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“Dietro le quinte al museo” di Kate Atkinson. La cronistoria di una strana famiglia

“Dietro le quinte al museo” di Kate Atkinson. La cronistoria di una strana famigliaEra il 1995 quando Kate Atkinson esordisce come scrittrice con il romanzo Dietro le quinte al museo. Grazie ad esso vince nello stesso anno il prestigioso Costa Book Awards e nel 2011, dopo la pubblicazione di altri romanzi, diventa membro dell’Impero Britannico per meriti letterari.

Oggi l’autrice Kate Atkinson vive a Edimburdo, negli anni ha firmato I casi dimenticati, Un colpo di fortuna, Un dio in rovina e altri romanzi grazie ai quali è attualmente considerata una delle scrittrici più importanti del panorama narrativo inglese.

In Italia Dietro le quinte al museo è ritornato da poco in libreria grazie dalla casa editrice Nord nella traduzione di Margherita Giacobino.

Una lettura emozionante e al tempo stesso amara, a tratti pesante ma solo dal punto di vista che riguarda i contenuti delle vicende raccontate, fastidiose, rese vivide e reali da una scrittura scorrevole e dal narratore in prima persona: la protagonista Ruby, una ragazza ironica che riesce a guardarsi alle spalle con occhio critico, talvolta freddo ma insaziabile.

 

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Ruby parla della propria famiglia, affiorano dalle pagine i soprusi, le vicende scomode, quelle più buffe e insolite, finendo talvolta a parlare di amore e coraggio.

«Voglio una madre che faccia sogni diversi. Che sogni nuvole di gelato, arcobaleni di cristalli di zucchero, soli come carri d’oro zecchino che solcano il cielo… Bé, pazienza, è comunque l’inizio di una nuova era.»

“Dietro le quinte al museo” di Kate Atkinson. La cronistoria di una strana famiglia

Tutto comincia con il concepimento della protagonista: Ruby Lennox, e con la sua nascita affatto desiderata da una madre poco ortodossa e da un padre più interessato a conquistare altre donne che a prendersi cura di una neonata. La loro casa, a due passi dalla grande cattedrale di York, corrisponde a un piccolo appartamento al di sopra di un negozio di animali. Sono gli anni Cinquanta ma la vera storia di Ruby Lennox inizia a diversi anni di distanza, nel momento in cui la bisnonna Alice decide di innamorarsi e fuggire con un fotografo francese.

L’intento di Ruby è infatti quello di raccontare al lettore le travolgenti vicende di una famiglia vagamente fuori dagli schemi, cosparsa di personaggi singolari e spesso poco rispettabili. Lo fa mettendo a confronto tutte le generazioni che attraversano il XX secolo. Quattro generazioni di donne: la già citata bisnonna Alice, la nonna Nell travolta dalla morte di ogni promesso sposo prima che le nozze potessero essere celebrate, l’insoddisfatta figlia Bunty per poi arrivare alle ultime generazioni di nipoti delle quali fa parte anche la protagonista.

 

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Attraverso questo intreccio intricato l’autrice Kate Atkinson sviluppa Dietro alle quinte al museo. Oltrepassa e scavalca di volta in volta vicende che corrono da una generazione all’altra utilizzando salti temporali e una struttura complessa, ricchissima di personaggi che il lettore impara pian piano a conoscere e a osservare con sguardo soggettivo e complice dell’Io narrante presente in ogni pagina del romanzo.

Ogni donna della famiglia è reale, sfaccettata nelle sue singolari caratteristiche fisiche e psicologiche. Individui coerenti e incoerenti, giusti e sbagliati in ogni scelta, fragili e forti, reali insomma quanto potrebbero esserlo i membri di qualsiasi famiglia.

“Dietro le quinte al museo” di Kate Atkinson. La cronistoria di una strana famiglia

Una caratteristica costante fra le righe di Dietro all quinte al museo è la lucidità con cui vengono raccontati e investigati i dettagli più scabrosi e disgustosi. Kate Atkinson non si preoccupa di nascondere nulla al lettore costruendo pagina dopo pagina storie spesso raccapriccianti, intrise di violenza casalinga che fanno rabbrividire davanti al dispiacere per Ruby, innocente e vittima di un passato che non le rende giustizia e dal quale sente il bisogno di distaccarsi.

Lo stile narrativo è infatti intriso di ironia, divertente anche nei momenti peggiori, quando il vero protagonista della vicenda è il tradimento, l’abbandono e la violenza psicologica.

Kate Atkinson non ha fatto altro che trascrivere nero su bianco la cronistoria di una comune famiglia di York ma l’ha fatto in maniera magistrale, rendendo unico ogni piccolo avvenimento e lasciando la banalità fuori dalla porta di casa.

 

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Al pari dei personaggi anche le location sono descritte in maniera vivida e vitale, da un lato York con le sue stradine, i giardini botanici, le chiese antiche che rendono questa cittadina in qualche modo famigliare, un luogo forse triste ma nel quale sentirsi a casa. Dal lato opposto troviamo invece la Scozia, una tetra e solitaria Scozia nella quale prendono vita alcune delle vicende raccontate dall’autrice e dall’onnisciente narratrice.

Con Dietro alle quinte al museo, Kate Atkinson mette sotto ai riflettori il concetto di “mancanza” e “insoddisfazione”. Il filo conduttore che intreccia ogni membro della famiglia di Ruby è l’incapacità di raggiungere una qualsivoglia forma di gioia e appagamento. È una tale insoddisfazione ad alimentare la crudeltà, la violenza, l’egoismo e ogni altro sentimento negativo che Kate Atkinson non teme di mettere in luce.

Al termine del romanzo il lettore non può che sentirsi sollevato e confuso, vorrebbe capire se tutto ciò che ha segnato le passate generazioni di Ruby investirà anche lei come una malattia contagiosa o se, questa sorta di intimo diario non sia stato altro che un alienante tentativo di rivalsa. Un modo come un altro per discostarsi dai fatti, guardarli dall’alto per poi dimenticarli e andare avanti.

Con Dietro alle quinte al museo Kate Atkinson conquista il lettore, lo diverte, seduce e disgusta, ma non lo perde, questo mai.

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