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Dalla Siria all’Olanda, il difficile viaggio della piccola Maxima

Dalla Siria all’Olanda, il difficile viaggio della piccola MaximaSolo la luna ci ha visti passare è un libro-reportage, scritto dalla giornalista freelance Francesca Ghirardelli ed edito da Mondadori. Fa parte della collana Strade blu-Non fiction e collocazione più coerente non può esserci fra le collane della celebre casa editrice milanese, perché qui siamo davanti a tutto, tranne che a una storia romanzata. La stessa autrice, o meglio coautrice, intervistata da noi, dopo la presentazione domenica 21 al Mudec di Milano in occasione di Bookcity 2016, ha difficoltà a indicarne il genere:

«La definirei un racconto vero, la testimonianza di un viaggio geografico, ma anche interiore. L’editore l’ha definito un mémoire. Io penso che sia utile, al di là delle questioni migratorie, perché è una testimonianza di quel mondo e quello di una ragazzina che vive una situazione difficilissima».

 

Ma di quale mondo stiamo parlando?

Maxima, come è ben specificato sulla copertina e come, puntigliosamente, specifica la stessa Francesca («I diritti di questo libro sono divisi a metà»), è l’autrice principale del libro edito da Mondadori. Ragazzina di quattordici anni, il cui nome completo è Maxima Lava, viveva fino al 2011 in Siria con la sua famiglia di origine curdo-siriana. Quest’ultima costituita da un nucleo di cinque persone, lei compresa, era di condizione benestante: il padre faceva il contabile e la madre era infermiera; i ragazzi, invece, frequentavano le scuole private ad Aleppo. Poi lo scoppio della guerra civile siriana, lo sviluppo dei fronti bellici e la fuga obbligata dalla sua patria. Quando il conflitto bellico bussa alla sua porta, i genitori decidono di lasciare la città e rifugiarsi in un villaggio curdo, presso i confini settentrionali con la Turchia. Dopo un breve ritorno in un’Aleppo sempre più sfaldata dalla battaglia, i genitori acconsentono alla volontà ferrea della loro giovane figlia: lasciare la Siria e cercare una nuova vita in Olanda, dov’era nata. Insieme a un amico di famiglia, zio Ladgin, un suo amico Khaled e la cugina Sara lascia l’amata terra siriana e inizia un percorso fatto di ostacoli, fatica e tanto disagio: la tratta siro-balcana dei profughi siriani. Dalla terra dov’era cresciuta alla Turchia (la città che accoglie i fuggiaschi è Gazientep), passando per la Grecia (isola di Lesbo), poi la Macedonia, la Serbia (con il sovraffollato campo dei profughi disperati a Belgrado) e poi finalmente l’Europa Occidentale: Olanda o Germania o altre mete. Un viaggio lunghissimo, in termini geografici, e concentrato entro un lasso temporale estivo, ma dall’escursione termica svantaggiosa: fine luglio 2015 – fine agosto dello stesso anno. Il caldo pesante della giornata e il freddo pungente della nottata. Questo è un percorso fatto di corse, fili spinati, gommoni, dormite al gelo, camminate e soste: un iter che logora e affligge, mette a dura prova corpo e testa, in alcuni casi porta alla morte. Un prezzo caro quello pagato dai quattro viaggiatori, affidati alla sorte e a uomini poco scrupolosi e avari di denaro: i trafficanti umani.

 

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Solo la luna ci ha visti passare è una storia vera, dove ogni parola o riflessione non è mai inventata. Figlia di venticinque ore di registrazione, incontri a distanza (via Facebook) e ravvicinati («quando sono stata ospitata a casa sua in Olanda, mi ha lasciato il suo letto», dichiara commossa la stessa giornalista) tutti in lingua inglese. Come è nato questo contatto, che poi nel tempo è diventato amicizia? Lo racconta alla presentazione la stessa Francesca:

«Sono sempre contenta di parlare di questa storia e spero che possiate anche voi trarne giovamento. Ero a Belgrado per un reportage (per il quotidiano «La Repubblica») e ho intervistato migliaia di persone che ad agosto 2015 si fermavano a Belgrado. Ho incontrata Maxima al parco vicino alla stazione. Tappa obbligata per riposarsi e racimolare i soldi per ripartire. Oltre ai siriani c’erano iraniani, iracheni e afghani. Io mi sono diretta verso questo gruppo di persone per sapere la loro storia e gli altri del gruppo mi hanno indicato Maxima, perché era l’unica che poteva parlare in inglese. Il suo viso era visibilmente trasfigurato, ma era energica la ragazzina. Ricordo che dopo questa prima intervista ho pensato che quella ragazzina poteva arrivare dove voleva. Così poi tramite Facebook l’ho rintracciata e ho iniziato a raccogliere la sua storia».

