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Dinah Jeffreys, racconto le donne del passato per dare speranza a quelle di oggi

Dinah Jeffreys, racconto le donne del passato per dare speranza a quelle di oggiDinah Jeffreys, ritenuta una delle più importanti esponenti della narrativa al femminile nel mondo anglosassone, ha da poco pubblicato in Italia il suo nuovo romanzo, La ragazza nel giardino degli ulivi (Newton Compton, traduzione di T. Bernardi).

Siamo in Italia al tempo dell’occupazione nazista, precisamente in Toscana. Sofia de’ Corsi, la contessa proprietaria della tenuta in cui si svolge la storia, e Maxine, giovane report italoamericana, si ritrovano al centro di una vicenda che sembra più grande di loro, confermando però l’interesse di Dinah Jeffreys per personaggi femminili in grado di prendere in mano le loro vite e imprendervi un cambiamento.

E proprio da questo punto siamo pertiti per la nostra chiacchierata con l’autrice.

 

La ragazza nel giardino degli ulivi conferma la sua attenzione per i personaggi femminili. Come li sviluppa?

Un personaggio spesso s’intrufola nella mia testa mentre sto pensando ad altro, ad esempio quando sono sotto la doccia o mentre faccio una passeggiata. A volte sono del tutto formati, ed è straordinario quando so immediatamente che tipi di persone sono e cosa li fa spuntare. Dopo lavoro sulla loro età, sull’aspetto fisico e, cosa più importante, sul loro ruolo nella storia. Altre volte ho un’idea molto meno chiara di chi siano. In ogni caso, ho bisogno di costruire alcuni fatti di base sulla loro storia: da dove vengono, la loro famiglia, gli amici, e così via. Quando scrivo la prima bozza, sviluppo i personaggi man mano che vado avanti. Il mio obiettivo è di arricchirli il più possible, così che sembrino reali ai lettori. Devono essere a personaggi a tutto tondo, accattivanti, con punti di forza, debolezza, difetti. Nuove idee mi vengono per tutto il tempo che scrivo e devo trovare il modo di integrarle nella storia. E, ovviamente, tutti i personaggi principali devono svilupparsi e cambiare in risposta alle sfide che invento per loro. Dopo tutto è la loro storia e, in qualità di lettori, vogliamo prenderci cura di loro al punto da voler sapere cosa gli succederà.

 

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Belle Hatton, Louisa Reeve, Eliza, Gwendolyn Hooper, e ora Sofia de’ Corsi. Quali caratteristiche condividono? E quali sono le differenze?

Tutti i miei personaggi femminili devono mostrare o sviluppare un certo grado di resilienza. Questo è ciò che hanno in commune. Mi piace scrivere di personaggi femminili forti che affrontano situazioni complesse nella loro vita e ne escono ancora più forti, o comunque diverse in qualche modo.

Ad esempio un elemento che rappresenta una sfida per tutte le mie eroine è che le loro storie sono ambientate in epoche in cui le donne avevano molto meno voce di quanto accade ora. Ma, all’interno di quell contest, cerco di dare loro una voce e mostrare come le cose possano cambiare. Gwendolyn sembra essere una moglie modello fino a quando non si rende conto di aver fatto una pessima scelta. Louisa deve fare i conti con lo shock di scoprire che il suo matrimonio è stato solo una finzione. Belle deve imparare a essere coraggiosa davanti ai pericoli dato che si mette alla ricerca della sorella perduta. Sofia, all’inizio riluttante a prendere parte alla Resistenza contro l’occupazione tedesca, finisce con l’essere incredibilmente coraggiosa. Ognuna ha la sua storia, un diverso background e caratteristiche diverse, proprio come tutti noi.

L'aspetto principale a cui presto maggiore attenzione è che ognuna di loro deve risultare credibile, così il lettore può comprendere le rispettive motivazioni: perché fanno ciò che fanno e perché sono come sono.

Dinah Jeffreys, racconto le donne del passato per dare speranza a quelle di oggi

Il romanzo è ambientato in Italia, in particolare in Toscana. Che rapporto ha con il nostro Paese? E con la Toscana?

Amo l’Italia, e soprattutto la Toscana, dove sono stata quattro volte per condurre le ricerche preliminari a questo libro. Tutto però è cominciato qualche anno fa quando ho vissuto per breve tempo a San Gimignano e a Roma. Lavoravo per Roberto Guicciardini Strozzi e sua moglie, come ragazza alla pari per i loro due bambini. In quel period ho vissuto con la loro famiglia e mi sono Innamorata dello stile di vista italiano e della bellezza della regione. Non c’erano turisti a San Gimignano in quell momento, ma le torri mi hanno affascinato molto e ispirato l’idea per questo romanzo. Dico sempre che se avessi potuto scegliere la mia nazionalità, avrei scelto di essere italiana. Purtroppo, ora non parlo più la vostra lingua, ma in passato almeno un po’ riuscivo a farlo.

Dinah Jeffreys, racconto le donne del passato per dare speranza a quelle di oggi

La storia è ambientata durante l’occupazione tedesca. Perché ha scelto proprio questo periodo?

Ho scelto il periodo dell’occupazione nazista perché sapevo così poco di quell momento storico ed ero consapevole del fatto che ai miei lettori sarebbe piaciuto scoprirlo. Ho dovuto studiare molto per capire cosa fosse successo all’epoca e all’inizio ero molto confusa. Ma non appena tutto si è chiarito nella mia mente, ho deciso di usare la guerra come motore esterno della storia mentre i personaggi e le loro storie personali sono il cuore del romanzo. Ho intrecciato le loro narrazioni con la guerra e il suo sviluppo, così sono riuscita a tenere insieme le due cose. La guerra era senz’altro importante, ma i personaggi lo erano di più. La cosa più difficile è stata decidere quante informazioni fosse necessario includere per rendere la storia autentica e quante invece lasciare fuori. Dopo tutto questo è un libro di narrative, non un saggio storico, e dunque si tratta di un equilibrio delicato.

 

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Lei è considerate come una delle più important espondenti della narrative al femminile. Cosa pensa di questa definizione?

Bene, sapere che miei libri piacciono mi riempie di gioia, ovviamente, e non potrei essere più felice per il fatto che quest’ultimo romanzo sia stato pubblicato in Italia. Spero che piaccia molto. Quando ho cominciato a scrivere per la prima volta, non avevo in mente una categoria o un genere. Volevo solo scrivere di donne alle prese con sfide molto dure nelle loro vite e ho scelto di ambientare le mie storie nel passato. Quando il mio primo libro è stato pubblicato, ho scoperto che gli editori lo classificavano come “narrativa femminile”. So che i mieri romanza sono letti più da donne che da uomini, anche se ho comunque qualche lettore di sesso maschile. Personalmente non ho nessuna influenza sul modo in cui gli editori decidono di vendere i miei libri. Devo fidarmi del loro giudizio. Ho dei sentimenti contrastanti su questo, però se questa classificazione aiuta le donne a trovare i miei libri allora ne sono lieta. E mi piace che donne (e uomini) mi dicano di aver apprezzato i miei romanza.


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Per la prima foto, copyright: Engjell Gjepali su Unsplash.

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