14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

“Diario 1999”, ovvero Valentino Zeichen e il suo ritratto più umano

“Diario 1999”, ovvero Valentino Zeichen e il suo ritratto più umanoÈ uscito a luglio Diario 1999 di Valentino Zeichen, curato da Fazi editore, poiché lo scrittore ci ha lasciato anzitempo due anni fa. Si tratta di un prezioso cimelio o per meglio dire di un lodevole strumento di studio per i filologi e i critici del poeta novecentesco. Anzi, indubbiamente per la critica, i professori universitari, i linguisti e i filologi queste pagine contengono importanti riferimenti alla biografia di Zeichen, alla sua poesia, alla gestazione della stessa e aneddoti o riflessioni di lungimirante interesse per comprendere la sua filosofia poetico-esistenziale.

In sé e per sé il libro è un diario privato. Una raccolta cadenzata, rigorosamente in ordine cronologico di piccoli pensieri, racconti, spunti di riflessione, parti di poesie, descrizioni di ambienti, viaggi e amici scrittori. Un anno di vita passato fra coetanei sessantenni, donne fugaci, attacchi collerici e ironici ai giornali e alla critica contemporanea, cene e pranzi di alto livello e frammenti ordinari di crisi poetiche e improvvise illuminazioni intellettuali.

Si potrebbe etichettare come uno Zibaldone, ma senza la pensosa riflessività e la cognizione antropologica e sociale del Leopardi. Strutturalmente ricorda più la raccolta di epigrammi di Marziale. Certo con tutto il dovuto rispetto per la sacralità del genere letterario latino e per la distanza temporale dal 1999 di Zeichen.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Oggi quei pezzi di diario costituirebbero, anzi costituiscono parte del microtesto monofrasale o breve che alimenta i post di Facebook e degli altri social network. Con un’espressione cinematografica si potrebbe dire che il diario di Zeichen è fatto di frame o fotogrammi descrittivi. Troviamo affermazioni, negazioni, battute ironiche, brevi racconti di una giornata, singole poesie, diari di viaggio, dichiarazioni di terzi, report da mostre e teatri. Insomma un vero e proprio diario personale di un’artista più prodigo a criticare che complimentarsi. Propenso a disvelare le contraddizioni del mondo critico-letterario più che apprezzarne i protagonisti. Un uomo, in carne e ossa: tifoso della Lazio, politicamente schierato verso destra, amante di donne, ma mai innamorato, con i primi inevitabili acciacchi di età avanzante. Dal punto di vista sociale, sociologico e umano il campionario che esce da Diario 1999 di Valentino Zeichen è materiale da studiare con assiduità e profondamente anche per comprendere, carpire le dinamiche e le relazioni umane della Roma di fine secolo.

Infatti (mi sono dimenticato di premetterlo) il diario accenna in prima persona (come detto non narra niente) a premi letterari, recensioni autorevoli, pagine letterarie dei quotidiani tradizionali, serate e convegni a tema, mostre e luoghi della capitale. A tratti sembra di vedere non certo in Zeichen, ma in uno dei tanti intellettuali più volte citati i caratteri di quella Grande Bellezza di sorrentiniana memoria. Immaginate scrittori fumatori o meno di sigari, accompagnati da cocktail e bottiglie di vino, sedersi fra loro (tra cene e pranzi), criticarsi e complimentarsi a vicenda (a volte in modo anche falso o subdolo), tutti in giacca e cravatta (magari la più in voga, la regimental) e scambiarsi opinioni sui grandi scrittori e personaggi storici del secolo scorso. Precisamente nel periodo 1999-2000.

“Diario 1999”, ovvero Valentino Zeichen e il suo ritratto più umano

Il contesto è quanto mai chiaro: l’Italia è nel pieno del governo Prodi (l’anno dopo sarebbe arrivata la moneta unica europea); scoppia la guerra fra Serbia e Kosovo con l’ingerenza della NATO; il campionato italiano è diviso fra la grande Lazio di Cragnotti e la Juventus del trio Moggi-Giraudo-Bettega; la crisi ancora non c’è. Tanto è vero, solo per far comprendere la distanza che ci separa da quegli anni, che l’editore di Zeichen (Fazi n.d.r.) si permette lauti anticipi in lire nei confronti del suo amico e scrittore. Sembrava proprio di essere in un’altra epoca.

