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“Dodicidio”, un progetto collettivo

DodicidioDodici i mesi. Dodici gli autori. Dodici anche i tentativi di omicidio. Dodicidio, edito da La Gru Edizioni. I nomi degli autori: Fabio Musati, Amneris Di Cesare, Luca Fadda, Francesca De Montomoli, Falconiere Del Bosco, Luciana Ortu, Valeria Piga, Fabrizio Colonna, Lucia Guida, Cristiana Pivari, Cristina Lattaro, Massimiliano Mistri.

Un romanzo collettivo, spigliato, scorrevole, incalzante nonostante le tanti mani che lo hanno creato. L’idea appartiene a Fabio Musati e gli autori sono quelli di F.I.A.E. (Forum Indipendente Autori Emergenti) che conta oggi trentacinque iscritti, alcuni dei quali sono nomi già noti al panorama letterario, mentre altri ci stanno ancora lavorando. Il ricavato di questo volume, gli autori lo hanno devoluto a sostegno di I.O.V. Art, un laboratorio artistico, attivo presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova.

Addentrandoci nella trama, scopriamo che, se da un lato, il numero dodici prende sembianze quasi magiche – e questo fatto non si scosta dalla tradizione secolare –, dall’altro gli si oppone un uno: il bersaglio, l’ingegnere che sottovaluta le potenzialità del suo capo contabile, l’attentatore.

Il capo contabile ha una fissazione, oltre a voler far fuori il suo superiore: i numeri. Conta. Conta fino allo sfinimento, all’inverosimile, fino a stimare gli elementi che, per definizione, sfuggono ai conti. Peccato nessuno paghi per questa sua dote. Peggio ancora, l’ingegnere gli ha detto che i tempi sono cambiati e ora la finanza «può essere creativa, i numeri possono essere addomesticati, condotti per mano verso risultati imprevedibili», per far di conto come fa il suo capo contabile, ci sono i computer, «lui non conta più nulla». Paradosso, come spiega Fabio Musati, crisi, input per annientare la figura di colui che toglie all’uomo la sua unica certezza, sostituendolo con un macchinario.

 

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Edizioni La GruA tratti, l’aspirante omicida ricorda un Pitagora o un genio del calcolo, caricaturale, goffo, inconcludente, cupo, ma divertente; il suo mondo è fatto solo di numeri. I calzini non hanno colore, ma sono delle quantità, sono numerabili, e giacciono nel suo cassetto. La strada tra lavoro e casa non dista metri, bensì centocinquantaquattro passi. È al mondo da diciottomilaquattrocento giorni e ha quarantacinque nei sparsi sul corpo. Sa anche di avere quattordici puntini rossi sulla pelle: nulla di grave, l’ha rassicurato il dottore. Gli dà fastidio, tuttavia, non sapere quanti capelli ha in testa. Gli sta un po’ sui nervi anche la moglie, una sognatrice. D’altronde, un un mondo disegnato e designato solo da numeri, gli esseri umani vi trovano poco spazio. Il padre, per esempio, non gli è rimasto nella memoria come un modello. Anzi, è colui che gli insegnava la forza, obbligandolo a fare sci di fondo, e la pazienza, portandolo con sé a caccia. Appare, tuttavia, un tipo positivo, questo capo contabile, nei limiti della situazione: quelle lezioni forzate di caccia, gli permettono ora di sapere come si carica un fucile. E il fucile gli serve, per il suo primo tentativo. Fallito, ovviamente.

Non demorde, il capo contabile dell’ingegnere ingrato, e, se a gennaio ha colpito solo la disperazione col suo proiettile, a febbraio potrebbe andar meglio, tra le maschere del Carnevale di Venezia. Anche se non è detto; anzi, è detto: no, non va meglio. E il capo contabile ci riprova, imperterrito, a marzo, ad aprile, a maggio, a giugno e così via fino a dicembre, quando finalmente comprende sia il come sia il cosa fare. Certo, non mancano gli errori di percorso e ci scappa anche qualche vittima innocente. 

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