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Da dove deriva "petaloso"?

Da dove deriva "petaloso"?Petaloso, la parola inventata dal celebre Matteo di Ferrara, da dove deriva? In realtà, è uno squisito preziosismo poetico-letterario.

 

Tutta colpa dell’inglese?

Siamo ormai invasi, ogni settore da quello sportivo all’economico conia termini derivanti dalla lingua inglese e il mondo del web alimenta ancor di più l’espansione relegando l’italiano a una seconda lingua o a serbatoio di riserva. Parini, oggi, sarebbe in grado di scrivere un articolo e illuminarci se, come accadde alla sua epoca con i francesismi, siamo davanti a una cultura fatta di neologismi senza sostanza da sfoderare nel momento del bisogno o a un’involuzione grave della lingua nostrana.

A riprendere nel 2016 un discorso storico-linguistico risalente a secoli fa è l’errore di un bambino di otto anni. Già, perché a Ferrara, precisamente nell’istituto Marchesi di Copparo, la maestra Margherita legge su un compito il termine "petaloso" associato a un fiore e all’istante ne segnala l’errore. Poi subentra in lei il dubbio e allora si rivolge all’ente che sovraintende alla correttezza della lingua italiana dal lontano 1590: l’Accademia della Crusca a Firenze.

 

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Proprio quell’istituto che tanto avversò il linguaggio poetico innovativo di Tasso a fine del secolo XVI e che oggi s’è espressa così sul termine "petaloso": «la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole formate nello stesso modo». Alcuni esempi? Peloso (pelo + oso) o coraggioso (coraggio + oso)».

 

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Basta un hashtag

Affinché, tuttavia, un lemma entri nel dizionario italiano è consuetudine da sempre che venga utilizzato e capito da tanti. Una volta era necessario che scrittori nuovi o ben affermati ne facessero buon uso, oggi basta creare l’hastag #petaloso e raggiungere 40.000 cinguettii  perché entri nel nostro uso quotidiano.

Così c’è chi ha giustamente evidenziato che se dai social può nascere una nuova parola, allora a breve avremo un #escile fra i nuovi lemmi del dizionario.

Da dove deriva "petaloso"?

Da “maculoso” a “toletta”

Non va proprio così, perché il suffisso –oso è di uso antichissimo e risale ai fondatori della scuola siciliana che usavano "doglioso" e "voglioso" come termini linguistici del loro dettato poetico, fondendo insieme la base latina e i modelli della poesia provenzale.

 

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Ora se, come conferma l’Oxford online, il termine petoloso deriva dall’inglese petalous, il piccolo Matteo non ha inventato un aggettivo nuovo, ma ha creato un calco semantico a partire dalla lingua straniera. Ossia ha italianizzato il termine "petalous", realizzando un’operazione linguistica degna dei migliori poeti del nostro Novecento e mi viene in mente l’aggettivo dannunziano “maculoso” dell’Asfodelo nella raccolta poetica Alcyone. Solo che il giovane genietto di Ferrara da buon purista inconsapevole ha scelto la strada di Parini che nel lontano Settecento non gradiva l’uso di "toilette", ma lo ricalcava con “toletta”.

Ha ben ragione l’Accademia della Crusca a considerare la neo formazione come valida, chiara e a questo punto si potrà dire illustrissima, per la tradizione che supporta il meccanismo di formazione della parola, ma ancor più importante è che i cruscanti non abbiano avvallato il termine "petalous" come nuovo arricchimento della lingua italiana.

 

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Insomma, involontariamente o meno, Matteo di Ferrara e la sua insegnante con #petaloso hanno rimesso in circolo una battaglia contro la moda di designare ogni termine nostrano con parole prese in prestito o copiate dalle lingue straniere (qualcuno ricorderà puristi o innovatori?), mostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, che la struttura morfologica e grammaticale del nostro idioma è perfetta, antica e per quanto si cerchi di infarcirla di neologismi o anglicismi o francesismi avrà sempre la forza di conservare intatte le sue radici storiche, come ci ha insegnato una certa scuola siciliana qualche secolo fa.

Speriamo, dunque, di aver risposto, almeno in maniera basilare, alla domanda che tutti si stanno ponendo in questi giorni: «Da dove deriva petaloso?», anche se siamo consapevoli che la discussione, linguistica e non, procederà ancora per molto.

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Commenti

MANCA UN'AZIONE SERIA SULLA DIFESA DELLA LINGUA
La Crusca dice una cosa sacrosanta. Il neologismo entra di diritto nel vocabolario nazionale allorquando esso è abbastanza diffuso. Prima non si può. I vocabolaristi svolgono in tal caso una funzione notarile: per questo prima di introdurre nelle loro opere i nuovi lemmi (e ciò vale anche per gli angloamericanismi) devono verificare che una consistente parte dei parlanti (almeno il 50%, credo) li adopera, perché ne conosce il significato. Ebbene, questo controllo non viene mai eseguito !

Non mi risulta, tra l’altro, che la Crusca - a parte una recentissima presa di posizione nei confronti dei troppi forestierismi – abbia mai bacchettato i giornalisti, i politici e i vocabolaristi, tutti gravemente ammalati di esterofilia e quindi colpevolmente responsabili delle loro odiose scelte linguistiche.

Mi chiedo e vi chiedo: ma il montanaro veneto, il pescatore siciliano, il pastore d’Abruzzo, l’agricoltore di Sardegna ecc che cosa sanno di “stepchild adoption” (che oggi è di moda negli organi d’informazione e furoreggia nei dibattiti politici) ?

E la Crusca, a proposito, che fa ? Tace. E’ solo capace invece di rispondere al piccolo Matteo (un’iniziativa da libro Cuore), ma non di assumere una ferma posizione nei confronti di un fenomeno a dir poco allarmante, facendo nomi e cognomi. Zero spaccato !

Salve,

la ringrazio per il suo commento. Ci scusiamo per la risposta dalla redazione anziché dall'autore, ma volevamo solo segnalarle che la Crusca si è già espressa su "stepchild adoption". Troverà qui tutti i dettagli: http://www.sulromanzo.it/blog/l-accademia-della-crusca-boccia-la-stepchi....

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