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“Dell’amore e del dolore delle donne” di Umberto Veronesi

“Dell’amore e del dolore delle donne” di Umberto Veronesi

Non si tratta di un romanzo, e nemmeno di una serie di racconti. Chiamerei questo insieme di paragrafi “una serie di riflessioni”, articolate da un unico filo conduttore: la bontà e lo spirito di sacrificio presenti in ogni donna.

 

Secondo l’autore, le donne possiedono innate capacità organizzative, spesso superiori a quelle dei maschi. Capacità che, unite alla tenacia e all’altruismo, fanno sì che le donne siano potenzialmente in grado di ricoprire ruoli professionalmente e socialmente ai vertici.

 

Poi c’è il dolore femminile, con cui l’autore, essendo un luminare dell’oncologia del seno, ha maturato una grande esperienza; esperienza che gli ha offerto spunto per numerose riflessioni sulle reazioni, spesso coraggiose, delle donne di fronte alla malattia.

 

Un libro indubbiamente ricco di elogi per le donne. Tuttavia, mai mi verrebbe voglia di promuoverne la lettura presso familiari, amici, parenti.

Prima di tutto, perché ho la sensazione che “ne manchi un pezzo”. Nel senso che il titolo promette di sviluppare il tema del “dolore delle donne”, quindi mi aspettavo che per “dolore” si intendesse la sofferenza, spesso legata all’amore, intesa come “delusione” o “sconforto”: le donne amano, ma spesso vengono ingannate, tradite, deluse. Nulla di ciò: qui si parla solo della sofferenza fisica. Come se non si potesse scoppiare di salute fino a quasi mezzo secolo e ugualmente soffrire come cani.

 

Poi l’argomento “opportunità”. Meravigliose le teorie dell’autore sulla bontà innata (che addirittura dipende da fattori ormonali e fisiologici), la quale, unita a indiscusse capacità organizzativo-scientifiche fa di loro potenziali luminari della medicina (la generosità fa sì che la donna sia addirittura predisposta alla cura del malato) e della ricerca scientifica.

Avremmo, secondo l’autore, una società migliore se fossimo governati da donne. Ma quante belle scoperte. Peccato che la società, ad oggi, e chissà ancora per quanto, sia maschilista.

Quindi è bellissimo sentirsi dire che le donne amano, quindi mettono al mondo figli e se ne occupano amorevolmente, ancora più bello è sentirsi dire che una donna è in grado di seguire la crescita della prole e, in contemporanea, affermarsi professionalmente. Sarebbe vero se fosse disponibile uno straccio di aiuto. Nel senso che, soprattutto nel lavoro, nulla viene da sé. Non si fa carriera lavorando part-time, al contrario, ad un lavoro ben fatto va dedicato tempo. Non ci fermiamo in ufficio oltre l’orario, perché siamo così brave che diventeremo un manager senza che vi sia la necessità di dedicare al nostro lavoro un solo minuto in più da quanto imposto dal contratto? Oppure non abbiamo particolari ambizioni, l’importante è portare a casa il pane, il nostro lavoro di segretaria basta e avanza? Perfetto, difficile comunque trovare un ufficio da poter lasciare prima delle 18.00. Peccato che le scuole chiudano alle 16.30. È un bel mistero capire come risolvere lo sciocco problema di ritirare i figli da scuola in tempo utile.

Per non parlare di compiti come l’approvvigionamento, la pulizia della casa, la preparazione dei pasti. I mariti, se non parliamo di fondamentalisti islamici, sono sicuramente favorevoli al fatto che la moglie lavori fuori casa. Ci mancherebbe altro, figuriamoci se sputano sopra ad uno stipendio in più, con i tempi che corrono. Ma lungi da loro l’idea di sollevarle dalla gestione della casa e dei figli.

Quindi: chi va a parlare con gli insegnanti dei figli? Chi fa la spesa? Chi lava e stira il bucato? Chi prepara da mangiare? Chi pulisce la casa? Chi organizza la baby-sitter per assicurarsi che i figli trovino qualcuno che li aspetta all’uscita della scuola e li accompagni a casa sani e salvi? Risposta per ognuna di queste domande: la mamma. Con tutto questo carico di doveri, la mamma potrà mai fare carriera, o è già un miracolo se riesce a conservare un lavoro da impiegata?

 

Ma quello che più mi ha sconcertata in questa lettura sono alcune frasi, buttate qua e là, che rasentano il fanatismo.

