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Dal Veneto a New York, storia di un’italiana in America

Dal Veneto a New York, storia di un’italiana in AmericaLa storia di Annalisa Menin ricorda, almeno nella prima parte, quella di molti ragazzi italiani che per lavoro abbandonano il nostro Paese e si trasferiscono all’estero. Annalisa ha scelto New York, dove tuttora vive e lavora. Qui ha incontrato Marco, l’uomo che poi ha sposato e che l’ha accompagnata per un tratto di vita, fino a quando non è rimasta vedova a soli trent’anni. Da qui Annalisa ha dato vita a una serie di iniziative, un blog (Il mio ultimo anno a New York), l’associazione Remembering Marco che eroga borse di studio per consentire a giovani italiani di fare un’esperienza di lavoro a New York e un romanzo, scritto insieme a Susanna De Cecchi, che porta come titolo lo stesso nome del blog.

In occasione del soggiorno in Italia per la presentazione del libro, abbiamo posto qualche domanda ad Annalisa Menin.

 

Da un paesino del Veneto a New York. In situazioni simili molti riferiscono di essersi sentiti spaesati inizialmente, senza radici quasi. Quali sono state le sue prime sensazioni?

Ho iniziato a viaggiare da molto giovane. A sedici anni sono arrivata in Cile grazie a uno scambio culturale organizzato da Intercultura. Partita da sola dall’Italia, non conoscevo nessuno. Ricordo di non aver avuto paura, solo tanta eccitazione e curiosità. Ed è stato proprio così anche quando sono arrivata a New York, questa volta per uno stage. Sono sempre stata molto aperta e positiva nel mio approccio alla vita. Ho sempre avuto voglia di mettermi in gioco e di spingermi al di là. Certo, NYC è una città grande e complessa, e di tanto in tanto ho avuto e ho tuttora momenti non facili. La città è in continuo movimento. Le persone sono in costante transito. Prima o poi capita di arrivare a New York. Ma pochi rimangono per periodi lunghi. E così diventa essenziale avere dei punti di riferimento.

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Di recente si insiste molto sullaltro volto dellAmerican dream, dal punto di vista di chi non ce lha fatta o di chi non ha avuto nemmeno la possibilità. Come stanno attualmente le cose nella Grande Mela?

Rispetto a quando sono arrivata io, nel 2006, è certamente più difficile rimanere. È diventato più complicato trovare un’azienda disposta a sponsorizzare il visto. E anche quando si trova, non è poi così scontato ottenerlo. Insomma, sono certamente cambiati i tempi. Detto questo, ogni giorno conosco persone che lo stanno vivendo, il Sogno Americano. Rimane quindi ancora un obiettivo possibile, anche se (sempre) molto difficile. Va detto inoltre che è davvero il sogno di molti, lavorare e vivere a NYC. Di conseguenza la competizione è davvero spietata.

 

A New York, oltre allopportunità lavorativa, ha incontrato anche lamore e ha sposato Marco, a cui ha dedicato liniziativa charity Remembering Marco, che riceverà i proventi della vendita del libro. Di cosa si occupa nello specifico Remembering Marco?

Per i primi due anni abbiamo finanziato due borse di studio per la ricerca sul cancro. Nel 2014 a beneficiarne è stata una studentessa di CIRC, il Centro Interdipartimentale per la Ricerca sul Cancro Giorgio Prodi dell’Università di Bologna–Ospedale Sant’Orsola Malpidi; nel 2015 a beneficiarne è stato uno studente di Weil Cornell Medical College a New York, USA. Poi è iniziata la partnership con Valentino USA, Inc., che ci permette di dare ogni anno a uno studente/una studentessa dell’Università Politecnica delle Marche la possibilità di fare uno stage in azienda a NYC per sei mesi. Abbiamo iniziato con la prima studentessa – Maria Vittoria Botti – nel 2016, l’anno scorso è stata la volta di Andrea Casini, mentre tra pochi giorni arriverà Martina Maceratesi.

Dal Veneto a New York, storia di un’italiana in America

Il libro nasce dal blog che porta lo stesso nome. Perché a un certo punto ha deciso di raccontare New York in un blog? E cosa ha scoperto durante queste sue escursioni” metropolitane?

Mi trovavo in un momento molto complicato della mia vita. Dovevo decidere se rimanere a New York oppure cambiare aria. Così ho aperto la domanda al pubblico, cercando di capire che cosa era meglio fare. Del resto mancavo dall’Italia da dieci anni e avevo perso il “contatto” con la situazione reale. Ho iniziato a far vedere come si vive in questa città, le persone che si incontrano, le storie che si trovano. Alla fine sono sempre le persone a fare la differenza. Quello che ho scoperto è che c’è tanto bisogno di raccontare e raccontarsi. Di confrontarsi. Forse ancora di più in una città come NYC, dove tutto scorre velocemente.

 

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Dal Veneto a New York, storia di un’italiana in America

Da poco è diventata cittadina americana. E lItalia? Cosa rappresenta oggi per lei?

L’Italia rappresenta il mio “heritage”, il mio Patrimonio Culturale. Tutto è partito da casa mia, un piccolo paese in provincia di Venezia. E sono arrivata fino a New York proprio grazie alle mie origini e a come sono stata cresciuta. Torno in Italia con gli occhi dell’Americana in vacanza, e con la consapevolezza di chi ha scelto di vivere all’estero. Guardo il mio paese con meraviglia e ammirazione. E poi mi arrabbio quando vedo che le cose non vanno e che sarebbero anche “semplici” da cambiare.


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Per la prima foto, copyright: David Alacaraz.

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