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“Do you speak Facebook?” di Anna Fogarolo

Anna Fogarolo, Do you speak FacebookIn Do you speak Facebook?, pubblicato da Edizioni Centro Studi Erickson, Anna Fogarolo, Content Community Manager, Web Relation e Digital PR, spiega dettagliatamente che cos’è Facebook e quali sono i suoi principali strumenti. In Italia sono più di 27 milioni le persone che ad oggi utilizzano il celebre social network lanciato nel 2004 da Mark Zuckerberg.

Oramai l'iscrizione al sito è diventato un must e non esserci è spesso sinonimo di “vivere fuori dal mondo”. Il numero degli utenti è in continuo aumento e la domanda “Ci sei su Facebook?” è diventata praticamente sostitutiva di un semplice scambio di numero di telefono. Nonostante ciò, resta ancora qualche scettico che diffida dello strumento, per quanto esso possa rivelarsi un potente metodo di interazione e di insegnamento se utilizzato in modo corretto. Do you speak Facebook? si rivolge ai genitori, che spesso non capiscono alcuni termini utilizzati dai loro figli – magari quando dichiarano di essersi “taggati”, “postati” e “mipiacciati” dopo una serata di festa tra amici – e agli insegnanti, i quali si ritrovano talvolta a dover decidere se accettare o meno la richiesta di amicizia di un loro alunno. In questo testo, efficace per i contenuti e semplice nel linguaggio, Anna Fogarolo analizza ogni elemento che caratterizza Facebook senza mai dare nulla per scontato, a differenza di quanto invece accade in altri manuali sull'argomento.

Il volume si presenta suddiviso in tre parti: una prima sezione descrive il social network in questione e mostra le modalità attraverso cui gestire un profilo o un gruppo, nonché una serie di consigli su come mantenere nel miglior modo possibile un alto livello di privacy, aspetto su cui si è molto discusso negli ultimi anni e che ha spesso portato alla condanna di Facebook.

La seconda parte è interamente dedicata al linguaggio di Facebook. A questo proposito, l'autrice riporta alcune ricerche che hanno dimostrato il forte cambiamento subito dalla lingua italiana in seguito all'introduzione di nuovi metodi di comunicazione, tanto da essere etichettata con il termine di “social lingua”: «La social lingua è sintetica, spesso riporta abbreviazioni nate dagli SMS, ed evocativa, e cerca di suscitare emozioni negli altri attraverso l'uso di poche, esaltate, parole». Insomma, così come esiste il linguaggio informale, formale e settoriale, esiste anche il linguaggio della rete, una realtà che bisogna ormai imparare ad accettare.

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Anna FogaroloSono molte le polemiche sorte tra gli stessi docenti, i quali disprezzano il mondo social non solo per aver sottratto agli studenti tempo utile allo studio, ma anche per aver introdotto discutibili neologismi e abbreviazioni (per esempio la “k” in sostituzione del “ch”) nel linguaggio sia parlato che scritto. Il libro riporta inoltre una dichiarazione dello stesso Tullio De Mauro, linguista e professore emerito dell'Università “La Sapienza” di Roma, che sottolinea l’effettiva inutilità di incolpare i social network, la televisione o i media per la situazione attuale, quando il problema di fondo invece risulta essere la scarsa importanza data alla lettura da parte degli italiani: «Si leggono pochi libri, tre quarti dei comuni italiani non ha una biblioteca, solo il 38% delle persone sa navigare in internet, il 34% legge abitualmente un quotidiano. […] La lingua italiana sta bene, i timori riguardano noi italiani più che la lingua».

La lettura di questo libro risulta scorrevole non solo grazie all'impiego di una terminologia semplice e accessibile a tutti (compreso chi non è avvezzo a tali strumenti), ma anche grazie all'inserimento di “finestre” esplicative delleparole-chiave necessarie alla comprensione dell'argomento trattato. Non a caso la stessa Anna Fogarolo, nella pagina dedicata ai ringraziamenti, ricorda come la madre abbia commentato il testo con: «Finalmente ho capito cos'è Facebook!».

Do you speak Facebook? si conclude con la sezione dedicata all'approccio che dovrebbero avere gli insegnanti con il discusso social network. Se utilizzato correttamente, può rivelarsi un interessante metodo di interazione con gli studenti e un innovativo strumento didattico. A dimostrazione di ciò la scrittrice riporta una serie di esempi vincenti, seppur a lungo criticati, di alcuni docenti. Curioso è il caso di Alberto Vellani, insegnante di Lettere, il quale, con la creazione di una pagina pubblica della classe, ha potuto condividere lezioni e assegnare compiti ai suoi studenti, aumentando in tal modo il loro coinvolgimento. A chi lo ha contestato, ha risposto (giustamente) così: «Sono consapevole dei cosiddetti rischi che correrebbero i nostri ragazzi a stare su Facebook e non sono superiori a quelli che corrono davanti alla televisione per ore a imbambolarsi di spot televisivi».

Il mondo si evolve ed è nostro dovere rimanere al passo con i tempi; la cosa fondamentale è riuscire  a riconoscere le potenzialità dei social network e farne uso con una giusta dose di buon senso. Pensiamo a quanto accadde per i cellulari: tanto disprezzati inizialmente, non è esagerato dire che oggi non riusciremmo più a farne a meno. E voi, “Do you speak Facebook?”.

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