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Da Berlusconi a Renzi, la mappa del potere in Italia

Da Berlusconi a Renzi, la mappa del potere in ItaliaL’ultimo lavoro di Aldo Giannulli, Classe dirigente. Mappa del potere in Italia fra la Seconda e la Terza Repubblica (edito da Ponte alle Grazie), si presenta tra i più completi dell’autore. Noto per aver iniziato i lettori italiani a ricostruzioni sensate di ciò che comunemente si chiama potere occulto, Giannulli si cimenta con la contemporaneità più vicina a noi. Non una contemporaneità sganciata dal passato, ma quella di una Terza Repubblica non immune dal costituirsi di congreghe e consorterie che poco hanno da invidiare alle più note massonerie dei decenni precedenti.

Rintraccia, Giannulli, una sostanziosa linea di continuità che parte dalla crisi repubblicana degli anni Novanta, vedendo nell’avvento di Berlusconi una sorta di spartiacque. Un bivio, se vogliamo, nel quale sguazza il potere costituito e quello che si costituisce, scegliendo su quali eredità ideologiche e materiali rifondarsi.

 

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E questo, infatti, è un libro sul potere, sulle responsabilità che la Prima e la Seconda Repubblica hanno nella genesi della Terza. Tra i responsabili, intesi come figure istituzionali, quella del Presidente della Repubblica, che in qualche misura incarna alla perfezione la macchina della politica nazionale. È una specie di sostituto delle camere, che interviene sempre più politicamente nella vita politica del Paese senza dover passare attraverso il vaglio elettorale.

Da Berlusconi a Renzi, la mappa del potere in Italia

In fondo, Giannuli mette per iscritto quello che molti italiani pensano dall’elezione di Giorgio Napolitano in poi: l’ingerenza del Colle negli affari di Stato determinata dalla bassezza qualitativa della casta parlamentare. A contorno di questa figura, i poteri collettivi, o di lobby, o di gruppo, dei servizi segreti, il cui ruolo è preminente nella tenuta di un sistema che declina verso forme inedite di autocrazia. I servizi sono una specie di cuore pulsante della costruzione dei nuovi poteri, un modello per altri poteri, come quello industriale e quello delle banche e delle relative bancarotte. Reggono, i servizi, non senza aggiustamenti, avvicendamenti, cambi di prospettiva in un tempo che non vede più contrapposizioni tra blocchi ma trincee ovunque: aggravate, se vogliamo, da una retorica dell’emergenza alimentata dai media più che dalla politica.

Merita un passaggio a sé la trattazione dei sistemi criminali, molto acuta perché rivela quanto le mafie (chiamiamole semplificando così) siano soltanto un pezzo, forse tradizionalista in eccesso, di una costellazione di aggregazioni. Sono pienamente consapevoli di essere un attore, non il primo attore, accanto alle massonerie, sempre più deterritorializzate.

 

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In questo scenario quasi apocalittico, si muove il popolo italiano, orbo di una guida spirituale (Bergoglio da solo non basta) e di una guida intellettuale riconosciuta. Non c’è un guru, un Savonarola, un Masaniello capace di interpretare l’esigenza di fare i conti con queste realtà.

Da Berlusconi a Renzi, la mappa del potere in Italia

Evidentemente, nel delineare questo lavoro, Giannuli ha attinto alla sua conoscenza delle trame e delle relazioni (sociali, non solo economiche, e culturali) tra i sistemi dei poteri. È in queste relazioni che l’autore trova i flussi di scambio di favori che hanno definitivamente massacrato un Paese. Lo hanno fiaccato e impoverito in nome di una presunta ventata di cambiamento (il renzismo ne è l’ultimo esempio, il berlusconismo il suo più noto e robusto predecessore).

 

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Un cambiamento che, non essendo avvenuto, lascia il Paese in una storta di stato premoderno, con la caduta di credibilità di tutti gli apparati un tempo prestigiosi (l’Università, sopra tutti) e di tutti i luoghi della costruzione di senso e di senso democratico. In definitiva, il contributo di Giannuli è come sempre acuto e lungimirante, straordinariamente utile per far avanzare il dibattito pubblico italiano in una dimensione meno ottusa e provinciale.

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