Dalla Siria all’Olanda, il difficile viaggio della piccola Maxima

Francesca non tocca mai la materia che la ragazza le espone nelle svariate registrazioni e il racconto procede in prima persona da sé. La sorprendente maturità e riflessività che Maxima mette in luce è realmente parte della sua personalità. Il lettore si ritrova davanti a una ragazzina (lo si capisce per il linguaggio semplice e spontaneo), ma si sente anche davanti a una donna vissuta e adulta.

È dunque questo libro un romanzo di formazione? E sembra fare intuire un percorso di crescita nella stessa Maxima, quando dichiara che ormai sa confrontarsi con le autorità?

Così risponde Francesca:

«Non la conoscevo prima. L’ho conosciuta in fase di maturità, io credo che sia rilevante che lei saluta il padre prima di partire e diventa cosciente che debba prendersi cura di sé. È il momento di distacco dall’infanzia. Il fatto di dover trattare con i trafficanti, vivere certe cose e molte l’hanno cambiata e spesso ha riflettuto. A un certo punto, giunta in Macedonia, si sorprende di sé, per come stia iniziando a trattar male le persone. Cioè, lei ormai osserva, a quattordici anni, il proprio comportamento ed è capace di analizzarsi. Lei stessa mi ha poi confidato: “Questo viaggio è stata una delle cose più importanti della mia vita, credo di poter superare tutto”».

 

Francesca Ghirardelli è una giovane reporter («La Repubblica» e «Avvenire»), è impegnata nel sociale e si occupa di conoscere e analizzare il fenomeno dell’immigrazione con inchieste dal vivo. Viene spontaneo, allora, chiedersi, perché fra milioni di altre storie sia stata scelta proprio quella toccante di Maxima?

«L’editore voleva una storia dove protagonista fosse una famiglia medio-borghese, sicché lo stesso lettore potesse identificarsi con la famiglia di Maxima, con situazioni similia quelle che un giorno, speriamo di no, potremmo vivere noi direttamente. Sono stata contenta di accettare la sfida e racconto questa vicenda, perché ciascuno si avvicini alla dura realtà. Se, infatti, si sceglie la storia di un villaggio africano o altro luogo del mondo così diverso da noi, si pensa a una storia fra due mondi insormontabili. Questa storia era perfetta e Maxima parlava un inglese fluente, perciò era più agevole lavorarci».

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Si potrebbe dire che a rappresentare uno dei momenti più paurosi di questo viaggio è la traversata dalla Turchia alla Grecia, con un gommone che poteva ospitare al massimo venti persone e invece sopra se ne trovavano almeno quaranta, con l’acqua che in piena notte è iniziata a entrare e la paura della guardia costiera turca, che poteva bloccare la traversata. C’è una luna, tuttavia, che accompagna Maxima e da luna, quale elemento leopardiano di indifferenza, diventa quasi amica. È così? La natura è compagna allietante per Maxima?

«Lei più di una volta, tipo in Grecia e Macedonia, dice che si ricordava della natura del suo villaggio curdo. Così concentrandosi sulla natura, non sentiva la stanchezza del viaggio. Ricorda quella notte sul gommone, lei era bloccata, ma la luna era splendente. Lei è stata fortunata, perché ha visto davvero solo la luna (e non la guardia costiera). Per questo la natura diventa in questo viaggio estenuante un’alleata: lei si concentra lì per non pensare ad altro. La natura è alleata e la luna è salvifica!».

