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Dacia Maraini e la sua vita irripetibile raccontata a Concita De Gregorio

Dacia Maraini e la sua vita irripetibile raccontata a Concita De GregorioPer le ottanta primavere di Dacia Maraini la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio ha voluto farle un regalo speciale e inconsueto donandole un libro, Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia (edito da Rizzoli). Un libro scritto in punta di penna, con pudore, rispettando le esperienze molteplici della scrittrice che vuole omaggiare e che è un’autentica eroina del Novecento, scrittrice, sceneggiatrice, poetessa, femminista, compagna di Moravia, amica di artisti e scrittori del calibro di Montale, Guttuso, Fellini, Scola, Pasolini, Visconti, Callas, Morante e Ginzburg. Un caleidoscopio di personaggi famosi, le cui storie si intersecavano nei salotti, al mare a Sabaudia, al bar Rosati a Roma, «un posto molto semplice, si cenava con poco» perché allora «non si davano mai appuntamenti. Ci si incontrava».

Bastano queste poche parole a far comprendere come lo scenario sia cambiato: «Adesso non ci si frequenta più tra artisti. Ci si vede per lavoro alle Fiere e ai Saloni, ma non è la stessa cosa».

Viene fuori il panorama di un'epoca straordinaria, la cui memoria è trasmessa come un dono inestimabile per comprendere quel tempo e quei personaggi. Quella di Dacia Maraini è una storia di vita irripetibile, eccezionale, con il padre Fosco bellissimo fotografo e straordinario viaggiatore, e Topazia madre aristocratica ma povera, «un vestito solo, un paio solo di scarpe», genitori straordinari che Dacia fa rivivere con il ricordo: «i morti è giusto trattarli da vivi. [...] Non li vedo come morti».

Dacia Maraini e la sua vita irripetibile raccontata a Concita De Gregorio

È lei? Timida, invisibile, aveva timore a parlare in pubblico, anche quando faceva teatro a Centocelle o alla Magliana. Forse perché la sua sopravvivenza nel campo di concentramento in Giappone era stata legata alla necessità di scomparire di fronte ai soldati che tormentavano la sua famiglia, fino a quando Fosco Maraini si era tagliato un dito con l'accetta e lo aveva scagliato addosso a un soldato giapponese, secondo l'antica tradizione dello yubikiri, costringendolo al rispetto e a donare una capretta grazie alla quale Dacia e le sue sorelle sopravvissero.

 

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Per anni Dacia Maraini ha raccolto le parole degli altri. Scrivere allora è stato un bisogno insopprimibile. Poi è diventato amore. Capacità di cogliere gli odori, i colori, i sapori: «la luce della Sicilia, la neve del Giappone [...] la foglia del tè, un biscotto al burro, una cipolla, l'odore, il sapore».

Dacia Maraini e la sua vita irripetibile raccontata a Concita De Gregorio

Della sua vita Dacia ricorda tutto, «ma non chiedermi quando» ripete a Concita De Gregorio che le mostra una foto di Pier Paolo Pasolini e della Callas in Mali. «La Callas aveva il candore di una bimba di tre anni. Si toglieva il foulard e indossava un cappello da cowboy. Sentirla cantare dal vivo toglieva il fiato». Invece Pier Paolo era «chiuso, timido, soave, mai prepotente». Di Alberto Moravia che guardava le altre ragazze Dacia non era gelosa, «la gelosia è meschina non serve a niente», lei preferiva lavorare che è «un modo di vivere» anche perché nel suo caso «il confine tra piacere e lavoro è molto labile». Ma il suo piacere è soprattutto leggere: Conrad, Dickinson, Svevo, Cassola, Ortese, Banti, Merini.

 

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La memoria per la Maraini è sempre stata una nemica, non ricorda i nomi, i luoghi, le date, da qui il titolo dell'opera, non possiede una memoria di pietra o di gesso, come la definiva Platone, ma una terza memoria, che non può essere forzata, è libera. «Viene quando le pare, poi vola via, poi ritorna». Grazie a questa memoria libera Dacia racconta storie straordinarie come quella di Luisa Spagnoli, la ragazza umbra molto ricca «che teneva aperta la sua casa ai Parioli» o quella di Teresa la ladra, conosciuta nel carcere di Perugia. Una donna dura, generosa e libera, sulla cui vita scrisse un libro, dividendo con lei i guadagni: «abbiamo fatto a metà dei soldi ricavati, due giorni dopo li aveva già spesi.[...] A cinquant'anni le mancavano i denti. Manteneva il nipote e il fratello».

Dacia Maraini e la sua vita irripetibile raccontata a Concita De Gregorio

Il ricordo di Moravia affiora ripensando a una telefonata che lo scrittore le fece per andare a Sabaudia a recuperare le scarpe. Poi la terribile notizia della sua morte improvvisa. «Era caduto mentre faceva la doccia». Nonostante fosse già sposato con Carmen il loro legame non si era mai interrotto. Dacia avverte la solitudine, Elsa Morante l'ha abbandonata, così Pasolini e poi il suo compagno Giuseppe, morto a quarantasette anni a Capodanno. Ora quando all'aeroporto esce con le valigie guarda, ma non trova nessuno.

Tutti questi straordinari ricordi di Dacia, l'autrice di Non chiedermi quando riesce a presentarceli come immagini di un film senza tempo, che si guarda con rimpianto, con nostalgia, in cui la prosa impegnata, scorrevole, priva di punteggiatura di Concita De Gregorio sorregge l'impianto narrativo, breve, che nulla di melenso concede alla trama semplice ed evocativa di una vita irripetibile.

 

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Straordinario e toccante il passaggio relativo alla felicità: «Stavamo a Sapporo. Vestivamo giapponese. Parlavamo giapponese. Mia madre tenerissima, mio padre ridente… [...] Fuori la neve, dentro il profumo del caldo. Libri colorati di fiabe la sera. Ancora oggi se dico famiglia se dico felicità penso a questo».

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