Tipo: “Nulla e nessuno può fermare la determinazione di una donna che agisce spinta dalla religione dell’amore”. Aiuto. A tutto c’è un limite. Scrivi ciò che vuoi sulla capacità di amare delle donne, ma non chiamarla “religione”, ti prego. Perché leggendo ciò, dimentico che sei un luminare della chirurgia, della ricerca contro i tumori, che sei stato Ministro della Sanità e senatore, e mi sembri un fanatico. Al punto che, qualora avessi necessità di operarmi, farei di tutto per evitare il tuo prestigioso bisturi perché mi fai paura.

 

Oppure: “Per molte donne cucinare è relax, è creatività e, per tutti, mangiare, oltre che la soddisfazione di un bisogno, è anche un momento di allegria, a volte di gioia pura: perché incupire allora questa serenità, questo momento conviviale, gettandovi sopra l’ombra della sofferenza degli animali?”

Altro che fanatismo. Qui siamo alla follia. Trovo pazzesco disquisire in questo modo sull’alimentazione onnivora piuttosto che vegetariana  È questo il famoso, sottile confine tra genio e follia? Quindi ogni grande scienziato deve necessariamente essere anche un po’ matto? Oppure, semplicemente, il nostro fenomenale autore, classe 1925, semplicemente risente, come ogni comune mortale, del passare degli anni?

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Commenti

Non mi è piaicuto il tono dell'articolo. Come non mi sono piaciute le argomentazioni. Sono un uomo sposato da 24 anni, vivo con moglie e figli e tutti diamo il nostro contributo in casa, in forma paritaria, perchè pensiamo che sia giusto e rispettoso fra noi.
Andiamo avanti, i tempi sono cambiati Orlandi!

Federico

Credici, Federico , Orlandi, come la chiami tu, non ha esagerato ... è molto difficile essere donne, mamme,lavoratrici e q.altro ci vogliamo mettere e lo è quando tutto va bene .. figurati se arrivano dei problemi come può essere la salute ... religione dell'amore ????????? ma per favore !!!!

certo, Federico, i tempi cambiano e magari c'è qualcuno che si adegua ... però se mancano i cosiddetti supporti sociali, tipo strutture a cui affidare i figli dopo la scuola fino a pomeriggio inoltrato (coraggio, "Orlandi", perché non dici "fino a sera"?) è la donna che deve provvedere e magari a rinunciare a interessanti possibilità lavorative.
Questo, ovviamente, è il mio pensiero, da prendere per quello che è e non, ovviamente, per un dogma, altrimenti rischia di diventare "la religione delle femmine che vorrebbero-ma-non-possono" :)
Crisitna Orlandi

Sono d'accordo con il tono pessimista e fatalista dell'articolo riguardo alla condizione femminile, ma in forte disaccordo con la conclusione.
Mi pare che tacciare di follia, in coda all'articolo, le convinzioni vegetariane di Veronesi, sia frettoloso e superficiale.
O l'autrice decide di confutarle con argomentazioni approfondite, oppure eviti di citarle in questo modo. E' un argomento che richiederebbe disquisizioni ben più articolate...

Sono d'accordo con Laura, e quindi trovo giuste le osservazioni di Cristina. E non possiamo sempre prendere il personale caso familiare come media statistica: pensiamo invece agli esempi che il mondo del lavoro ci propone come managerialità votata al maschile. E se Cristina osserva come su tanti aspetti di vita quotidiana sia la donna a seguirne le vicende tralasciando non solo un'ipotesi di carriera ma anche spazi per una vita privata, dice il vero. E se la famiglia dovrebbe essere un concetto solidale e cooperativo purtroppo, nella maggior parte dei casi, non è così. Forse Cristina sta enunciando che i tempi "dovrebbero" essere cambiati, ma anche da ciò che viene scritto, non è così!

sorry ... è il modo
attenzione, io rispetto le convinzioni vegetariane, mai mi sognerei di "confutarle". Tuttavia, mi pare un po' esagerato dire, testuali parole "non si può trarre piacere dalle sofferenze degli animali",... una frase così mi ricorda la caccia alle streghe, un modo piuttosto fanatico di esprimere un concetto o un sistema di vita... ma che succede oggi, che bisogna documentare con statistiche ogni pensiero? Per caso ora è vietato dire quel che si pensa?
Cri

nessuna statistica, ma dire "Altro che fanatismo. Qui siamo alla follia." riferito a un concetto semplicissimo e a mio parere più che condivisibile, ovvero che trarre piacere dalla sofferenza altrui è abominevole, sia esagerato. Se poi è unito al tono canzonatorio del discorso sull'età, rasenta l'offensivo.
come dicevo sono concetti un po' troppo complessi per venir liquidati in questo modo e ciò che tu (mi permetto di darti del tu) trovi un tono da caccia alle streghe, per un vegetariano è prassi quotidiana: non c'è forseniente di geniale in esso, ma nemmeno di folle. Di certo non c'è l'aggravamento dell'età avanzata.

