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Cultura a #Bologna 6 – MAMbo

MAMbo, BolognaOggi vi porto a scoprire il MAMbo, un bel nome per un museo di Bologna da non lasciarsi sfuggire e che i bolognesi potrebbero forse godersi un po' di più. L'acronimo sta per “Museo d'Arte Moderna di Bologna”, ma il segno distintivo del MAMbo, diretto da Gianfranco Maraniello, è l'arte sperimentale contemporanea.

Pensate a spazi ampi, bianchi e luminosi, che si aprono in un edificio situato proprio nel centro di Bologna, nel cuore dell'antico distretto della Manifattura delle Arti. Ex-sede del Forno del Pane, il Museo si trova vicino alla Cineteca, allo stupendo Cassero, a laboratori e Dipartimenti universitari. Insomma, chi arriva al MAMbo, entra in una zona che concentra storia, creatività e ricerca, e che incanta lo sguardo grazie a ristrutturazioni rispettose dell'architettura pre-esistente.

Il MAMbo è una creatura recente, in movimento e, per certi aspetti, complessa. Da quando ha aperto i battenti nel 2007, è la sede dell'Istituto Bologna Musei, che gestisce Villa Serena, il Museo per la memoria di Ustica, Casa Morandi (in cui, tra l'altro, si trova la ricostruzione dell'atelier dell'artista) e il Museo Morandi. L'ente ha dunque inglobato, non senza qualche controversia, le 34 opere che Maria Teresa, sorella di Giorgio Morandi e attenta custode del suo patrimonio, aveva donato a Bologna e destinato a Palazzo D'Accursio. Quando nell'autunno del 2012, a seguito del terremoto che tutti ricordiamo, si è reso necessario ristrutturare il bellissimo Palazzo bolognese, i lavori dell'artista sono stati trasferiti al secondo piano del MAMbo. Di sicuro, ne hanno arricchito la proposta.

Cosa offre oggi, dunque, il Museo bolognese? Una collezione permanente incentrata sull'arte contemporanea dal secondo dopoguerra a oggi. Passando per l'arte povera e l'informale, troviamo nomi quali Renato Guttuso e Lucio Fontana, Alighiero Boetti e Concetto Pozzati, Marina Ambramović e Ulay e Zoran Mušič, Tony Cragg e Vanessa Beecroft. Una sezione specifica è dedicata alla nuove generazioni di artisti sperimentali, a cui il MAMbo intende dare supporto e visibilità. Un percorso autonomo, anche se in inevitabile dialettica con la collezione, è poi destinato ai lavori di Giorgio Morandi.

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Incuneato in uno spazio video, fino a settembre si può assistere alla proiezione in loop di Un ritorno, documentario dei raffinati fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio, prodotto nell'ambito del progetto Museo incontra artista.

C'è poi la mostra temporanea. Dopo l'esposizione dedicata a Rachel Whiteread, ora il primo piano del museo ospita la prima personale italiana dello statunitense Nick van Woert, Nature Calls.

L'offerta del MAMbo è, dunque, molto ricca e dialettica, grazie all'apertura a contesti nazionali e internazionali. Inoltre, il Museo possiede il valore aggiunto di non dimenticare la relazione col territorio. Per bambini dai 5 ai 12 anni organizza campi estivi in cui si gioca in modo serio tra l'arte e il quotidiano. Cito solo una delle attività: Corpo a corpo. La sua presentazione recita: «Alzati! Guarda! Abbassati! Ascolta! Esercizi per risvegliare il corpo, allenare il respiro, solleticare le orecchie, far brillare gli occhi e accarezzare il cuore: una settimana dedicata al corpo, alle sue forme, ai suoi odori, alle sue impronte e al suo movimento a partire dalle opere degli artisti presenti nella Collezione permanente del MAMbo e dalla mostra di Nick Van Woert». Che ne dite, genitori ed educatori?

Le proposte non finiscono qui, naturalmente. Se siete interessati agli scenari urbani e all'underground, cercate FRONTIER voices sul sito del MAMbo. E il mio consiglio è di rimanere aggiornati.

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