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Da Masterpiece a “Il Libro Coniglio”, il talento di Federica Lauto

Da Masterpiece a “Il Libro Coniglio”, il talento di Federico LautoArriverà certamente lontano il talento della giovane scrittrice di Grado Federica Lauto: dall’esperienza di Masterpiece è approdata a Il Libro Coniglio, scritto a tante mani, edito da Salani Editore e Rai/Eri. È il libro ufficiale de Il Ruggito del Coniglio, trasmissione di successo di Rai Radio2 condotta dalla celebre coppia Antonello Dose e Marco Presta, che raccoglie i ‘prosiegui’ di dieci grandi classici, tra cui I promessi sposi, Il conte di Montecristo, l’Odissea, Canto di Natale, Il nome della rosa e perfino 50 sfumature di grigio. La trentenne Federica Lauto è appassionata ai grandi classici e ha pubblicato alcuni racconti su Inchiostro di Puglia. A Sul Romanzo racconta la sua esperienza da Masterpiece a Il Libro Coniglio.

 

Ci racconta che cos’è Il Libro Coniglio? Come è nata la sua partecipazione?

Il Libro Coniglio nasce da un’iniziativa della trasmissione radiofonica Il Ruggito del Coniglio, di Radio 2, all’interno della rubrica di Continuologia, gestita da Roberto Corradi. La Continuologia si occupa dei romanzi e poi se ne strafrega, riconferendo al lettore il potere di stabilire la degna conclusione di un libro che ha letto. Al pubblico è stato chiesto di continuare dei romanzi famosi. La domanda da porsi era: ora che il romanzo è finito cosa succede? I buoni vivranno davvero felici e contenti? Ma felici e contenti come? E davvero quella si può considerare una fine?

La mia partecipazione è nata grazie a una mattina di ozio. Ero a casa e ho ascoltato Radio 2. Sentendo la proposta di Roberto Corradi, mi è venuto subito da ridere. Io leggo sempre e i personaggi di cui si parlava erano per me come vecchi amici o compagni di viaggio. Poter dire la mia e accompagnarli per un pezzetto di storia mi ha subito entusiasmato. Ho scritto alcuni finali e inventarli è stato bellissimo: non c’erano aspettative a cui dovevo rispondere, tranne un limite di caratteri (cosa a cui mi aveva allenato Masterpiece) ed era tutto un gioco: se andavano, bene, se no pazienza. È in quest’atmosfera di divertimento che scrivo le cose migliori. E i finali sono stati scelti tutti.

 

Come si è trovata in quest’avventura narrativa?

Come dicevo prima, immergermi nella scrittura è stato come respirare l’aria più adatta a me. Un’aria fatta di carta e parole. Ho riguardato i libri di cui si parlava, il loro stile, la scrittura e così ho preso confidenza con gli autori. Poi ho scritto a ruota libera. L’unica cosa che temevo era di essere troppo assurda. Ma, con mia sorpresa, proprio le cose che temevo più assurde hanno maggiormente divertito chi leggeva.

Da Masterpiece a “Il Libro Coniglio”, il talento di Federico Lauto

Qual è il suo approccio alla scrittura? 

Il mio approccio alla scrittura è tormentato. Scrivo velocemente e quando scrivo sono estremamente concentrata. I rumori e le intrusioni di ogni sorta mi infastidiscono. Entro in una dimensione senza tempo e poi è un dramma staccarsi per tornare alla vita quotidiana! Del resto dovrò farlo almeno finché non divento famosa e potrò vivere solo scrivendo! Il problema più grande riguarda, però, il trovare un equilibrio fra anima e tecnica. Credo sia un problema che si incontra per tutta la vita. Da un lato, tendo a essere troppo seria e fatico a concedermi di essere libera. Dall’altro, mi vengono un sacco di idee e decidermi per una sola è difficilissimo. Insomma un casino. La mia sfida sarà imparare a fare ordine nel turbine delle idee.

 

Quali sono le difficoltà più grosse per uno scrittore esordiente? Ci può raccontare i suoi inizi?

Le difficoltà più grosse per un esordiente stanno nel farsi leggere. In tempi di crisi l’editoria va sul sicuro e ho l’impressione che si pubblichino libri troppo facili, dove l’importante è che succeda tutto subito e che finiscano presto. Che si possano consumare in fretta, insomma, e dove spesso è più importante la confezione che il contenuto. E una volta che un autore diventa famoso spesso scrive sempre la stessa minestra.

