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Dio non esiste ma il Male sì. “Nel territorio del diavolo” di Antonio Monda

Dio non esiste ma il Male sì. “Nel territorio del diavolo” di Antonio MondaCi sono alcune sensazioni che persistono per diverso tempo, dopo aver letto Nel territorio del diavolo (Mondadori), l’ultimo romanzo di Antonio Monda. Innanzitutto la consapevolezza di vivere in un universo che, al di sotto della bellezza e della linearità apparenti, nasconde qualcosa d’infernale, la stilla o scoria di Male avanzata dalla Creazione e che ha finito per estendersi a tutto il cosmo abitato dagli uomini. Facendoli spesso vacillare e dubitare della stessa esistenza di Dio. Forse esiste il diavolo, dirà il protagonista del libro ripetendo parole e idee di suo padre, ma non credo in Dio.

La seconda cosa che resta è proprio la bellezza, che addolcisce e rende sopportabile questo vasto territorio dominato dal demonio. E la bellezza principale, oltre a quella dei legami sempre complessi fra le persone, è quella di New York, la città in cui si svolge l’intera narrazione (se si escludono le rare incursioni a Washington, ad Atlantic City e a Brookline, delle quali resta in bocca il sapore delicato di qualcosa di appena assaggiato).

«L’aria era dolce e seducente: a New York anche la primavera è una sfida, e persino gli odori dei pessimi ristoranti cinesi della zona sembravano inebrianti. […] Girammo quindi verso la Quinta, la più nobile delle avenue, che cambia radicalmente secondo l’altezza, lo capisce a vista d’occhio anche un turista. È aristocratica vicino Washington square, poi decade per molti isolati finché non ridiventa di nuovo trionfale all’altezza di Saint Patrick. Forse è quello il centro della città, non tanto per la cattedrale, New York è troppo innamorata di se stessa per poter venerare un solo Dio. Ma per l’energia unica al mondo che vedi in quell’incrocio di strade che costeggiano il Rockfeller Center: hai l’impressione che tutto nasca lì, e che la statua di Atlante di fronte alla cattedrale testimoni che a New York, solo a New York, sia davvero possibile: l’uomo può reggere il mondo sulle proprie spalle.»

 

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C’è infine la nostalgia, quella che ci fa tornare letteralmente indietro, alle cose che abbiamo vissuto e amato, o alle cose che avremmo voluto vivere e sperimentare in modo diverso (in questo caso si trasforma in qualcosa che confina col rammarico, o col pentimento). Perché, in fondo, Nel territorio del diavolo di Antonio Monda è soprattutto una storia di nostalgia e pentimento: ciò che insozza il mondo sporca anche i personaggi della storia, protagonisti e non, e forse sono proprio loro a contribuire a rendere il mondo ancora più sporco.

Dio non esiste ma il Male sì. “Nel territorio del diavolo” di Antonio Monda

La trama del libro, d’altronde, si basa proprio su questo. Sullo sporcare gli altri e vincere.Il protagonista, Alexander Sarris, in poco meno di duecento pagine narra di come, al fianco di Lee Atwater, ha contribuito alla vittoria di George Bush padre alle presidenziali del 1988 coprendo d’infamie e di ridicolo il candidato dei liberali. Inventando di sana pianta una narrazione più credibile di quella dell’avversario, basandola su notizie completamente inventate o su informazioni distorte (che fino a poco tempo fa avremmo definito bufale e che oggi chiamiamo fake news).

«In quei primi anni ho assistito all’origine di ogni scelta fatta da Lee, anche le più efferate, capendo subito che proprio in virtù di quell’efferatezza avrebbero avuto successo: più che costruire una campagna doveva distruggere, con ogni mezzo, quella di Michael Dukakis, il governatore del Massachussets. Anzi, doveva distruggere lui. […] Ne ho viste di tutti i colori, in quegli anni, e non sono mancati momenti di euforia, persino di esaltazione: mi chiedo cosa direbbe adesso, che il presidente a cui ha regalato la Casa Bianca è in crisi, e con ogni probabilità perderà le elezioni.

E cosa direbbe a vedermi con Amancio, il mio compagno del Belize che oggi esibisco in pubblico dopo averlo nascosto in ogni modo. Anche lui ha dieci anni più di me e l’ho conosciuto proprio grazie a Lee.»

 

Questo è il territorio in cui si muove la penna di Antonio Monda, che mescola con eleganza e semplicità personaggi inventati e reali: l’America e il mondo in bilico tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, quello ereditato da Reagan e Gorbaciov, quell’epoca di grandi stravolgimenti storici che videro la caduta del muro di Berlino, il consacrarsi del cinema come icona di stile e di pensiero (il David Letterman Show è una sorta di nume tutelare del libro, e d’altra parte Alexander conosce il suo partner proprio lì), la veloce e folgorante parabola di Mike Tyson nell’Olimpo della boxe e della nostra moderna mitologia pop, le Torri Gemelle come simbolo incrollabile della potenza americana, e poi l’inesorabile ascesa dell’Aids, pestilenza di fine millennio che costrinse gli omosessuali a combattere non solo per l’emancipazione dai pregiudizi sociali, ma contro il solitario terrore di essere i nuovi untori e le nuove vittime della collera d’un Dio la cui esistenza era e sarà sempre più messa in discussione.

Dio non esiste ma il Male sì. “Nel territorio del diavolo” di Antonio Monda

Un mondo spietato in cui l’amore finisce perché la passione può scomparire da un momento all’altro, oppure perché dalle ultime analisi del sangue il tuo partner è risultato sieropositivo e la tua vita imbocca all’improvviso un sentiero oscuro. Un mondo in cui anche i più tosti, gli animali da preda come Lee Atwater il cui unico limite è il cielo, possono morire a trentanove anni stroncati da un male che non lascia loro alcuna via di scampo se non, appunto, quella del pentimento e delle scuse.

 

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Impegnato da anni a raccontare la New York del Novecento con un ciclo di romanzi che alla fine dovranno essere dieci, con questo suo ultimo libro Antonio Monda non vuole consegnarci alcuna morale, tranne una. Che Nel territorio del diavolo esiste una sola certezza: chiunque può cadere a terra, stroncato da un’improvvisa e inattesa manifestazione del Male. Aveva ragione il sacerdote, di quando Alexander era bambino. Dio probabilmente non esiste, ma le parole del prete sono giuste: “Siate preparati!”

A qualsiasi cosa.

Sempre.


Per la prima foto, copyright: KEITH WONG su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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