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Da New York a Venezia per “Un crimine bellissimo”

Da New York a Venezia per “Un crimine bellissimo”Un thriller che anticipa nella sua introduzione un delitto che ancora non è accaduto è quanto di meglio possa capitare nell’esperienza di lettura di tale genere narrativo. Ti chiedi tutti i quando, i come e i perché della vicenda sin dalle prime battute e non vedi l’ora di sapere il resto.

Ed è quello che accade in Un crimine bellissimo dello scrittore americano Christopher Bollen, che dopo il successo di Orient ritorna con un nuovo libro sempre edito da Bollati Boringhieri, per la traduzione di Manuela Faimali.

La copertina fa intuire subito un’ambientazione nostrana, ma sempre nell’efficace prologo ne viene dato un assaggio con una breve quanto semplice descrizione:

«Fuori il sole tramonta su quella che è senza dubbio la più bella città del mondo».

 

Si tratta di Venezia, anche se parte della storia si svolge in un altro centro urbano, profondamente diverso: New York; e i personaggi, almeno quelli principali, sono statunitensi.

 

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Nickolas Brink è un venticinquenne che lavora come assistente in una bottega d’antiquariato a Manhattan e atterra per la prima volta nel capoluogo veneto con un velivolo proveniente dall’aeroporto Jfk. Non arriva per fare il turista bensì per incontrare il suo nuovo compagno Clay Guillory che già vive lì perché ha ereditato parte di un antico palazzo da un caro e intimo amico, Freddy, successore dei van der Haar, una delle più facoltose famiglie olandesi a New York, nonché fra le prime a esservisi insediate, conosciute nel settore dell’arte e dell’antiquariato per essere in possesso di una straordinaria collezione di argenti coloniali. Il loro appuntamento ha un progetto ben preciso, studiato tempo addietro nei minimi dettagli e che andando in porto cambierà le loro vite per sempre: truffare un anziano uomo d’affari loro connazionale, Richard West, conosciuto già da Clay, arricchitosi con l’arte e ossessionato dai cimeli dei van der Haar. Il raggiro consiste nel vendergli delle imitazioni facendogli credere siano pezzi originali attraverso una falsa perizia.

Da New York a Venezia per “Un crimine bellissimo”

Nick e Clay sono due ragazzi provenienti da realtà ed esperienze differenti. Il primo cresciuto fra i vantaggi e i limiti del contesto residenziale:

«Andare in giro da uomo gay nella sua città natale era come essere fuori su cauzione: era libero di fare ciò che voleva, ma tutti lo trattavano con estremo sospetto, come se avessero il dubbio che fosse davvero un criminale».

 

Quando poi si trasferisce nella metropoli per frequentare il college vive la sua sessualità in modo più libero e libertino. Conosce Ari – col quale intreccia una relazione – «nato e cresciuto nell’Upper West Side, figlio unico di due ebrei sefarditi chic e semibohémien» che gestisce la Wickston Antiques e presso cui Nick inizia un apprendistato.

È proprio durante il tempo di questa relazione e grazie (o a causa) del mestiere intrapreso che incontra la persona con la quale dovrà vedersi al Canal Grande: Clay, per l'appunto.

Quest’ultimo è un afroamericano in cattivi rapporti col padre e con una madre che dopo un primo smarrimento in seguito al coming out del figlio lo accetta e lo sommerge di attenzioni.

Sa cos'è l'esclusione sociale, ha ricevuto molte porte in faccia, e quando conosce Freddy van der Haar ne diverrà non solo amico ma “custode”, curandolo fino all'ultimo giorno dato che l’uomo è malato di AIDS. Voci maligne si addensano su questa amicizia e su questa morte che molti qualificano sospetta facendo in sostanza, e senza troppi giri di parole, di Clay un arrampicatore sociale e un assassino.

Quando gli si presenta l'occasione di frequentare un prestigioso stage oltreoceano, per giunta retribuito, presso la Peggy Guggenheim Collection intravede finalmente uno spiraglio di luce e la possibilità di realizzare un sogno, essendo un appassionato d’arte italiana.

D'altronde a Venezia c’era già stato tempo prima con Freddy e ora che era comproprietario «di quella cascante fettina di paradiso» poteva ritornarci. Inoltre, può mantenere la propria metà della dimora grazie al «miracolo italiano delle esigue tasse di successione». L’altro cinquanta per cento appartiene ancora alla sorella del defunto, per niente interessata a vivere fra le calli e le gondole.

Mantenersi è comunque difficile, ci sono debiti da saldaree l’unico modo è escogitare qualcosa per risolvere i problemi e non avere preoccupazioni per il futuro. La persona a cui tendere la trappola è individuata da Clay anche per motivi di risentimento personale ma la prima idea che costituisce la colonna portante di Un crimine bellissimo è di Nick, che giungerà dopo nella città lagunare.

Da New York a Venezia per “Un crimine bellissimo”

I risvolti e gli imprevisti non mancano di certo. Gli intrecci si snodano con dei lunghi flashback e delle analessi che rendono la lettura accattivante e cinematografica.

Non c’è indagine, non c’è poliziotto o detective, ma un inganno creduto, almeno all’inizio, innocuo. Ed è l’avidità che lo fa andare avanti. Un “volere sempre di più”, un “non accontentarsi mai” che fa riflettere. Un sentimento che assume le sembianze di patologia.

«Nick aveva le allucinazioni. Stava confondendo le sale da ballo in marmo, le facciate dorate e le gondole rivestite di velluto con la vita reale. Le persone a Venezia impazzivano perché perdevano il contatto con la povertà e la bruttezza e le battaglie della vita di tutti i giorni. Clay doveva ricordagli la durezza del resto del mondo».

 

L’empatia e la bontà d'animo invece si affacciano nella storia nel più classico dei ruoli: quello materno. Ancora, interessante è l’accostamento che emerge netto fra culture e tessuti socio-economici diversi, con conseguenti stili di vita, compreso il modo di esprimere la propria sessualità.

 

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Nelle pieghe della tensione narrativa si intersecano fra l’altro numerose problematiche alcune delle quali conosciute piuttosto bene da noi italiani. Il clientelismo, ad esempio, o il turismo di massa invadente e poco ecosostenibile:

«Un pomeriggio Nick attraversò Campo Santa Margherita e guardò gli studenti universitari appendere un lenzuolo bianco a un balcone del primo piano. NO GRANDI NAVI c’era scritto, con una linea rossa a barrare l’immagine di una nave da crociera. Un’altra studentessa con i capelli color fucsia distribuiva volantini per una protesta imminente contro il complesso edilizio di Mestre».

 

Per concludere, Un crimine bellissimo è un romanzo d’azione avvincente e ben confezionato con un titolo in un certo senso ossimorico che si può ritenere carico di ironia o simbolismi. Ognuno probabilmente troverà la sua risposta pagina dopo pagina e soprattutto col finale.


Per la prima foto, copyright: Alessio Furlan su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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