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“Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin

Ella Berthoud e Susan Elderkin, Curarsi con i libriPerché si legge? Per rilassarsi dopo una giornata di lavoro, per riposarsi in una domenica fredda e piovosa, per ingannare il tempo in una stipata sala di attesa, ma anche, e forse soprattutto, per guarire. Almeno così la pensano le due autrici inglesi di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno, Ella Berthoud e Susan Elderkin, amiche da sempre e da molto tempo interessate alla biblioterapia, «ramo della medicina che cura certi disturbi dell’esistenza con la somministrazione di opere di narrativa».

Pubblicato da Sellerio nel 2013, con traduzione di Roberto Serrai, il libro affronta un concetto sicuramente non nuovo. La storia letteraria è, infatti, piena di opere con simili intenti. Basti pensare alle novelle del Decameron raccontate per sfuggire alla morte o ai Sonetti per la infermità e guarigione di Cosimo I de’ Medici. Ma l’idea è sviluppata in modo sistematico e assolutamente originale dalle due scrittrici.

In ordine alfabetico dalla A di “abbandono” alla X di “xenofobia”, si passano in rassegna vari tipi di afflizioni, dolori fisici, spirituali e vere e proprie paranoie, consigliando uno o più libri in cui si può trovare, in maniera più o meno esplicita, una cura da tentare per ogni problema: dalla paura di salire sugli alberi ai dolori cervicali; dalla fissazione di voler essere un supereroe all’eccessiva timidezza. Passando per i più bassi e corporali postumi della sbornia e i fastidi della ritenzione anale, c’è veramente un rimedio per tutto all’interno di questo consolatorio libro dei libri, perché «le parole possono lenire. Sono come bende da mettere su una ferita, o fazzoletti per espettorare, le parole sono balsamiche, salutari, sedative, analgesiche, antipiretiche, antibiotiche».

Così, chi è logorato dal mal di schiena troverà sollievo tra le righe de Il massaggio mistico di V.S. Naipaul, incontrando Pandit Ganesh dalle mani magiche che cura l’anima e il corpo. Nessun panico nemmeno per la nausea: la prosa perfettamente bilanciata di Evelyn Waugh in Ritorno a Brideshead saprà restituirvi il giusto equilibrio fisiologico. Chi è dipendente dall’alcol dovrebbe leggere Shining di Stephen King: sprofondando assieme a Jack Torrance fino a limiti più pericolosi e violenti del vizio, il lettore forse potrà realizzare l’entità del suo problema in maniera lucida e distaccata e iniziare a cercare una via d’uscita. Per i disturbi ansiosi, invece, l’ideale è Ritratto di signora di Henry James: già il primo capitolo, con la bucolica descrizione del tè servito in un giardino della campagna inglese, sarà un ottimo sedativo per staccare la spina e ritrovarsi in un tempo governato dalla lentezza e in uno spazio in cui è perfetta la simbiosi tra uomo e natura.

L’ironia arriva puntuale a moderare la serietà di certe situazioni (l’affanno di chi deve prendersi cura di un malato di cancro o di chi si vuole salvare dall’anoressia): ci sono libri adatti anche a chi è vittima di un semplice (ma non meno doloroso) inconveniente, come il colpo dell’alluce contro la gamba del tavolino, oppure la malaugurata abitudine di bruciare la cena per distrazione.

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Ella Berthoud e Susan ElderkinIl libro offre anche un’occasione per rileggere alcuni capolavori letterari sotto un altro punto di vista, in maniera meno celebrativa e sicuramente più empatica: La famiglia Manzoni di Natalia Ginzburg, consigliato in caso di agorafobia, è un ritratto intimo che rivela le paure più nascoste del famoso autore de I Promessi Sposi, ossessionato dagli spazi aperti e affollati, e ci apre a una lettura rovesciata del romanzo, la storia della peste invece che il trionfo della Provvidenza.

Una rete di intertestualità che si tesse trasversalmente e connette generi ed epoche lontane, classici e bestsellers, libri da tenere sul comodino e storie da portare in spiaggia sotto l’ombrellone, secondo il principio democratico per cui la lettura è sempre un’abitudine salutare, al di là di ogni giudizio critico sul valore letterario delle singole opere.

Ai titoli anglosassoni proposti dalle autrici si affiancano molti libri di autori italiani nell’edizione intelligentemente curata da Fabio Stassi: una scelta che allarga l’orizzonte letterario e dà il giusto riconoscimento al potere taumaturgico di opere come Il barone rampante, Il bell’Antonio, Un amore.

Pagina dopo pagina, la tentazione di appuntarsi i titoli di libri che vorremmo leggere si fa gradualmente più forte per la curiosità di calarsi in esotiche avventure o la premura di avere vicino una lettura/rimedio per un eventuale malanno futuro.
Un libro che va tenuto a portata di mano, sempre pronto per essere aperto e sfogliato alla ricerca della soluzione per il malessere che ci ha colto o per la paranoia di turno, nella certezza che lì, da qualche parte, c’è il rimedio naturale, la medicina senza controindicazioni anche per il nostro caso.

Nell’epoca della velocità e dell’artificialità, Curarsi con i libri si pone come prezioso richiamo alla semplicità dei tempi passati, in cui ci si radunava “a veglio”, per raccontare e raccontarsi, rispecchiarsi nelle storie, affrontare paure ancestrali e attuali, condividendo con un altro da sé, reale o fittizio, i propri sentimenti; rito di un tempo che forse oggi abbiamo perso, ma che la lettura di Curarsi con i libri può in parte rievocare, lasciandoci in bocca tutto il dolce di uno sciroppo che siamo sempre felici di assaggiare.

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