Ma perché fare un chiaro riferimento a Fazi editore? Perché nell’affastellarsi degli eventi di quell’anno, lo stesso scrittore a frequenti incontri conviviali o meno con Fazi per aggiornamenti e solleciti per quanto riguarda il libro di poesie, che per contratto lo stesso Valentino deve produrre e completare entro un termine prestabilito. L’argomento della raccolta poetica è la romanità come vita quotidiana, come caratteristica nativa e come cultura intellettualistica. Certo per uno nato a Fiume e poi trasferitosi a Roma non è così facile cogliere la naturalezza della romanità. Tanto è vero che la gestazione si dilunga e che il libro uscirà poi l’anno dopo non con il titolo La romanità è altrove, ma con Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio. Così l’ha poi presentato lo stesso editore nelle sue varie ristampe: «È uno dei più sorprendenti libri di poesia pubblicati in Italia in questi anni. Un libro unitario, sorretto da un’idea di fondo che lo innerva pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, invenzione dopo invenzione, arguzia dopo arguzia. Roma e la “romanità” nei secoli, Roma e quanto sopravvive di Roma, Roma come appare a chi – pellegrino, viandante o turista – vi capiti oggiRoma e la sua immagine bifronte, antica e moderna, accogliente e crudele, struggente e carica di una bellezza malinconica e troppo piena». Nel diario non si riesce a cogliere questo profondo respiro, questo emblema perenne di civiltà occidentale protratta nei secoli. Si avverte la difficoltà del poeta nel designarne la struttura e i contenuti. Gli sbalzi intervallati in cui elabora le poesie. Talvolta la noia nauseabonda di partecipare a una serie di eventi pubblici, verso i quali non c’è reale interesse.

 

LEGGI ANCHE – “La sumera” di Valentino Zeichen, che effetto fa oggi la prosa d’arte?

 

Il punto critico di pubblicare questo diario è il seguente: cosa può dare questa raccolta di minitesti al lettore? Non mancano scorci di ironica bellezza della poesia di Zeichen e nemmeno la sua proverbiale smaliziata e cruda scrittura. Di pancia diremmo oggi. Nel Diario 1999 Zeichen racconta se stesso, giorno dopo giorno. Ne esce fuori una personalità atipica e complessa.

“Diario 1999”, ovvero Valentino Zeichen e il suo ritratto più umano

Interessante è il mini-diario dedicato al viaggio in Cina, in compagnia di una combriccola di intellettuali fra cui Franco Loi (esimio poeta milanese novecentesco). In quelle poche pagine l’aspetto più rilevante è il confronto fra una società militarizzata, quella cinese, e una civiltà libera e confusa, quella italiana. Quello che più attrae del report cinese è la capacità di Zeichen di non nascondere alcuna impressione o emozione personale. Eccone un esempio: «Visitiamo la reggia dell’ultima dinastia dei Qing; i vasi fanno girare la testa, tanta è la loro bellezza, e anche gli abiti della corte». Non manca mai in questo diario l’espressione semplice del poeta che in prima persona esce dall’astrattezza della materia per presentarsi così com’è, nelle sue riflessioni cadenzate, improvvise ed estemporanee. È forse questo il lato più guizzante, fresco e coinvolgente di una lettura che si lascia scorrere rapidamente e che a volte ci regala scorci di ilare e improvvisata ironia come quello di una scena comica in treno: «Nello scompartimento squilla un cellulare; due passeggeri si gettano contemporaneamente sul rispettivo borsello ed estraggono il cellulare, ma la telefonata è una sola».

È una situazione realistica e vissuta. Rappresenterebbe un semplice malinteso fra due persone, ma la sferzata ironica di Zeichen porta il lettore verso un sorriso forse amaro.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Si può dunque ritenere che Dario 1999 offra un ritratto quanto mai naturale e quotidiano dello scrittore nativo di Fiume.

Talvolta in un periodo che ci sta abituando ai best seller, ai sequel e ai libri figli della società di massa,non guasta riassaporare una scrittura privata, come quella diaristica, per comprendere ancor di più e apprezzare l’universo quotidiano di un poeta raffinato e culturalmente elevato come Valentino Zeichen.

Nessun voto finora
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.