L’altro problema è vincere lo scoraggiamento. È terribilmente frustrante dover aspettare, non avere risposte, essere circondati da persone che ti dicono che non va bene, e non avere maestri che si fermano vicino a te per insegnarti. È frustrante anche imparare che bisogna imparare. Troppe volte si crede che scrivere bene equivalga a essere scrittori. Io non lo credo.

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Da Masterpiece a “Il Libro Coniglio”, il talento di Federico LautoPer motivi di studio, si è occupata di Fernando Pessoa: qual è l’importanza e l’attualità del suo messaggio e della sua lezione oggi?

Fernando Pessoa era un uomo misterioso. Mi sono occupata di lui nella mia tesi di laurea sulle personalità multiple, poiché egli scriveva con eteronimi, cioè sotto varie personalità. Ho sempre pensato che dovesse sentirsi molto solo, nella vita, perché la sua mente si popolasse di tanti personaggi. Eppure ha avuto un’esistenza ricchissima. Si è messo in contatto col mondo attraverso la poesia. Il problema è che pensiamo alla poesia come a qualcosa di astratto e sognante mentre ha a che fare con la polpa della vita. Pessoa faceva l'impiegato, e deve essere sembrato una persona così scialba, priva di interessi. Invece a casa sua, è diventato uno dei poeti più grandi. Forse la sua esistenza ci insegna che anche dietro a chi notiamo meno c'è un’esistenza complessa, che la poesia non ci rende soli e che la mente è un enorme mistero, che se sappiamo ascoltare anche nelle sue parti più nere ci rivela grandi sorprese.

 

Ci racconta l’esperienza di Masterpiece?

A chi mi chiede se Masterpiece è stato bello rispondo sempre che è stato importante. È iniziato con una persona cara che ha sentito la pubblicità per radio (ancora la radio! Devo esserle grata!) e mi ha suggerito di spedire il romanzo che avevo appena scritto. Dopo un mese, sono stata contattata per un provino e grazie ad Armando Carbone, che cito perché ha deciso di farmi passare al provino successivo, la mia avventura è cominciata. Dopo i provini mi hanno detto che eventualmente sarei stata contatta entro una certa data. Arriva la data e tutto tace. Delusione, rassegnazione e poi, il giorno dopo mi chiama Armando Carbone scusandosi del ritardo!

Bene, pensavo di essere passata, invece dovevo appena sottopormi al giudizio dei giudici. Con un sì unanime passo al livello successivo, parto per girare un'esterna e mi buttano a mangiare ventiquattro portate a un matrimonio napoletano. Avrei dovuto superare la prova solo per quello, sono andata anche a messa! Invece mi hanno eliminata! Ma il pubblico ha provveduto a ripescarmi. A quel punto ho vissuto un mese e mezzo di tensione. Temevo che con un solo passo falso un sogno si sarebbe potuto volatilizzare. Invece sopravvissuta. Mi sono fatta i muscoli emotivi.

Il gruppo di Masterpiece è stato molto bello: in Rai si lamentavano che ci fosse troppo poca competizione fra noi! Invece la competizione c'era ma credo che ci sentissimo tutti nella stessa barca.

La cosa che ho odiato, invece, sono stati i confessionali: anche tre quarti d’ora per farci dire qualcosa di polemico o tirar fuori un'emozione da spiattellare in tv! E una certa spinta che avvertivo a farci parlar male gli uni degli altri. Però a Masterpiece sono grata perché mi ha fatto capire che scrivere è ciò che io voglio davvero fare.

 

Ha qualche progetto in cantiere che ci può anticipare?

Quest’anno ho scritto un racconto in occasione della festa delle donne, che si può trovare liberamente nel web, e che si intitola Il compleanno di un uomo, e un giallo ambientato a Grado. Attualmente sto aspettando delle risposte per Surus e scrivendo un altro romanzo, che parla di mare e patatine fritte. Posso anticiparvi che Grado, la mia isola, sta diventando il mio universo letterario e che mi sto interessando alla figura di Biagio Marin. Il resto lo scoprirete. 


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