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Cronaca di un abbandono: “Sangue di cane” di Veronica Tomassini

Sangue di caneI lettori più assidui avranno sicuramente notato che chi scrive ha propensione ad occuparsi, di mese in mese, di recensioni. Questo articolo non sarebbe stato un'eccezione. Ed invece lo è. Per questo l'ho definito “cronaca di un abbandono”. Ma facciamo un passo indietro.

È stato con le migliori intenzioni che mi sono avvicinato a Sangue di cane, primo romanzo di Veronica Tomassini. Incoraggiato da numerosi articoli e interviste (una delle quali su queste stesse pagine), ho iniziato il mio viaggio all'interno del volume, uscito per Laurana Editore nel 2010. Non prima di aver letto la seconda di copertina, però, della quale mi sembra utile riportare alcuni stralci:

 

«Ogni città d'Italia contiene al proprio interno un'altra città, nascosta e quasi invisibile.»

 

Oh mio Dio, non saremo finiti in un film?

 

Leggiamo ancora dal risvolto: «Sangue di cane è la storia dell'amore impossibile – e tuttavia inevitabile, essenziale – tra una ragazza della città visibile e un uomo della città invisibile.»

 

Allora, se ho capito bene c'è questa città, una città come un'altra, che al suo interno ne contiene un'altra; e ci sono questi due, una bella ragazza e un povero disgraziato. Che si conoscono. Si innamorano. Si amano. Ci sarebbe da piangere per almeno tre giorni di seguito. Dicevo: le intenzioni erano delle migliori; una quasi-esordiente, una storia coraggiosa, che parla degli esclusi, degli ultimi. Bene. Comincio. Ce la posso fare.

 

«Marcin era morto. Io avevo i pidocchi. Cioè successe nello stesso momento. Marcin cagava sangue, stava morendo, beveva e cagava sangue.»

 

Questo è l'incipit. Bel quadretto. Procedo nella lettura, tra ardite subordinazioni e “plurilinguismo”; giungo alla seconda pagina, dove trovo una descrizione del paesaggio siracusano, «grigio nella sostanza»; la scambio per un sunto del romanzo. Mi dico che devo dare una possibilità, alla Tomassini e alla sua opera. Vado avanti. Capisco che c'è tutta una variegata umanità attorno ai personaggi principali, un consesso di barboni, alcolisti, donne poco timorate di Dio. Tutti assieme appassionatamente. Le pagine passano, anche se lentamente. Cinque, dieci, quindici. La solfa è sempre la stessa, questi “invisibili” si crogiolano nell'abiezione. Ci può stare. Ma la storia? Venti, venticinque, trenta.

 

«Poi mi prese il prurito.»

 

Stavo citando, non era un'esternazione personale. In fin dei conti, in poco più di trenta pagine, Sangue di cane ha dimostrato di essere un romanzo coraggioso, con uno stile riconoscibile, una storia avvincente, ben strutturata, personaggi credibili e opportunamente caratterizzati. D'accordo, disattivo la “modalità ironia”.

 

Così, nella mestizia generale, il segnalibro giace ancora tra pagina 36 e pagina 37. Le ultime frasi della cui lettura ho goduto:

 

«Immagino che l'amore debba portare pazienza. Immagino che l'amore debba santificare. L'amore guarisce e salva, pure nel fango. Noi eravamo forse fiori nel fango. Magari, lo fossimo ancora. Avrebbe un senso il niente del dopo, magari.»

 

Sarà così, ma la mia pazienza è finita. Basta. Torno a DeLillo e ai torture movies.

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Commenti

mi spiegate, voi che avete studiato, cos'è una recensione?
come deve essere, come si fa, chi può farla, così capisco quando mi imbatto in una opinione o in una recensione (stroncature comprese).
grazie

Ma che antipatica 'sta Veronica, finge non-chalance e invece si vede un miglio che sbava di rabbia per la stroncatura, su facebook, in un topic parallelo, dice che l'autore non dovrebbe mai difendere il proprio testo, e poi si lancia in dodici post piccatissimi, arrivando anche all'insulto pesante, uscendo a modo suo "pezzi grossi" dalla manica, e ricordando sempre che il recensore è un "vententenne", "inadeguato" (sic), e parlando sempre di 'sti benedetti "strumenti"... ma magari ce ne fossero recensioni così, altro che facoltà di lettere, io le recensioni le farei scrivere ai quindicenni con la loro foga e spontaneità... non a chi parla di studi, di strumenti, di appropriatezza... paradossale il fatto che poi, a quanto ho capito, si tratta dell'autrice di un improbabile romanzo sull'amor fou... altro che arrivare fino a pagina 36... mi basta già questo per togliermi ogni voglia di comprare 'sto libro...

beh sì veronica non brilla per simpatia.
"ciao Giuseppe, tu mi hai già riconosciuto, tempo addietro (non dimentico), a me basta.", scrive.
cos'è, siamo all'asilo?!
riassumendo, il pensiero di molti scrittori di presunta nicchia è - generalizzo, sì: sono pronto a rettificare non appena qualcuno risponderà alla mia richiesta di spiegazioni, cosa è una recensione:
"se mi recensisci il romanzo con parole difficili, me lo promuovi, allora tu hai gli strumenti interpretativi e ti ringrazio. grazie. grazie. grazie".
"se mi recensisci il romanzo e me lo stronchi, non hai gli strumenti, sei una sega, sei un cazzo di bimbominkia stupido, la tua non è una recensione, cos'è tutto questo astio (cit.)?"
uno scrittore non dovrebbe MAI parlare del suo libro. parli dei suoi nipoti, o della crisi politica, o della vacanza a ponza.
MAI del suo libro, se non in privato.

