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Difesa della libertà. “Fuga di morte” di Sheng Keyi

Difesa della libertà. “Fuga di morte” di Sheng KeyiNon è facile inquadrare il romanzo di Sheng Keyi, Fuga di morte, pubblicato da Fazi Editore lo scorso novembre e tradotto da Eugenia Tizzano. Protagonista è Yuan Mengliu, un chirurgo con alle spalle un passato difficile da dimenticare. Yuan, affetto da «artrite spirituale», ama prendersi cura del suo corpo, «non ha ideali né ulcere», e ha però, come apprendiamo in un secondo momento, un solo grande amore: la giovane Qu Zi.

Il romanzo è ambientato nella Cina del futuro, nella città di Beiping. Unica data a noi nota è il 2039. Uno strano avvenimento fa da spartiacque e cambia per sempre la vita di Yuan: un enorme escremento a forma di pagoda appare, da un giorno all’altro, nella Piazza Rotonda, al centro della città. Il giovane Yuan è impiegato, come i suoi amici, nell’Ufficio della Saggezza, è un poeta discretamente famoso e suona lo xun, una sorta di flauto, unico baluardo rimasto della sua famiglia di origine. Il popolo comincia a interrogarsi su questo strano e assurdo avvenimento, ma le domande non sono gradite: scoppia una sanguinosa rivoluzione e Qu Zi, schierata in prima fila con i rivoltosi, scompare misteriosamente.

 

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Ritroviamo Yuan, anni dopo, sulle tracce della ragazza, convinto che sia ancora viva, approdare per caso in un luogo mitico, la Valle dei Cigni, una società chiusa, che vive in pace e armonia, con ogni lusso e comfort, perfino eccessivo, come il bagno rivestito in oro. Qui viene ospitato da una donna affascinante e misteriosa,Juhi, che lo istruisce nelle usanze locali: ad esempio, non esiste il carcere, i criminali vengono condannati ai lavori forzati e, in casi estremi, vengono giustiziati di fronte al popolo, così da essere un esempio su quello che non deve essere fatto. Non esistono neanche gli ospedali così come sono comunemente intesi: i malati vengono curati in spazi aperti, pieni di verde, e non devono pagare per le cure che ricevono. Piano piano, Yuan si innamora di Juhi, pur tenendo nel cuore Qu Zi: si ha l’impressione di vedere un novello Ulisse intrappolato a Ogigia, preda della ninfa Calipso che gli impedisce il ritorno. Quando tra i due si sta per consumare un rapporto sessuale, Juhi lo avverte: nella valle, uomini e donne non possono avere rapporti fisici. Infatti, nella stanza comincia a suonare un allarme sempre più minaccioso, e Yuan realizza che tutti i cittadini vengono quotidianamente spiati, cosa che fa immediatamente pensare al famoso slogan del romanzo di George Orwell, 1984: «The big brother is watching you».

Difesa della libertà. “Fuga di morte” di Sheng Keyi

Non solo: i figli devono essere concepiti solo tramite inseminazione artificiale. Dunque Yuan si chiede: «Che fine hanno fatto i sentimenti umani?». Non riesce infatti a spiegarsi come non si possa esprimere liberamente la propria opinione in quella che, a tutti gli effetti, non è più un Eden, ma una dittatura vera e propria. Facciamo infatti la conoscenza del capo “spirituale” della Valle: Alien, un robot dal sesso non identificato che progetta di conquistare l’intero mondo e di farlo sottostare alle sue regole, prima fra tutte quella di combinare matrimoni tra individui “perfetti” (dotati cioè di un QI al di sopra di una certa percentuale) e far generare loro bambini geniali, per liberare una volta per tutte il mondo dagli inetti. Ben presto Yuan si trova sempre di più invischiato in questa società, che lo ritiene un eletto per il suo passato da poeta, dotato di un seme perfetto per generare ideali “cignesi”.

Difesa della libertà. “Fuga di morte” di Sheng Keyi

Il romanzo dunque si inserisce nel filone di denuncia di ogni tipo di pensiero che tenda a calpestare gli ideali di libertà altrui. Unica altra ribelle, che nasconde con abilità le sue idee dietro una maschera di gelido autocontrollo, è Yumi, un’infermiera: la ragazza rivendica il diritto di essere padrona del suo corpo, e ha tentato il suicidio pur di evitare un matrimonio combinato. Subito riecheggia l’immortale verso dantesco «Libertà che è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta».

 

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Devo confessare che l’andamento di questa storia, spezzato dalle continue alternanze passato/presente, mi ha portato a seguire con difficoltà la lettura. Non sono poi riuscita -cosa che mi capita di rado -ad affezionarmi e nemmeno a detestare nessun personaggio, poiché tutti, Yuan in testa, sembrano attraversare le pagine senza lasciare un’orma ben precisa. In alcune sue parti, mi ha ricordato, per il suo stile surreale, il capolavoro ormai dimenticato di Guido Piovene, Le stelle fredde, che vinse il Premio Strega nel lontano 1970: i due protagonisti soffrono entrambi per la mancanza della donna amata, ed entrambi finiscono per scoprire mondi misteriosi. Chi deciderà di intraprendere la lettura del romanzo di Keyi potrebbe cogliere l’occasione per (ri)scoprire il mondo di Piovene.


Per la prima foto, copyright: chuttersnap su Unsplash.

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