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“Documenti, prego”, un viaggio onirico carico d’angoscia

“Documenti, prego”, un viaggio onirico carico d’angosciaDocumenti, prego di Andrea Vitali è un cumulo di polvere al centro di un salotto perfettamente pulito; è una tovaglia che profuma di lavanda macchiata di caffè; è un vestito nuovo con uno strappo sulla manica. È una bugia: un viaggio onirico carico d’angoscia che ti attanaglia e ti trascina fino all’ultima pagina, offrendoti solo l’apparenza del sollievo. Un raggio di sole in fondo al tunnel. Un raggio che però dura poco e ti lascia in bocca l’amaro…

Sono queste le sensazioni che ho provato leggendo l’ultimo lavoro dello scrittore di Bellano edito da Einaudi: una serie di emozioni stentate. Un alternarsi di gioie rimandate pagina dopo pagina.

La storia è quella di un rappresentante – o meglio, di un manager di successo – che durante un controllo, su un’autostrada del Nord Italia, decide di divincolarsi e “sfuggire” alla prassi imposta dalle forze dell’ordine. Una decisione che gli costerà caro. Molto caro!

Il tutto avviene in una stazione di servizio. Lui e altri due colleghi stanno tornando da un viaggio di lavoro. Sono stanchi e decidono di fermarsi a prendere un caffè. È lì, in una notte imprecisata, che un funzionario decide di chiedere i documenti ai tre. Ma quello del protagonista è scaduto, e così inizia il suo tormento. Ma è realtà o delirio?

 

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È questo l’inizio di un “incubo indecifrabile”, come riporta la quarta di copertina. Un incubo che prosegue per tutte le 111 pagine del romanzo. Un tormento che bracca non solo il protagonista, ma anche il lettore, che non fa alcuno sforzo a immedesimarsi nel lavoratore fermato.

Il linguaggio usato da Vitali è semplice, diretto e privo di fronzoli, e ciò – assieme al narratore in prima persona – rende estremamente leggibile il testo. La trama non presenta particolari intrecci, a parte pochi espedienti narrativi usati per accrescere la suspense.

“Documenti, prego”, un viaggio onirico carico d’angoscia

Documenti, prego ha senza dubbio i sui punti di forza nell’incertezza e nella curiosità: incertezza per le sorti del protagonista e per il verificarsi di determinati eventi futuri; curiosità su quale sarà la conclusione del romanzo e per la descrizione dei personaggi principali, ognuno dei quali è stato costruito dall’autore davvero con grande maestria.

Diviso in ventitré capitoli piuttosto brevi, si legge in poche ore, grazie anche a una serie di eventi che accrescono la voglia di sapere cosa accadrà alla fine già dalle prime pagine.

La trama e i ragionamenti fatti dal protagonista hanno un non so che di kafkiano e ricordano solo vagamente i precedenti testi di Vitali. In questo volume infatti, l’autore ha abbandonato le ambientazioni – a lui tanto care – di Bellano e i personaggi “di provincia”: si è dedicato alla costruzione psicologica di un uomo d’affari imprigionato in un vortice onirico. E ha preferito collocare il suo raccontato sulle autostrade italiane, in improvvisate stazioni di Polizia e in un raffinato hotel.

Documenti, prego di Andrea Vitali è un romanzo adatto a chi ama i thriller, ma anche i racconti che fanno leva sulla psicologia. È capace di strappare più di una risata al lettore e di far innamorare chi legge, da subito, dei personaggi, se non altro per le descrizioni particolari che ne fa l’autore. In questo Vitali ha infatti scelto di descrivere i suoi protagonisti ricorrendo all’evidenziazione di alcuni dettagli. Un piccolo estratto vi farà capire meglio il concetto: «Il baffetto lasciò trascorrere qualche secondo. Si passò una mano sul mento, chiuse e riaprì gli occhi. Io ammisi che non era un comportamento corretto parcheggiare in quello spazio, ma vista l’ora, vista l’enorme disponibilità di posti, non ci avevamo fatto caso e comunque, conclusi, ce ne saremmo andati subito.

Il baffetto accennò di aver capito, sembrò accettare la mia spiegazione.

– Documenti, prego, – disse invece.»

“Documenti, prego”, un viaggio onirico carico d’angoscia

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Un’ultima nota riguarda la struttura narrativa scelta dall’autore. Una costruzione che, come ho precisato prima, è quasi del tutto lineare, cronologica, e presenta pochissimi intrecci. Ed è probabilmente proprio questo l’unico neo del testo. Il romanzo sembra più un racconto, in realtà, nel senso che l’autore ha scelto di non inserire una sottotrama o delle storie parallele, ma esclusivamente una serie di “traguardi” intermedi riferiti alla stessa storia. Atti che aiutano la lettura e accrescono la suspense, ma che, da soli, sembrano quasi non bastare per etichettare Documenti, prego come “romanzo”. Tuttavia, c’è anche da precisare che i citati “traguardi” danno respiro alla storia e accrescono ancor più la voglia di proseguire nella lettura. Un aspetto questo che Vitali ha curato bene. Il lettore infatti si troverà davanti, dopo la fine di ogni sezione, praticamente un nuovo inizio. Un meccanismo che getterà il protagonista e chi legge in un loop onirico molto ben costruito….


Per la prima foto, copyright: bruce mars su Unsplash.

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