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Da un’ossessione un libro. Geoff Dyer ci porta nella “Zona”

Da un’ossessione un libro. Geoff Dyer ci porta nella “Zona”Dopo Sabbie bianche, in questo nuovo libro intitolato Zona. Un libro su un film su un viaggio verso una stanza (Il Saggiatore, traduzione di Katia Bagnoli), Geoff Dyer compie una minuziosa autopsia del film del 1979 diretto da Andrej Tarkovskij Stalker.

Un fotogramma dopo l’altro, l’autore come lo Stalker accompagna il lettore fino alla Zona in un percorso a zigzag che rimbalza da una scena all’altra del film, passando di volta in volta attraverso la descrizione di alcuni retroscena e soprattutto attraverso i parallelismi tra opere cinematografiche che a Stalker possono in un qualche modo essere associate, che sia per assonanza o dissonanza. Il lettore allora si trasforma e diventa spettatore, tale è la minuzia e la chiarezza che Dyer impiega per riportare le scene della sua “ossessione”:

«Il suono di un gocciolio d’acqua. Sbirciamo, attraverso una porta socchiusa, dentro a una stanza. Nei copioni dei film, l’abbreviazione “Int” signifca Interno e “Ext” Esterno. Qui abbiamo una specie di “Super-Int” o “Int-Int”. Già dentro, la cinepresa si inoltra lentissima in profondità».

 

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Sbirciamo, come uno spettatore al cinema ma anche come l’occhio dietro la macchina da presa e così grazie alla maestria di Dyer nelle descrizioni i piani si confondono, le scene con i meccanismi cinematografici, le parole con le immagini.

Da un’ossessione un libro. Geoff Dyer ci porta nella “Zona”

Ma per capire l’ossessione che ha portato Dyer a cimentarsi in questa impresa di Un libro su un film su un viaggio verso una stanza, dobbiamo forse rispolverare la trama che Andrej Tarkovskij ha portato in scena nel lontano 1979. I protagonisti sono un intellettuale – chiamato “Scrittore” – e uno scienziato – chiamato “Professore” – che si avvalgono della guida di uno “Stalker” – accompagnatore illegale esperto del territorio – per raggiungere la “Stanza”. Quest’ultima, si vocifera, è in grado di avverare i «desideri più intimi e segreti» ma si trova all’interno della “Zona”, luogo impervio, isolato ed evitato dagli stessi militari, in cui le leggi della natura sembrano non avere più alcun valore; è questo che rende la presenza dello Stalker necessaria all’impresa. Così inizia il viaggio dei tre personaggi lungo un percorso che lo spettatore non riuscirà mai a comprendere fino in fondo (e nemmeno il lettore di Dyer), in cui la guida procede seguendo uno schema altrettanto oscuro fatto di strani segni e bizzarre indicazioni come quella di avanzare un uomo per volta, salvo alcune rare eccezioni in cui è possibile perfino fermarsi e parlare insieme. Ma, naturalmente, non tutto è così semplice: entra in scena anche, attraverso il racconto dello Stalker, il personaggio del Porcospino, precedente stalker che si suicidò dopo aver esaudito il suo desiderio nella Stanza, il suo vero desiderio più intimo però, e non quello che credeva di desiderare. A concludere il viaggio, poi, si viene a scoprire che la vera motivazione per cui il Professore vuole raggiungere la Stanza è in realtà quella di raderla al suolo per sempre così da evitare che venga utilizzata per scopi sbagliati, ma lo Stalker non può permettere che questo avvenga.

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Tarkovskij ha concentrato la maggior parte del film sulla descrizione e il confronto tra le personalità dei tre uomini, in particolare sulle discussioni di stampo filosofico tra lo Scrittore e il Professore, sui motivi che li conducono alla ricerca della misteriosa Stanza, e lo stesso fa Geoff Dyer in Zona. Un libro su un film su un viaggio verso una stanza alternando descrizioni e commenti, anche autobiografici, che portano a un’approfondita analisi tanto del film quanto dell’ossessione sviluppata dallo scrittore:

«All’inizio può verificarsi una dissonanza tra la nostra aspettativa temporale e il tempo tarkovskiano, e nel XXI secolo, man mano che ci allontaniamo dal tempo tarkovskiano andando verso il tempo ottuso in cui niente dura – e nessuno riesce a concentrarsi su nulla – per più di due secondi, questo contrasto si amplia sempre più. Presto la gente non sarà più in grado di vedere film come Lo sguardo di Ulisse di Teo Angelopoulos o di leggere Henry James perché non riuscirà a concentrarsi quanto basta per passare da una scena o da una frase interminabile alla scena o frase successiva. Il momento in cui forse sarei stato in grado di leggere l’ultimo Henry James è passato, e poiché non ho letto l’ultimo Henry James a tempo debito, non sono nella posizione di dire quale danno abbia subito la mia sensibilità. Però so che se intorno ai vent’anni non avessi visto Stalker, la mia comprensione del mondo sarebbe stata radicalmente ridotta».

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