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Due amiche e una vita in comune, nel nuovo romanzo di Francesca Del Rosso

Due amiche e una vita in comune, nel nuovo romanzo di Francesca Del RossoSentiamo Francesca del Rosso subito dopo il firma copie, a Roma, per l’uscita del suo «primo, vero romanzo», come lo definisce lei stessa con un pizzico di orgoglio, Breve storia di due amiche per sempre (Mondadori), da oggi in libreria. L’entusiasmo è giustificato, come pure l’emozione: «Vedere tutte quelle copie del libro l’una al fianco dell’altra mi ha fatto un effetto che non saprei descrivere a parole». Ma non c’è bisogno di parole quando la trepidazione vibra a frequenze così umane.

Breve storia di due amiche per sempreè il racconto intensamente sentito di due amiche, Tessa e Clara, incontratesi durante l’adolescenza, persesi di vista ma mai separatesi nell’affetto, nel pensiero e nel ricordo. Cercarsi e ritrovarsi è inevitabile, confrontarsi può essere doloroso ma le donne che sono diventate, anche grazie alla presenza reciproca, le aiuterà ad affrontare e superare i piccoli e grandi dispiaceri della vita, confermando la bellezza dell’amicizia tra donne. 

 

Francesca o Wondy, come la devo chiamare?

Wondy è un nome che mi è stato affibbiato in modo ironico da alcuni miei amici ai tempi dell’università e da quel momento me lo sono tenuto un po’ attaccato al cuore, anche perché mi fa molto ridere; è un piccolo nickname ironico dovuto al fatto che facevo molte cose tutte insieme. Lo porto ancora volentieri, ma io sono Francesca.

 

L’amicizia è al centro del suo romanzo Breve storia di due amiche per sempre. Partendo dal presupposto che “amicizia” è una parola ambigua, dalle possibilità semantiche sterminate, specie in un momento storico e sociale dove il virtuale si sostituisce e sovrappone, spesso e volentieri, al reale, cerchiamo di circoscriverne la dimensione: cosa intende Francesca Del Rosso quando usa il termine “amicizia”?

Come probabilmente molte altre persone, ho dato, nel corso della vita, un significato diverso a questo termine a seconda dei momenti che attraversavo. Che poi è quello che traspare anche da questo romanzo, perché è chiaro che l’amicizia che si instaura tra due ragazzine è un’amicizia spesso manichea, dove tutto è bianco o nero, dove tutto quello che è mio è anche tuo. È una forma di amore appassionato, totalizzante, destinato a cambiare negli anni, con la crescita e la maturazione del sé in quanto individuo, fino ad arrivare all’accezione che in questo momento ho io dell’amicizia che, se vogliamo, è un’accezione che io per prima ho maturato dopo tutto quello che mi è successo a livello personale, malattia inclusa. Perciò, oggi per amicizia intendo l’essere presente per l’altra persona, con il cuore, con la mente, con la voglia di ascoltare.

 

Tessa e Clara. Chi sono separatamente? Chi è Tessa e chi è Clara… vorrebbe presentare ai nostri lettori le protagoniste del suo romanzo?

Tessa e Clara sono due ragazze che si trovano subito, senza un vero perché. Scoprono un’affinità elettiva molto forte, nonostante siano molto diverse tra loro. Anzi, direi che in questa diversità trovano un certo fascino.

Tessa è una ragazza posata, timida, meno sicura di sé rispetto a una Clara più audace, apparentemente più forte. Crescendo, ognuna trova la sua strada restando, tuttavia, sempre coerenti coi loro sogni: Clara, molto sportiva, amante della velocità, diventa una manager all’interno di una grande casa motociclistica, non voleva figli e non ne ha, è una vera e propria donna in carriera. Tessa trova invece la sua dimensione nella famiglia, in un uomo che la ama, la supporta, da cui ha un figlio, e in questo trova il suo completamento e il suo equilibrio. Come spesso accade, le apparenze ingannano e in queste vite, che sembrano, appunto, risolte, ci sono dei segreti, dei lati oscuri che si scoprono man mano nelle pagine del romanzo. E probabilmente è proprio la loro amicizia che si perde e poi si ritrova a far sì che le protagoniste scoprano dei lati di sé stesse che non conoscevano.

Due amiche e una vita in comune, nel nuovo romanzo di Francesca Del Rosso

E insieme cosa diventano?

Diventano grandi.

 

Nel romanzo si affiancano due piani temporali diversi: uno segue la relazione tra Tessa e Clara da adolescenti; l’altro il loro ritrovarsi e il rinnovarsi di quel legame a distanza di tempo. Può spiegarci le ragioni di questa scelta stilistica?

Io volevo raccontare la storia di una vita. Anzi della vita e dell’amicizia di queste due donne. Ed è stata, all’inizio, una grandissima sfida da affrontare. Soprattutto perché nasco come giornalista e una mia prerogativa è quella di raccontare le situazioni senza soffermarmici troppo, il che può essere visto sia come una qualità che come un limite. Riuscire a scrivere una vita in duecento pagine è stata, senza dubbio, una grande conquista per me.

