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Dario Fo: «Tu non sai niente e non devi sapere niente, così non puoi fare domande»

Dario FoArticolo di Francesco Musolino, pubblicato su «La Gazzetta del Sud»

«Le recite e il potere sono sempre connesse a doppio filo. Guardate Renzi e Berlusconi, fanno il gioco delle parti ma hanno già scelto il prossimo Presidente della Repubblica, mentre i loro tirapiedi gli fanno la guerra. Ma è solo una recita».

Complice l’occasione di trovare giovamento nel sole e nell’aria di mare, Dario Fo – premio Nobel per la letteratura nel 1997 e autore di centinaia di commedie teatrali con la moglie, Franca Rame – ha trovato ristoro a Taormina per una settimana e in tale occasione Francesco Musolino lo ha incontrato in esclusiva.

Una lunga chiacchierata in un noto hotel sul Corso Umberto, dialogando su temi di grande attualità – dalle imminenti elezioni per il Quirinale sino a quelle appena concluse in Grecia – a tu per tu con un uomo dalla spiccata genialità, senza alcuna forma di riverenza verso il potere costituito.

Sostenitore del Movimento 5 Stelle dalla prima ora, l’88enne Dario Fo vaglia i candidati papabili dalla stampa, nutrendo segrete speranze per un nome lontano dalla politica, su tutti la giornalista Milena Gabanelli di Report.

Dinanzi alla bruttezza dei nostri tempi, afferma Fo, dobbiamo continuare a lottare, ciascuno con le proprie qualità e difatti, dopo il successo de La figlia del Papa, giunge nelle librerie il suo nuovo romanzo storico, C’è un re pazzo in Danimarca (Chiarelettere, pp.160 €13,90) in cui Dario Fo ricostruisce ad arte un intrigo di potere e una grande storia d’amore partendo dai diari dell’epoca e diversi documenti inediti, riuscendo a ridare spazio a una vicenda misconosciuta, volutamente dimenticata in patria. La storia del re pazzo, Cristiano VII di Danimarca che regnò dal 1766 al 1808 al cui fianco troviamo la sua sposa, Carolina Matilde di Gran Bretagna – che divenne regina a soli quindici anni – e il suo amante, nonché medico di corte, Johann Friedrich Struensee. Il regno di Cristiano VII, scosso dalle crisi schizofreniche del sovrano, fu teatro di un triangolo amoroso ma soprattutto di riforme liberali, proseguite da Federico VI – figlio primogenito di Cristiano VII – come l’abolizione della pena di morte e della tortura e la promozione della cultura e della libertà di stampa – generando un clima di cambiamento epocale che anticipò di pochi anni le grandi conquiste della Rivoluzione Francese. Solitamente siamo portati a deprecare la pazzia e i suoi frutti, ma Dario Fo, con una penna lucida, ilare e pungente al momento giusto, è riuscito a riportare alla luce la verità dimenticata, ridando lustro a un re pazzo eppure illuminato.

 

C’è un re pazzo in Danimarca è uscito da poco in libreria. Pur essendo un romanzo storico è una storia di grande attualità…

Certamente. Questa storia, intrisa di dramma e follia, è un grosso monito alla situazione che stiamo attraversando. Ci riporta agli anni immediatamente prima della Rivoluzione Francese, quando comincia a spuntare la luce e con essa, torna la ragione. Re Cristiano VII, considerato un pazzo, ebbe fra i suoi meriti quello di cancellare la pena di morte e la tortura durante gli interrogatori. Ridiede la libertà ai contadini e si battè per la libertà di stampa. Eppure la gente non conosce la storia di questo sovrano e di suo figlio, Federico VI e di quanto contribuirono con il loro operato al riconoscimento dei diritti universali.

 

Come si è mosso per ricostruire questa vicenda misconosciuta?

Il primo contatto è avvenuto grazie a mio figlio Jacopo che mi raccontò questa storia. Mi sono subito emozionato e abbiamo cominciato a scovare tutto il materiale possibile, cercando le testimonianze dirette nei diari dei protagonisti di quel tempo, riportando alla luce i fatti ovvero la storia di due regnanti dimenticati troppo presto persino in patria.

 

Ma oggi c’è abbastanza pazzia in Europa?

No, la pazzia è un’altra cosa. Oggi invece si predica la coerenza con un programma disastroso che blocca ogni possibile progresso, ogni idea di sviluppo. Matteo Renzi ambisce ad avere una propria corte di accoliti che verrebbe completata da un Presidente della Repubblica controllabile che segua le sue esigenze, non quelle del Paese. Renzi ha fondato un partito unico con Silvio Berlusconi e insieme dettano la linea economica all’Italia mediante incontri segreti di cui gli italiani non sanno nulla. Anzi, persino i loro tirapiedi ne sono esclusi, così da evitare possibili fughe di notizie.

 

Questi accordi sono sempre più importanti e condurranno sino al Quirinale?

Certo! Renzi aspetterà sino alla fine senza dare alcun nome. In questo momento si stanno dando le carte, si vagliano i vantaggi possibili per ogni figura e alla fine Renzi giocherà il suo colpo basso, spiazzando tutti ma chiaramente è già d’accordo con la sua spalla, Berlusconi. Hanno rimesso in campo persino Veltroni che sarebbe disposto a mettersi a disposizione, persino a concedere la grazia al cavaliere. Eppure la Costituzione dice chiaramente che il Presidente dev’essere eletto dal popolo mediante i suoi rappresentanti ma sta avvenendo tutt’altro.

 

Ma lei chi vorrebbe al Quirinale?