Dalla Siria all’Olanda, il difficile viaggio della piccola Maxima

Il lettore si ritrova davanti una vocina giovanile e un linguaggio semplice, ma se Francesca avesse posto il racconto in terza persona, l’effetto sarebbe stato lo stesso? E se invece di una giovane ragazza, si fosse narrata la storia di un uomo o una donna, con tutti gli aspetti politico-ideologici connessi alla polarità Oriente/Occidente?

«No, avrei rischiato di inserirci descrizioni e avrei messo cose direttamente mie. È stata una scelta programmata, ma ne sono stato contenta.Perché il linguaggio è semplice? Perché è un linguaggio da ragazzina. La Siria è un ginepraio, non si sa mai con chi parli. Con una ragazza giovane non esistono parte politica e manipolazione ideologica che possano entrare nel testo. Sarebbe stato più complicato lo sviluppo. Il fatto che fosse piena di energia in avanti, cioè nel vedersi nel futuro, negli altri non c’era e non c’è. Spesso mi sono chiesta se la stavo forzando a raccontare tutto e ho dovuto sui punti non chiari cercare di capire, ma senza esagerare».

 

Come già anticipato in conferenza, la situazione dei profughi è davvero allarmante e profondamente grave. La stessa Francesca, a seguito di un lavoro di confronti statistici e testimonianza via web di operatori per il sociale, ha illustrato il quadro:

«Ci sono tanti paradossi e motivi per cui i Paesi europei non fanno una bella figura. A coloro che giungono al campo profughi via mare viene dato un lasciapassare utile. Vale per tre giorni. I Paesi ospitanti in realtà cercano di sbarazzarsi di queste persone e la stessa polizia non blocca il passaggio, ma concede loro il via libero solo dopo aver concluso il proprio turno. Oggi la rotta balcanica è interrotta. Nel momento in cui, dall’Austria, i confini sono stati chiusi sia da nord che da sud, è stato ostruito il passaggio e questa scelta ha lasciato molte persone in condizioni terribili. 50 mila persone nei campi profughi in Grecia che stanno soffrendo».

 

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Eppure come dice Maxima: se un essere umano vuole davvero qualcosa, la otterrà di sicuro. La determinazione è un regalo che ci viene fatto quando nasciamo: a noi tocca solo imparare a usarla. Forse l’Europa non vuol fare uso di questo dono.

«La Grecia è Europa e queste persone sono poste in capannoni industriali dismessi, l’identità europea è cambiata e io mi vergogno di questo volto», ammette Francesca a fine intervista. Lei, che ha viaggiato per queste tappe di sconforto umano, continua: «Accolgo queste persone e faccio la mia piccola parte, raccontando le loro storie, non voglio trovarmi fra vent’anni a dire non ho fatto niente. Vai nei campi e vedi persone che sono uguali a noi. Torni qui, sembra che ci sia una distanza, ma questa non c’è più. Vedere che non c’è più la distanza e quelle persone sono in condizioni così terribili è una cosa stranissima».

Dalla Siria all’Olanda, il difficile viaggio della piccola Maxima

Insomma, quella di Francesca è una missione da giornalista freelance. Lei stessa invita tutti noi a riflettere e ad agire di più per non pentirci di non far nulla di ciò che potremmo fare.

Maxima Lava sembra averci visto, con la sua fantasia da bambina, una missione divina. È rimasta commossa la stessa reporter davanti alla frase della ragazza siriana: «Credo che ti abbia mandato Dio, perché non ho mai raccontato a nessuno queste cose».

Solo la luna ci ha visti passare anche per noi è un regalo divino, perché apre gli occhi e il cuore nei confronti di persone che soffrono ingiustamente per volontà non proprie. È ancora una volta Maxima a illuminarci la strada, sebbene abbia soltanto quattordici anni, liberandola da demagogie e dichiarazioni razziste: «Tutti quelli che amano il proprio Paese diventerebbero pazzi e si arrabbierebbero vedendo i problemi causati dall’arrivo di tante persone in difficoltà. Ma vorrei anche dire loro che viviamo tutti nello stesso mondo. E suggerire a chi in Europa non ci vuole, di provare a essere più felice per la vita che conduce e di cercare di capire di più gli altri. Perché, se vogliamo vivere in pace, bisogna darsi una mano a vicenda. Non c’è altro modo».


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