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Due sorelle alla ricerca della loro identità. “I fiori non hanno paura del temporale” di Bianca Rita Cataldi

Due sorelle alla ricerca della loro identità. “I fiori non hanno paura del temporale” di Bianca Rita CataldiL'idea che ci siamo fatti di Bianca Rita Cataldi è quella di personaggio dinamico e versatile. Autrice, redattrice e blogger, ha fatto delle storie e della voglia di raccontarle un mestiere, proprio come Serena, la coprotagonista del suo ultimo romanzo, I fiori non hanno paura del temporale(edito da Harper Collins Italia).

Sin dalle prime righe ci si accorge che a parlarci, rievocando un passato dolceamaro, è una donna ormai adulta, che racconta una vicenda accaduta anni prima per come la vedeva allora, con la prospettiva di una bambina di sette anni.

In una casa della Bologna degli anni '90 vivono due sorelle, o meglio due sorellastre, figlie di padri diversi, Serena e Corinna. Più diverse non potrebbero essere: Serena è la personificazione dell'allegria e dell'ingenuità infantile, Corinna invece è un'adolescente chiusa in se stessa e nella sua camera, dove si nutre di libri e musica.

 

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A scombussolare lo status quo familiare è una telefonata: il padre di Corinna, un estraneo per la figlia, è morto. Pochi giorni dopo, una scatola che parla di lui fa irruzione in casa; In quella, assemblata frettolosamente dal padre, c’èuna serie di oggetti (un taccuino, un biglietto del cinema, un paio di forbici...), tanto che potrebbe dirsi una capsula del tempo, qualcosa che conduce le due protagoniste alla scoperta di un passato ignoto.

Chi intraprende il viaggio, l'eroina, pur non essendo la narratrice, è l'ineffabile e complessa Corinna, che prende con séla sorellina nel percorso che la porterà a conoscere indirettamente il padre, Marco.

Due sorelle alla ricerca della loro identità. “I fiori non hanno paura del temporale” di Bianca Rita Cataldi

In questa ricerca, che per certi versi ricorda quella degli antichi paladini, la quête, le protagoniste si trovano a fronteggiare una serie di sfide, di prove, che le uniscono anziché separarle. Entrambe diventano infatti sempre più consapevoli di ciò che le divide, un padre diverso, eppure il fatto stesso di intraprendere insieme una ricerca, di condividere qualcosa, le porta ad essere più legate: Serena, prima considerata la sorellina rompiscatole, «Poochie», diventa «Fuorilegge» quando accetta di farsi complice della sorella e infine «maledetto genio», in un susseguirsi di nomignoli che sono la testimonianza di come la più grande inizi a "percepire" in maniera diversala sorella minore. Corinna, d'altro canto, cessa di essere la torre d'avorio di sempre: apre la porta della sua stanza perché, da vera antieroina moderna, è debole e sa che non può affrontare la ricerca da sola. Ogni paladino aveva un aiutante, uno scudiero; quello di Corinna è una bambina di sette anni, sua sorella, colei che, con il suo sorriso e con domande inopportune, riesce a sostenerla più degli adulti stessi.

«Non aveva mai dormito nel mio letto, prima di allora. Non è mai la sorella grande che va dalla piccola, ma il contrario. Eppure quella notte, chissà perché, la grande ero io».

Due sorelle alla ricerca della loro identità. “I fiori non hanno paura del temporale” di Bianca Rita Cataldi

I fiori non hanno paura del temporale è un libro che parla di tante cose: parla di sentimenti, parla della capacità di resistere alle avversità, parla di donne, ma è soprattutto un libro sui legami e sulle radici. Corinna e Poochie, diversamente dalle "sorellastre delle fiabe", sono legate malgrado le loro differenze biologiche e caratteriali. Figlie di padri diversi, anche nel temperamento, sono unite non tanto dal fatto di condividere gli stessi spazi (una casa), ma dalla scelta di condividere le stesse esperienze.

Prima dell' "effetto-scatola" infatti la distanza tra le due è evidente: porte sbattute in faccia

e risposte secche. È solo dopo che Serena accetta di sobbarcarsi il peso emotivo della più grande che si crea un legame.

«Corinna cercava le sue radici, io cercavo l'affetto di mia sorella [...] Quell'improbabile caccia al tesoro senza speranza mi aveva permesso di conoscere meglio mia sorella, di scavalcare con un unico salto quei nove anni che ci separavano».

 

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Così se la ricerca delle radici è importante, e il ricorrere della canzone In the Blood dei Better Than Ezra ce lo ricorda bene, è altrettanto vero che da questo libro emerge un concetto di famiglia che supera i legami biologici per valorizzare quelli affettivi: Marco, il padre biologico di Corinna, è  una figura d'assenza; la madre, irremovibile a modo suo.

Solo Serena, la mezza-sorella, si rivela un sostegno, qualcuno che aiuti Corinna a scoprire chi è davvero, ad accompagnarla nella ricerca di quelle radici che potrebbero anche dividerle per sempre.


Per la prima foto, copyright: Roberto Nickson (@g).

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