il tempo di un incipit – che sia di un rigo o di dodici pagine –, per questo non ha ancora concluso il suo libro, per questo non riesce ad amare una donna senza essere già nello stesso istante irrimediabilmente attratto da un’altra. Per questo non riesce a stare dentro a un pensiero il tempo di averlo concluso. In altre parole, non riesce a vivere.

 

«Non vorrei sembrarvi megalomane ma vi assicuro che tutta la vita del mondo, dalle sue origini fino all’istante che ha preceduto l’avvio di questa frase, aveva come unica ragione quella di riuscire a compattarsi e finalmente farsi manifesta nella storia che ora inizio a raccontarvi.»

 

Ci sta subito simpatico Paride Bruno, fin da quando la sua smania di solitudine per cercare di concentrarsi sul libro che adesso sì, sicuramente riuscirà a scrivere, gli fa rispondere in modo brusco alla donna che entra nel suo vagone e che gli indica il cappotto lasciato a occupare il sedile di fronte: «Il cappotto sono io», le risponde. Ah, grazie Luigi Lo Cascio. Sì, il cappotto siamo noi, quel posto che tu vuoi è occupato da me, dai miei pensieri, dalla sacra solitudine di chi deve scrivere. Da questo scambio di battute, teatrali come tutta la scrittura di Lo Cascio, partirà un siparietto che farà da sfondo a tutto il suo viaggio.

 

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Ci saranno pochi incontri decisivi su questo treno mezzo vuoto: quello con la coppia, poi la ragazza a cui Paride Bruno chiede, per pietà, di non sorridergli, di non disturbare la sua calma così apparente, infine la donna che ha paura di viaggiare da sola, la madre col figlio prodigio di undici anni – che odia i tablet e studia la Bibbia –, l’unico che il protagonista sente essere amico.

E allora dimmi tu da dove cominciare, “Ogni ricordo un fiore” di Luigi Lo Cascio

La struttura di Ogni ricordo un fiore è costruita alternando alla storia vera e propria – il viaggio in treno Palermo Roma – i 226 incipit che all’inizio sembrano non avere alcun nesso logico l’uno con l’altro e che invece disegnano, frase dopo frase, la figura del protagonista. Ogni incipit contiene un frammento della sua vita, dei suoi pensieri, delle sue paure, delle sue fantasie. Come egli stesso ammette, «tra smozzichi un po’ veri, un po’ inventati, ci sono i miei soggiorni in ospedale, o quel periodo in cui sfiorai la fine e fui salvato dalla grande madre, c’è il pessimismo in scala planetaria, e ancora i miei garbugli nell’amore, gli incontri non previsti e disattesi, l’umile furto di drammi privati, la mia facilità di annullamento quando il mistero la mente sconvolge». La vita stessa, in fondo, pensa Paride Bruno, finisce sempre per essere incompiuta, «uno svolazzo di pagine sparse». Più simile ai fiori deposti sulla tomba dell’uomo a cui ha appena dato l’addio: ogni fiore a rappresentare un ricordo, ogni ricordo a tesserne la storia, «come se fosse un mantello di Arlecchino».

 

«Tutta la mia vita, senza che niente vi rimanga fuori, senza che nessun episodio o gesto o frase o addirittura quasi impensato desiderio resti escluso, tutta la mia vita intesa come massa univoca e compatta, senza censure, ammanchi o defezioni, sarà presente adesso, offerta ed esibita qui, sotto i tuoi occhi, null’altra natura avendo, questa esistenza sotto dettatura, che quella di pagina scritta, nient’altro essendo io se non racconto.»

 

Luigi Lo Cascio, alla sua prima prova come scrittore, apparecchia per il lettore un raffinato gioco letterario. Lo fa con maestria, anche se a volte il risultato è fin troppo di maniera. Gli interminabili incipit, coi quali l’autore sperimenta stili anche diversissimi tra di loro, sembrano prendere troppo spazio sulla carta e nella mente del lettore rispetto alla narrazione vera e propria, alla storia del viaggio. Qualche lettore, affezionato alle storie narrate alla vecchia maniera, potrebbe sentire la mancanza di una trama che lo conduca per mano verso un finale.

E allora dimmi tu da dove cominciare, “Ogni ricordo un fiore” di Luigi Lo Cascio

La scrittura è ricca, elegante, a tratti barocca. Così teatrale che a volte leggendo si ha la sensazione di sentire la voce dellattore siciliano che recita i suoi 226 incipit come monologhi sulla scena. I ragionamenti di Paride Bruno possono essere frasi lapidarie di un solo rigo («Un anno dopo tornò in sé senza trovarsi») o squisitamente poetici («Quando mi parli è un soffio tra i capelli») o aggrovigliarsi anche in un’unica frase di dodici pagine di ragionamenti sulla vita, sulla morte, sulla nostra eterna incompiutezza. A volte sono pagine di struggente bellezza.

 

«Abbiamo tutta la notte per completare questa cosa appena cominciata; ma prima voglio descriverti per filo e per segno ogni passaggio, ogni snodo, minuziosamente ogni gesto, ogni parola che pronuncerò da adesso in poi, ogni tua reazione - è facile prevedere come risponde un corpo a questo tipo di stimolazioni - tutto ti dirò così che conoscendo giài dettagli dell’azione e avendo consumato la paura e il terrore già durante il mio racconto, quando vivrai davvero questa notte spaventosa non sarai distratta dall’urgenza di volere piangere o implorare e forse proverai il piacere immenso di chi mastica il dolore a bocca chiusa.»

 

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Ogni ricordo un fiore è un romanzo da assaporare come un viaggio lento. Un libro da tenere sopra il comodino, leggere un paio di incipit e lasciarli decantare. Poi dimenticarlo lì, far passare il tempo, aprirlo una notte qualsiasi e lasciarsi sorprendere.


Per la prima foto, copyright: Kiki Siepel.

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