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Curzio Malaparte e il viaggio in Cina

Curzio MalaparteCol diavolo in corpo è il titolo del nuovo libro di Osvaldo Guerrieri (Neri Pozza), un palese richiamo al francese “maudit”, aggettivo coniato da Verlaine (che lo conferì a se stesso), con cui venivano qualificati degli artisti dediti a una vita di dissolutezza, autori di opere di comprensione ostica e il cui genio fu, in genere, riconosciuto postumo.

Dai francesi agli italiani, da Verlaine ad Amedeo Modigliani, Carmelo Bene, Dino Campana, Luciano Bianciardi e Curzio Malaparte. E proprio di Malaparte ha parlato Guerrieri in un recente pezzo su «La Stampa» (Malaparte in Cina. Ve lo do io Jacopone), in cui veniva inizialmente citata la fama di «trasformista e di opportunista» dello scrittore toscano, nonostante fosse considerato nell'ambiente culturale un uomo dal grande fascino, e, secondo le parole di Eugenio Montale, «un parlatore squisito e un grande ascoltatore, pieno di tatto ed educazione». Da un punto di vista politico, nota fu l'adesione di Malaparte al Fascismo nel 1920, per poi discostarsene cinque anni dopo, quando la rivoluzione sociale promessa dal Duce tardava ad arrivare.

Nell'articolo, Guerrieri si concentra sulla permanenza in Cina di Malaparte, alla fine degli anni Cinquanta: motivo ufficiale del viaggio fu la commemorazione di uno sconosciuto poeta, questione di cui Malaparte parlò a Indro Montanelli. La conversazione tra i due è piuttosto divertente ed evidenzia tutta la capacità di Malaparte di adattarsi alle situazioni che lui considerava vantaggiose o che potevano, in qualche modo, arricchirlo: poco importa se arrivava ad auto-attribuirsi un aneddoto di Longanesi o se nel suo discorso commemorativo citava Jacopone da Todi, senza sapere se quest'ultimo avesse davvero una qualche attinenza con il poeta cinese.

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Dopo il viaggio in Cina, Malaparte pensò a un libro su quel grande Paese, ma il cancro lo colse improvvisamente, in stadio avanzato e, perciò, incurabile. Morì nel luglio 1957. Tutto il materiale su quel viaggio uscirà postumo, insieme alle memorie del soggiorno in URSS, nel volume Io, in Russia e in Cina (1958).

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