Uno scrittore ha lo stesso diritto di parlare del proprio libro che ha chiunque altro di stroncarlo o di amarlo. Il livore si sente molto più in questo commento, e la questione dell'asilo proprio non si capisce. Non vedo perché chi scrive dovrebbe tacere senza prendere la parola di fronte a una discussione così aggressiva (in alcune parti).

Questa discussione ci permette anche di riflettere su un certo modo di usare le ricerche in rete in modo sbagliato e superficiale. Mi riferisco al commentatore che ha fatto riferimento all'architettura. E' vero che mettendo Alessandro Puglisi in un motore di ricerca al primo o ai primi posti viene fuori "Alessandro Puglisi" architetto. Però oltre a Google, Excite e Yahoo esiste anche la testa per selezionare e distinguere tra ominimie e corretta informazione.

E questa superficialità nel giudicare una "persona" (cacchio, una persona! un essere umano!) basandosi su google (peraltro sbagliando) non è BEN più grave del giudicare un libro (cacchio, un libro) senza averlo finito?
Non è più grave giudicare una persona senza sapere NULLA di lei che un libro non gradito?
Non è da dire a Genna di pensare mille volte prima di scrivere?
Povero mondo.

Caro Alessandro, sono proprio quello appena sopra....Quando ho letto la discussione....cosa ho fatto? ......Ho pensato male.....Ma ci ho azzeccato...Il GRANDE Google ha regalato quell'informazione sull'architettura.....Il problema è proprio questo....che oggi tante persone giudicano e pensano in base ad etichette, frasi fritte e rifritte, formule ritrite e l'essere umano ne esce senza il dovuto rispetto. E gli strumenti informatici, che in quanto tali non sono né positivi, né negativi (forse più la prima cosa) fanno sentire questi giudici ancora più potenti, invece sono ben altro.

Fuiiii ... meno male che sono capitato per caso su sta discussione. Pensate che, senza averne minimamente gli strumenti, mi sono consentito di recensire qualche testo (uno addirittura di Genna, meno male non lo ha mai letto). Prometto che non mi permetterò di farlo mai più (peccato, perché avevo iniziato l'ultimo di Mozzi/Binaghi, ma giuro che non lo recensirò!)

Preferisco restare fuori dalle polemiche di cui sopra, dico solo che apprezzo al 100% l'onestà intellettuale del recensore. Avrebbe potuto fingere di averlo letto tutto e averlo schifato, invece ammette di non essere riuscito a terminarlo, ci mette anche dell'ironia, l'articolo è ben confezionato e comunque dà un'idea di cosa non va nel romanzo.
Poi, signori, qui si parla di impressioni... cose troppo distanti e differenti per ognuno di noi per litigarci sopra.

Il punto è che questa gente (Genna, Mozzi, Bertante, etc etc) si sentono una casta di intoccabili, super partes, ed esercitano il loro (peraltro inutile, inutile per i più intendo) piccolo potere osannando fino al ridicolo autori che secondo loro sono il futuro della narrativa italiana. E tutti vanno loro dietro, un bel branco di pecore belanti.
Succede con la Tommasini, succede con Sortino (li ho letti entrambi e francamente non erano all'altezza di tutte le parole grosse che sono state spese per loro e, tra parentesi, ho letto recensioni positive a Sortino dove chi recensiva nemmeno aveva finito di leggere il libro ma quello andava bene, eh?).

Quindi, visto che qui una persona ha osato finalmente usare la sua testa per recensire un libro, senza guardare chi lo sponsorizzava e senza paura di farsi inimicizie nelle suddette cricche: allora lui non è autorevole! Sì, su Fb è stata tirata in ballo "l'autorevolezza", che fa tanto fascismo triste, anche perché chi è che decide se qualcuno è abbastanza autorevole da fare una recensione?
Personalmente, d'ora in poi l'unico criterio che userò per decidere se qualcuno è autorevole è che questo qualcuno sia un emerito Nessuno.

ps. Genna è veramente un essere immondo, che si permette di giudicare una persona da una ricerca sommaria su Google.
Tommasini, poi, con questo linguaggio mafioso: "ciao Giuseppe, tu mi hai già riconosciuto, tempo addietro (non dimentico), a me basta". Inorridiamo.