ok, vero, quanti anni ha "Lui" sono fatti suoi.
ma perché mi fai tanto il pelo nell'uovo?
incollo di nuovo "“Per molte donne cucinare è relax, è creatività e, per tutti, mangiare, oltre che la soddisfazione di un bisogno, è anche un momento di allegria, a volte di gioia pura: perché incupire allora questa serenità, questo momento conviviale, gettandovi sopra l’ombra della sofferenza degli animali?”
ho idea che se un qualsiasi pinco pallino, invece che un illustre luminare avesse scritto una cosa del genere, gli avresti dato del matto.
Conosco un sacco di persone vegetariane, io stessa lo sono (a proposito), ma tutti diciamo tranquillamente che si tratta di una nostra scelta. Nostra, a nessuno verrebbe mai in mente di disquisire in questo modo sulla "sofferenza degli animali" e chi di animali si nutre.
Evidentemente, ci sono 2 pesi e 2 misure. C'è chi può e chi non può
Cri

Ciao a tutti,
sono d'accordo con Cristina e Laura e penso che il modus operandi di una singola entità familiare non è base statistica sulla quale confrontarsi. Ritengo invece vero che la donna continua ad avere - alla faccia del nuovo millennio e del "guardare avanti" - poco peso nelle figure manageriali. Ma, sinceramente, di cosa stiamo parlando? Quanti uomini sacrificherebbero il loro ruolo (in tutte le loro manifestazioni) così come invece fanno le donne?
Non è l'aiuto domestico e/o famigliare il punto: è che il "mammo" è ancora lungo dal divenire. Cristina quindi, con vigore e slancio di una giusta rivendicazione femminile denuncia l'incapacità di guardare oltre, di guardare avanti....
Comunque penso anche sia giusto che ognuno faccia il suo mestiere, poi, con orgoglio e stile, sappia mettersi da parte.....
Mirko Morini

Ribadisco che lo trovo un pensiero del tutto normale. Quando mangio, da vegetariana a mia volta (ma credo si fosse capito) e vedo chi non lo è che si ciba del dolore di altri esseri viventi, penso esattamente la stessa cosa. Ovvio che è una scelta personale, ma il dolore degli animali è cruciale, perché essere vegetariani altrimenti? Ripeto: penso esattamente la stessa cosa... forse sono matta anche io.
Faccio il pelo nell'uovo perché è un argomento delicato tanto quanto l'essere donna nella società moderna, e controverso. Già i non vegetariani ci tacciano di fanatismo, quindi bollare come follia un pensiero tutto sommato abbastanza neutro, indipendentemente che chi lo esprime sia un luminare o un pinco pallino come me, mi fa scattare l'allarme. Tutto qui.

Comunque non era mia intenzione portare la disquisizione lontano dal punto più importante, ovvero questa fantomatica religione dell'amore che dovrebbe accomunare noi donne, e che trovo abbastanza sminuente: le donne possono essere egoiste e desiderare la propria realizzazione indivisuale tanto quanto gli uomini, questa supposta tendenza al sacrificio personale non fa che alimentare il mito per cui il nostro ruolo naturale è solo la famiglia, la cura di anziani/malati/bambini e che non dovremmo cercare altro al di fuori di ciò.
Torniamo alla donna angelicata?

in questo (donna "angelicata") mi trovi d'accordo ... il punto è che quando ti trovi a prenderti cura di una famiglia più o meno numerosa, il marito di solito tende a glissare con la scusa che "lui lavora" (perché, noi no?).
"Pari Opportunità" è un concetto bellissimo .... ma leggi quanto ha scritto Mirko ... anche se mi sono beccata un "svegliati, i tempi sono cambiati" , siamo ancora lontani dallo svilupparlo .. vuoi perché una donna ha più responsabilità di tipo familiare (a parità di condizioni), vuoi perché di fatto la nostra società ancora ci concede meno possibilità.
Prova a mettere al mondo molti figli (senza aiuti di nonni ecc) e batterti per raggiungere una posizione dirigenziale... se ci riesci ...

assolutamente d'accordo, gli uomini tutt'al più ci "aiutano", ovvero quelli mooooolto disponibili se gli spieghi esattamente cosa devono fare in casa, eseguono. Ma da qui a dire che il carico è equamente dimezzato ne passa.
Io infatti non credo che farò figli.

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