L’idea dei ritorni al passato è legata alla necessità di trovare il modo per raccontare anche il senso di nostalgia che ci prende quando ripensiamo alle nostre amicizie adolescenziali e potevo farlo solo riavvolgendo all’indietro il nastro della memoria. Allo stesso tempo, la storia richiedeva uno sguardo al presente e oltre.

 

Gli uomini, in Breve storia di due amiche per sempre, restano un po’ sullo sfondo. C’è differenza, secondo lei, nell’amicizia tra donne rispetto a quella tra uomini?

Gli uomini sono, in effetti, dei coprotagonisti. Sono tre: Emanuele, il figlio di Tessa, un personaggio che cresce nello spazio del romanzo, attivando delle dinamiche particolari, soprattutto di gelosia, tra le due amiche, un po’ come un enzima, un elemento scatenante e catalizzatore, complicando anche il rapporto tra le due amiche. Poi c’è Giorgio, il marito di Tessa, un uomo che sembra più o meno perfetto dall’esterno ma che ha un momento di debolezza che manda totalmente in crisi la nostra Tessa; però è un uomo che c’è, rimane, che commette un errore ma ha la forza di restare. In un presente come quello attuale, dove tutti scappano, e di fronte a un errore, una crisi, un tradimento, non si fa nemmeno lo sforzo di restare insieme, trovo che il suo atteggiamento sia positivo oltre che propositivo. Decide di restare, fa i conti con le sue responsabilità, cerca di rimediare ai suoi errori, si riscatta, insomma. E, infine, c’è Edoardo, il compagno di Clara, che in qualche modo completa questa figura di donna, aiutando il lettore a svelare alcuni dei suoi lati più nascosti.

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Per quanto riguarda la differenza tra uomini e donne rispetto ai rapporti amicali, faccio degli esempi concreti: se una sera sono distrutta, stressata, magari già in pigiama, e un’amica mi chiama e mi fa capire che non sta bene, qualunque sia la ragione, io in un secondo mi vesto, esco e ci sono per lei. Oppure se mi accorgo che non sento un’amica da tanto tempo, prendo il telefono e la chiamo, anche solo per sapere come sta. E possiamo stare ore al telefono a raccontarci di tutto.

Gli uomini, a mio parere, no. Gli uomini non fanno sforzi. Perché l’amicizia è bellissima ma comporta sacrifici, se è vera, e tuttavia è uno sforzo produttivo. E gli uomini non mi sembrano molto portati per questo. O comunque non tutti. Difficilmente un uomo passa mezzora al telefono con un amico solo per sfogarsi. Forse per il fantacalcio sì ma per sfogarsi molto meno. Senza contare che difficilmente chiedono aiuto: noi donne, la prima cosa che facciamo quando siamo in difficoltà, è chiamare la nostra migliore amica. A noi donne, insomma, basta una panchina per passare tutta la serata a chiacchierare.

Due amiche e una vita in comune, nel nuovo romanzo di Francesca Del Rosso

Esiste un legame sempre più stretto tra social e letteratura: considerando che lei è sia una blogger che una scrittrice e quindi può permettersi uno sguardo trasversale, cosa può dirci al riguardo?

Come dicevo, nasco come giornalista. Il blog è sorto, inizialmente, come un luogo virtuale all’interno del quale potevo stare vicino alle donne colpite da tumore al seno, per condividere, sempre con ironia, gioie e paure legate a questo tema così delicato. Il post è un pensiero condiviso e regalato agli altri, molto immediato. La letteratura è un’altra cosa, sotto il profilo stilistico e della scelta del registro linguistico, dove ogni parola ha un peso specifico determinato e importante. Non solo, la scrittura narrativa è anche molto più intima, solitaria, riflessivo che richiede molto lavoro e molta fatica. Amo entrambe, ma sono due cose diverse, due “momenti” diversi della scrittura. Sono due strade parallele, ma non è detto che un buon blogger possa essere anche un bravo scrittore e viceversa senza lavoro specifico a monte.

 

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L’ultima domanda, come si suol dire, sorge spontanea: si può davvero essere amiche per sempre?

Io spero tanto di sì. Me lo auguro e lo auguro a tutte le donne. Questo romanzo, in fondo, ha proprio questo messaggio: vuole essere un inno all’amicizia in generale e in particolare a quella femminile, anche se non è per niente facile affrontare insieme gli ostacoli della vita: bisogna avere tanta forza e tanta maturità per poter essere amiche per sempre. Forse l’età in questo aiuta: ritrovarsi amiche quando si è adulte (come accade a Tessa e a Clara nel romanzo) è più facile perché c’è maggiore consapevolezza. Ma io ci credo.


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Commenti

A me è piaciuto moltissimo e mi piacerebbe incontrare di nuovo la mia amica del cuore... Invece credo di averla persa per sempre...

Sono contenta che il libro ti sia piaciuto, in effetti è la storia di una bella amicizia. Tieni duro con la tua amica, e perché non provarci? Mai dire mai. Anche Tessa pensava di aver perso Clara. In bocca al lupo :)

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