Recensione utile, quella del Puglisi, direi da far bruciare il buco del culo a mo' di "prurito vermiginoso".
E se fosse stato un ingegnere edile a recensire il libro? (Preferisco gli imbianchini).
Consiglio ai dotti dropbox (non serve in questo caso un ingegnere informatico). Scegliete user, password e poi caricate tutti i Vostri libri. Poi, le stesse credenziali, speditele a chi ha gli strumenti per leggerli, i libri. Consiglio inoltre una lista di Recensori. Non male come idea. Che poi essi, i Recensori, a loro volta, commenteranno con puntelli e cazzuole linguistiche adatte. Infine, dopo esservi fatti tutta una serie di idee ben precise e aver discusso a lungo fra di Voi, ecco che potrete anche pubblicarli, quei libri. A quel punto però non serviranno più chiavi d'accesso per fruire della loro beltà. Ma che nessuno si lamenti più se ai lettori quindicenni Poi Prende il Prurito, anche se solo a pagina tre.

Forte Bertante. Con il suo pessimo (mio insindacabile parere - sono molto strumentato ma non strumentalizzabile) romanzo è entrato (grazie al "sistema" = Genna/Serino e c) nella dozzina dello Strega. Poi lo Strega non l'ha vinto e allora "il sistema va cambiato", ha dichiarato.
Ahahahahahahah!

Linguaggio mafioso? Ma possibile che su internet nei commenti si trovino solo cani rabbiosi in libertà?

signor S
io non ho mai osanatto né la Tommasini né Sortino
non faccio mai recensioni di autori italiali
se tu mi ritieni un intoccabile è un problema tuo

Alessandro Bertante

amico anonimo
sei sei così sicuro delle tue opinioni perchè non ti firmi?

Il mio nome non ha nessuna rilevanza: si riflette su "ciò" che si scrive, non su "chi" scrive.
Che a portare il tuo romanzo allo Strega siano stati Genna, Serino e c, lo scrive la tua casa editrice sulla fascetta in copertina "Il romanzo portato allo Strega da facebook", e su Facebook c'è il gruppo "Nina dei lupi allo Strega" gestito chissà da chi (parentesi: dal quale gruppo chi non è d'accordo viene bannato);
Che poi (già, "poi") il sistema vada cambiato l'hai dichiarato tu su Affaritaliani.

Mi sembra un commento quanto meno ingenuo. Allo Strega i libri vengono portati dagli "amici della domenica", ovvero dai giurati del premio, non dai gruppi su facebook. Nello specifico, Nina dei lupi e' stato presentato da Antonio Scurati, che insieme a Bertante cura a Milano il Festival Officina Italia. Insomma da un suo amico. Il gruppo su facebook ha avuto semmai il compito di creare interesse intorno al libro, un'operazione di viral marketing del tutto legittima, ma che non ha in alcun modo influenzato il percorso del libro verso la candidatura al premio.

Cosa fa signor anonimo, percula?

Giammai

Quindi la Fascetta in copertina che senso ha, di preciso? La casa editrice mente?

Fa quello che deve fare una casa editrice, pensa a vendere libri, adottando le strategie piu' opportune al caso.

Le ripeto: http://blog.marsilioeditori.it/2011/03/25/nina-dei-lupi-di-alessandro-be...

L'ho scritto io che Bertante è stato spinto allo Strega dal gruppo FB di Genna o l'ha scritto Marsilio?
Conta più quel che dice la Casa Editrice, secondo la quale è stata la spinta del gruppo su facebook a portare Bertante allo Strega, o quel che dice Carlo Cannella, secondo cui sono "gli amici della domenica"?

E chi lo sa? Ognuno faccia le sue valutazioni. O magari attendiamo l'opinione di qualcuno dotato della necessaria autorevolezza per svelare l'arcano.

me lo domando anch'io, signor S., sa a proposito di mafiosità. io fossi in lei mi firmerei, questione di coerenza-audacia, suvvia.

Non discuto con anonimi. E non da oggi.

No: non discuti FATTI INEQUIVOCABILI.

Vi chiedo, se possibile, di tornare su toni più civili nei commenti. Lo dico in generale, senza donar colpa ad alcuno. Però leggendo, nonostante le diversità di vedute, si poteva riflettere sull'autorevolezza in rete, sul senso delle recensioni, su come farle, se siano interessanti e utili le impressioni, ora siamo agli attacchi personali. Non serve a nessuno. Grazie.
Poi, se volete continuare, fate con comodo, ma credo che abbiamo tutti di meglio da fare che non stare qui su questo Sul Romanzo a vomitare.

è abbastanza tipico buttarla sul personale.
tu mi critichi quindi sei nessuno.
io ascolto anche un barbone, non gli chiedo come si chiama e se ha l'autorevolezza per poter diffondere notizie su di me.
che poi sulla rete tutto rimanga è un'altra cosa.
allora cancelliamo la rete, o dividiamo la popolazione autorizzata - dagli autorevoli, da chi è dotato di strumenti interpretativi - a parlare di libri da quelli che non sono aurorizzati. facciamolo anche con la figa, il calcio, la chimica, la logistica degli sposamenti su rotaia nel settore dei manufatti in cemento.

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