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Di nuovo in compagnia con la famiglia Aubrey. “Nel cuore della notte” di Rebecca West

Di nuovo in compagnia con la famiglia Aubrey. “Nel cuore della notte” di Rebecca WestQuando si legge il primo volume di una serie di romanzi appartenenti a una saga, si corre sempre il rischio che non tutti i successivi siano all’altezza del primo, soprattutto se il suddetto libro si è apprezzato talmente tanto da ritenerlo uno tra i migliori classici che siano mai stati scritti. Non è questo il caso di Nel cuore della notte, da poco tempo ristampato in Italia dal Fazi Editore, con la traduzione di Francesca Frigenio, secondo volume della trilogia dedicata alla famiglia Aubrey.

Ancora una volta, infatti, Rebecca West lascia il lettore entusiasta e soddisfatto dell’acquisto. Pur narrando tante cose, ma nulla in modo particolare, la scrittrice ha la straordinaria capacità, non comune a tutti gli scrittori, di raccontare con uno stile eccellente, delicato e raffinato, eventi appartenenti a una banale quotidianità rendendoli tuttavia familiari e cari, facendoci partecipi della vita di questa famiglia, come se ne fossimo anche noi membri.

 

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La famiglia Aubrey è una saga familiare in parte autobiografica, e può essere definito un romanzo di formazione. Come nel primo volume, Rebecca West affida la narrazione alla giovane Rose, la quale in prima persona ripercorre le vicende legate alla storia della sua famiglia e a un paese in mutamento, l’Inghilterra, conducendoci fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Ritroviamo la famiglia Aubrey esattamente dove l’avevamo lasciata col primo volume, a sorseggiare thè e a suonare il pianoforte, all’interno del confortevole e amorevole focolaio domestico:

«Era una giornata incantevole che desideravo si potesse vivere con la stessa lentezza con cui si può suonare una musica. Sedevo con le mie due sorelle, Cordelia e Mary (la mia gemella), e con nostra cugina Rosamund, nel soggiorno di casa a Lovegrove, un sobborgo di Londra, in un caldo pomeriggio di fine maggio, quasi cinquant’anni fa».

Di nuovo in compagnia con la famiglia Aubrey. “Nel cuore della notte” di Rebecca West

Gli anni sono trascorsi e i bambini Aubrey sono adesso degli adolescenti in cerca della propria collocazione nel mondo degli adulti, in un mondo nel quale bisogna essere abbastanza forti per riuscire ad afferrare tutte le opportunità che riserva. Le gemelle Rose e Mary hanno ottenuto una borsa di studio per diventare musiciste professioniste, la maggiore Cordelia pare finalmente aver compreso di non essere dotata di talento musicale e trova la sua strada nel matrimonio, il minore dei fratelli Richard, Queen, studia per essere ammesso a Oxford, ma lo scoppio della guerra lo costringerà ad arruolarsi nell’esercito. A essere assente è il padre, che già sul finire del primo volume li aveva abbandonati per via dei troppi debiti fatti. Di lui si parla quasi in sottofondo, come se parlarne ad alta voce significasse portare a galla un dolore incolmabile causato da questo abbandono. È la madre Claire ad aver dovuto combattere, nel corso degli anni, per non far mancare nulla ai propri figli. È diventata un «soldato di fanteria impegnato nel genere di battaglie che venivano intraprese a quei tempi, per assicurarci un tetto sopra la testa e del cibo per le nostre bocche».

Il romanzo descrive intere pagine di vita familiare, una quotidianità semplice, reale e avvolgente, fatta di descrizioni dettagliate della moda del momento o della routine quotidiana, in cui ogni cosa acquista un’importanza propria, perché «ogni cosa dalla quale traevamo godimento aveva il medesimo valore», sia che si trattasse di una passeggiata, sia di una visita a un amico.

Di nuovo in compagnia con la famiglia Aubrey. “Nel cuore della notte” di Rebecca West

Anche in questo secondo volume la musica continua a essere protagonista assoluta del romanzo, capace di creare una fusione armonica tra tutti gli avvenimenti che si susseguono, da quelli più gioiosi a quelli più malinconici. La musica è quel «tessuto connettivo» che dà unita alla vita intera. La madre, ex pianista di successo, ha cresciuto i figli con la convinzione che suonare sia l’unico scopo della vita e suonare male uno strumento qualcosa di disonorevole, quasi equivalente a commettere un crimine. È la musica l’unica vera ricchezza che gli Aubrey possiedono. Memorabili le parole pronunciate dalla madre sul capezzale di morte, nel cuore di una notte, «tutto ciò non giustifica il fatto che stiate trascurando il pianoforte». Nemmeno in un momento doloroso, come quello in cui lei sta per congedarsi dai propri cari, occorre dimenticare che gli Aubrey sono prima di tutto dei musicisti e che vivere senza musica per loro significherebbe vivere «privati dei propri sensi».

 

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Nel cuore della notte è un romanzo che va sorseggiato lentamente, come si fa con una tazza di thè bollente, a piccoli sorsi, senza bruciare le oltre quattrocento pagine che lo compongono e gli avvenimenti ivi narrati, per lasciarsi avvolgere dalle note musicali che si dipanano all’interno di una casa che non è mai vuota. È un romanzo in cui nulla è scontato; i personaggi illustri (musicisti, filosofi, letterari) citati dalle giovani sorelle sono sintomo della grande cultura che permea questa famiglia. Si è catapultati all’interno di un mondo che, giorno dopo giorno, sta mutando, un mondo in cui l’armonia verrà tristemente spazzata dagli avvenimenti storici e politici, ma nel quale la sola certezza che resta è quella dell’eternità dell’arte.


Per la prima foto, copyright: Becca Tapert su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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