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“Due anni senza gloria” di Lodovico Terzi

Due anni senza gloria Lodovico Terzi«Di tutti i ricordi, le memorie, le rievocazioni che ho letto sulla guerra civile, questa per me è senza alcun dubbio la più commovente, la più saggia, la più bella. Sono pagine di una verità immediata e insieme meditata, di convulsa cronistoria e di pacificato, anche ironico, distacco. Un capolavoro».

Con queste parole Carlo Fruttero descrive un piccolo incanto della letteratura italiana moderna: Due anni senza gloria, 1943-1945 di Lodovico Terzi.

Sono 100 pagine. Anzi, sono “appena” 100 pagine. Ma  cariche di verità e semplicità. E sono in grado di far rivivere quell’atmosfera che rischia di scomparire del tutto dalla memoria degli italiani: quel clima imponderabile che si respira dal 23 settembre del ‘43 al 2 maggio del ’45, quando l’ombra della Repubblica di Salò ricopre la Penisola con una foschia densa e tetra  e la proietta sospesa tra un futuro incerto e un presente difficile
Scritto in prima persona, il testo di Terzi plasma con chiarezza e senza inutili giri di parole quel periodo buio della storia d’Italia. Sin dalle prime pagine, il lettore viene catapultato in quei giorni fatti di scontri, di ingiustizie, di iniquità. Viene scagliato nel mezzo della guerra civile. Al centro di anni inutili, dove le persone aspettano con impazienza la fine del conflitto, vivendo tra la paura delle violenze delle milizie fasciste e le dure ripercussioni dei partigiani.

 

L’autore parte velocemente e, senza far ricorso a metafore stantie, racconta la sua vita con molteplici particolari. Quasi disorienta il lettore con dati e nomi, ma poi rallenta e descrive amabilmente i suoi ricordi più nitidi. Senza troppa enfasi, rievoca le vicissitudini e gli avvenimenti che riguardano la sua famiglia, un nucleo molto vicino al regime fascista pur essendo di tradizione liberale. Suo padre, Ottone Terzi, medaglia d'argento nella Grande Guerra, Ingegnere e Segretario nazionale della "corporazione" degli ingegneri, muore per un’emorragia cerebrale il 23 luglio del 1943, ma sarebbe diventato sicuramente consigliere nazionale del Partito Nazionale Fascista; suo zio, Osvaldo Sebastiani, è un alto funzionario del ministero degli interni e segretario particolare di Mussolini. Lodovico, a quell’epoca, ha solo 18 anni ed è appena stato chiamato alle armi. Entra nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana, ma non si sente a suo agio e non ne condivide il pensiero. È consapevole che la guerra si sta avviando alla conclusione, ma davanti ai suoi occhi si palesa ugualmente una scelta da fare subito: onorare il patriottismo familiare e assolvere gli obblighi militari o seguire la strada che sente più vicina della Resistenza?

Con un linguaggio schietto e diretto, Terzi racconta la realtà di quegli anni. Dipinge una serie di immagini velate dal tempo e dall’incertezza. Tutta la trama è offuscata dal dubbio e dall’insicurezza: è appannata dall’esitazione che il protagonista ha nello scegliere con chi schierarsi. Ma non lo fa. Non sceglie. Tenta di disertare, ma non vi riesce. E quando riceve una lettera della madre che gli scrive “Sii sereno e agisci sempre come vorrebbe il Papà”, abbandona l’idea e aspetta la fine della guerra. Terzi finisce col descrivere, attraverso la sua storia personale, un periodo in cui a diversi livelli è rintracciabile quella che Primo Levi ha definito la “zona grigia”, cioè quella zona in cui risulta difficile distinguere il giusto dal colpevole, la zona della collaborazione “dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna incredibilmente complicata ed alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare” (Primo Levi, I sommersi e i salvati).

 

Edito da Einaudi Stile Libero, Due anni senza gloria è una raccolta di memorie frastagliate e di momenti vissuti senza eroismo e senza coraggio. Ma con il sapore forte, deciso e amaro della vita vera. È un piccolo memoriale colmo d’avvenimenti, non per forza tragici – e alcune volte insignificanti –, che tratteggiano le decisioni che il giovane Lodovico è costretto a prendere. Leggendolo, s’intuisce che non è un mero tentativo di “giustificarsi” o il diniego delle azioni non- compiute, ma solo il difficile resoconto e la dura rievocazione del passato. Un passato vissuto nel grigiore e nell’astrattezza di quegli anni.

Goffedro Fofi, che ha curato la postfazione del libro, scrive: «È la misura di queste pagine, la misura dello stile, a incantare e a rendere questo testo un piccolo gioiello all'interno della vastissima memorialistica degli anni di guerra, forse giunto fuori tempo ma forse proprio per questo dotato dell'insolita grazia di accostare alle incertezze e asperità di quegli anni anche chi non li ha vissuti...La limpidezza della scrittura nella ricostruzione della complessità degli eventi, dell'incertezza dei percorsi pubblici e privati suoi e di tutti è il dono più inatteso e benvenuto di questo testo».

 

Un libro da leggere assolutamente.

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