Ci sono uomini straordinari, una decina almeno. Persone colte, credibili e fuori dal giro di potere. Ma è impossibile che avvenga.

 

Ci faccia almeno un nome.

Gliene faccio due. Gino Strada di Emergency e Milena Gabanelli di Report.

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Dario Fo, C’è un re pazzo in DanimarcaSarebbe uno shock per il sistema.

Pensi una donna come la Gabanelli. Sarebbe perfetta: giovane e grintosa. Lei che ha sempre stangato i giochi di potere in quella posizione super-partes potrebbe smascherare tutto. Sarebbe meraviglioso, pensi, il presidente Milena Gabanelli che fa partire un’inchiesta sul governo!

 

Quindi non vorrebbe Antonio Martino al Quirinale?

Ma chi è Antonio Martino? Una figura di terzo piano. Non scherziamo. È un uomo senza nessuna cultura e io lo conosco bene perché era responsabile dei senatori quando Franca era al Senato. Una brava persona, ma senza nessuna credibilità.

 

Le piacerebbe Rodotà?

Chi potrebbe essere contrario a Rodotà? Ma non lo prendono nemmeno in considerazione, figurarsi.

 

Che giudizio ha dei nove anni della presidenza di Napolitano?

Non positivo. Si è messo totalmente a disposizione, al servizio di un insieme di persone che rappresentano i giochi di potere in Italia. Non ha migliorato nulla, ha accettato un programma fingendo che fosse lui a darlo. Napolitano è stata l’espressione pura del potere dominante in Italia.

 

Scusi, ma almeno la follia ci salva dal potere?

Follia è anche uscire dall’ovvio, dal banale, da tutto ciò che è controllato. Ne abbiamo bisogno noi italiani, noi europei, oggi più che mai. Tutti sono d’accordo che i partiti non fanno più politica ma non è una cosa nuova, lo affermava Enrico Berlinguer in un’intervista concessa a Eugenio Scalfari nel 1981. Denunciava che i partiti avevano occupato lo stato e tutte le sue istituzioni a furia di lottizzazioni spietate, dalle fondazioni alla Rai. Già allora Berlinguer chiarì che il Paese era gestito non dai rappresentanti del popolo ma da una banda, da una camarilla, espressione del potere e di interessi privati. Berlinguer aveva già capito tutto dello sfacelo in cui sarebbe piombata l’Italia sino ai nostri giorni.

 

Cristiano VII afferma che le recite per mostrarsi virili e combattivi in pubblico erano necessarie al sovrano per mantenere la fedeltà del popolo. Eravamo nel 1700 ma oggi? Recite e potere sono ancora connessi?

Oggi più che mai. Non vedete che i fedelissimi di Berlusconi, primo fra tutti Brunetta, fanno finta di alzare la voce, di ribellarsi contro di lui? Pensate davvero che si tratti di una ribellione spontanea? Renzi e Berlusconi stanno facendo il gioco delle parti, dimostrando l’un l’altro che pur di sostenersi sarebbero disposti a mettersi contro il proprio stesso partito.

 

E dunque anche la scissione a sinistra evocata da Civati…

Sono solo annunci ma nei fatti non accade nulla. Almeno Grillo ha chiesto che sia accessibile la rosa dei nomi per il Quirinale invece nel Pd non sanno nulla e sono felici così.

 

Lei crede che questo patto del Nazareno sia scritto?

Se dicono che non esiste un foglio, c’è da credergli. Un accordo sulla parola, come si usa fra gentiluomini.

 

Insomma alla fine ci va sempre di mezzo il popolo…

È un gioco meschino che poggia proprio sul fatto che i nostri concittadini sono disinformati. Tu non sai niente e non devi sapere niente così non puoi fare domande e dare fastidio a chi detiene il potere

.

Il Movimento 5 Stelle ha raccolto grandi consensi ma non tutti sono rimasti soddisfatti del loro operato. Lei?

I partiti di governo così come disinformano il popolo sono stati anche capaci di mettere da parte i 5 Stelle, escludendoli completamente dalle manovre di potere. Adesso hanno capito che per mettere in difficoltà chi governa devono chiedere cose più specifiche e meno facilmente eludibili, come la possibilità di consultare la rosa di dieci nomi per il Quirinale.

 

Ma insomma, possiamo avere ancora speranza nel futuro?

Bisogna continuare a battersi, ciascuno con le proprie capacità. Ad esempio, io tre volte alla settimana scrivo articoli e faccio interventi pubblici per informare, dissipare le tenebre della disinformazione. Sarebbe sbagliato demordere dicendo che tutto è già perduto.

 

Volgiamo ancora lo sguardo all’Europa. Quanta speranza possiamo riporre nel nuovo premier greco, Alexis Tsipras?

Visto il disturbo che reca all’impianto di potere politico-economico dell’Europa, sembra proprio una faccenda seria. Ha vinto dicendo chiaramente che non onoreranno i prestiti della Troika, è un precedente importante ma non sarà facile governare. Vedremo cosa accadrà.

 

Un’ultima cosa, oggi la libertà di stampa e d’espressione sono sotto attacco e dobbiamo difenderle da quelle forze che sono contro la laicità dello stato e la libertà di pensiero. Ci riusciremo?

Già quarant’anni fa la DC e i partiti che l’appoggiavano volevano attuare una censura totale sul diritto di parola e ci fu una lotta straordinaria che alla fine vincemmo. Oggi sta accadendo la stessa cosa. Non possiamo mai mollare. Non possiamo mai cedere. 

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