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Crescere, disobbedire, vivere! “Mara. Una donna del Novecento” di Ritanna Armeni

Crescere, disobbedire, vivere! “Mara. Una donna del Novecento” di Ritanna ArmeniPubblicato nella collana Scrittori della casa editrice Ponte alle Grazie, il nuovo libro della giornalista e scrittrice Ritanna Armeni, Mara. Una donna del Novecento, propone una sfida: trattare, attraverso la crescita di una giovane, il tema dell’emancipazione femminile durante gli anni del fascismo; parlare di come, durante un regime totalitario che fece della discriminazione la sua cifra distintiva, le donne abbiano tentato di autodeterminarsi per affrancarsi da una condizione di subalternità imposta, prima attraverso subdole blandizie e poi con coercizioni dittatoriali, che le voleva mogli e madri feconde, servizievoli e sottomesse.

La libertà prende molte strade; l’originalità, la forza delle pagine di questo scorcio del secolo breve è qui, nelle parole in prima persona di Mara Carucci, tredicenne nel 1933: nel primo capitolo, intitolato LA SPERANZA. 1933-1938, ci appare subito come un’insopportabile, disobbediente e schizzinosa ragazzina, tanto pronta a sgambettare e a fare la ruota durante le esibizioni del sabato fascista quanto restia nell’attendere alle buone pratiche igieniche per il neonato fratellino Antonio.

Sotto questa corazza di adolescente che vuole sentirsi grande e nasconde una bambola in un cassetto come per dire addio a un’infanzia alla quale comunque tiene, palpita, però, una coscienza libera, lì lì per sfuggire, rapida come un salto ginnico, alle incombenze familiari che dovrebbero fungere da tirocinio per diventare una «buona madre».

In Mara si agita una consapevolezza ribelle, che la porta a non provare vergogna nell’indossare i pantaloncini corti davanti allo sguardo scandalizzato, ai saluti rifiutati, ai triplici segni di croce della vecchia Assunta che vive nello stesso stabile.

 

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Siamo a Roma, in largo di Torre Argentina, non lontano da quel balcone di Palazzo Venezia ond’era uso affacciarsi il «Duce». Con tanto di lettera maiuscola: Mara e Nadia, sua amica e vicina di casa, sono due giovani fasciste convinte, ingenue e attratte dalle speranze di un’Italia nuova, autarchica e romana; «cresciute credendo nella disciplina, nell’amore per la famiglia e per la Patria»: Mussolini, per loro, era un «padre» («voleva il nostro bene e non poteva sbagliare»).

Crescere, disobbedire, vivere! “Mara. Una donna del Novecento” di Ritanna Armeni

La storia di Mara è inframmezzata, con sapienza, da capitoli di taglio saggistico, che fungono da contrappunto giustamente critico: questi inserti, scritti in corsivo, servono a marcare la distanza dalla voce della protagonista intenta a canterellare «Faccetta nera» perché quei versi erano sulla bocca di tutti: dall’amica Nadia, al papà che «la fischietta mentre si fa la barba», al «professore di matematica» che «ne tamburellava il ritmo sul registro mentre aspettava che consegnassimo il compito». Il primo di questi corsivi, sin dal suo inizio, solleva una questione di notevole importanza. Ritanna Armeni scrive: «Difficile capire l’adesione convinta e appassionata delle donne al fascismo.

L’ammirazione per il duce (n.d.r. finalmente minuscolo!) che sconfina nell’amore, nell’ossessione». Passa poi a domandarsi se queste donne non fossero state tutte «stupide o invasate». L’amara e inattesa risposta è che, a causa del fascismo, hanno percepito di essere passate dalla condizione di «ombre» a quella di «persone».

Sia chiaro, erano persone «di serie B», ma è proprio da questa metamorfosi che si comprende l’atteggiamento femminile durante il ventennio: malgrado le imposizioni, le sottomissioni e gli stentorei «obbedire!» del duce, Mara e tante altre donne non vedono l’ora di crescere, di costruire se stesse, di disobbedire.

Gli ingredienti per il dubbio ci sono tutti.

A partire dal 1938 si iniziano ad aprire delle crepe nelle certezze e nei sogni di Mara, maturati durante gli studi classici degli amati poeti latini; la realtà chiama, le leggi razziali si impongono, il padre muore.

La giovane donna si rimbocca le maniche, viene investita del ruolo di «capofamiglia», diventa adulta, trova – ancora una volta –, nonostante lo sconforto, il senso di inadeguatezza e le lacrime che le rigano il volto nei momenti di solitudine, un modo per andare avanti.

Lavorando come segretaria presso il «Ministero dell’Educazione nazionale», tra la disincantata guida del professor Bonaiuti e gli altri superiori e colleghi con i loro sguardi umilianti e le «allusioni malevole», Mara riesce a radunare un misero stipendio per sostentare la famiglia, che si prepara ad affrontare le difficoltà, le delusioni e le miserie della guerra.

Sono anni di ristrettezze economiche, di caffè con la cicoria; anni di un amore lontano, partito per la Grecia come soldato; anni, infine, di sfiducia verso un regime che si è palesato per quello che veramente era.

Memorabile è un passo in cui Mara trova la sorella Anna e una sua compagna di scuola che guardavano una foto di Mussolini: «Ridacchiavano. ‘Mi sembra grasso’ diceva l’amica, ‘lui non fa ginnastica?’ ‘La fa fare agli altri. Per questo li manda in guerra’ rispondeva ironica» mentre alla mamma scappava un sorriso.

Crescere, disobbedire, vivere! “Mara. Una donna del Novecento” di Ritanna Armeni

Anche questa è autodeterminazione, anche questa è comprensione dell’ipocrisia delle tante parole reboanti vomitate da un balcone poco lontano.

In mezzo a tante persone che, a mano a mano, nel corso della narrazione, prendono coscienza di se stesse e si risvegliano dal sonno della ragione, solo una prosegue convinta, dritta per la sua strada, la strada sbagliata, fino a un tragico e voluto epilogo: Nadia, dopo essere stata a Orvieto per studiare come insegnante di ginnastica, si fa arruolare nelle «Ausiliarie» e segue il duce fino a Salò. Nei pressi di Brescia, viene catturata dai partigiani e uccisa a colpi di mitragliatore. La pagina, anche graficamente, in quel momento, si spezza.

Dopo la disperazione, Mara vince la sua personale guerra: accetta la morte di Nadia e cammina, temprata, verso un nuovo avvenire.

 

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Altro si potrebbe dire, sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi, sul tono spigliato e al contempo intenso della narrazione, ma preferisco lasciare ai lettori la possibilità di scoprire le scelte e le strade di Mara, vera donna del Novecento, vera figlia del suo tempo, con tutte le sue speranze e i suoi dubbi, le sue sconfitte e le sue vittorie.


Per la terza foto, la fonte è qui.

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