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Costruire una nuova identità maschile attraverso l’educazione. Intervista a Marco Bonini

Costruire una nuova identità maschile attraverso l’educazione. Intervista a Marco BoniniSi è soggetti al (pre)giudizio, agli «insegnamenti» o agli schemi della società più spesso di quanto non si creda. Se è bello, ed è un uomo, allora o è stronzo o, se è pure gentile, è gay. Se parla d’amore è una femminuccia, se non ne parla è un donnaiolo. Schemi che ci inquadrano in categorie per rendere più facile l’approcciarsi alla selva dell’umanità. Ma quanto è caro il prezzo da pagare per stare negli schemi, nelle categorie, nelle secolari zone di confort?

Di questo, e di molto altro, parla Marco Bonini nel suo libro Se ami qualcuno dillo, uscito per Longanesi.

Aprendo il libro, si apre la porta di casa a un conoscente con il quale all’inizio condividevi poco, al massimo un legame nato per via di un film in cui ha recitato una parte. Ti ritrovi di colpo a riconoscere un amico in quel conoscente, già dopo il primo capitolo, un amico che non vuoi smettere di ascoltare perché ha qualcosa da condividere con te. Qualcosa di essenziale, qualcosa che riguarda la tua stessa vita, in un certo modo, in un certo senso. Uomo o donna che tu sia.

Lo fa raccontando uno stralcio della propria vita, dal momento in cui Sergio, suo padre, subisce un infarto e le vite di tutta la famiglia cambiano, gli equilibri precedenti entrano in crisi per stimolare la nascita di altri equilibri, saldi e fragili allo stesso tempo.

Le riflessioni sono profonde ma lo stile con cui Marco Bonini le tratta è fresco, scorrevole, coinvolgente. È difficile staccarsi dalle pagine, come è difficile interrompere un dialogo appassionante con un amico.

In occasione dell’uscita di Se ami qualcuno dillo, Marco Bonini ha spiegato qualche dettaglio che si cela dietro la stesura del suo romanzo.

 

Schemi, categorie, programmi culturali: secondo lei, che la mela non casca mai così lontano dall’albero è solo una similitudine per farla breve nel parlare ma non una legge applicabile agli esseri umani? Detto altrimenti, siamo liberi di cambiare o possiamo solo smussare gli angoli?

Da un punto di vista filosofico e antropologico e cognitivo siamo assolutamente in grado di cambiare, lo dimostra la storia pubblica dell'umanità e, se non bastasse, la storia privata alla quale mi sono ispirato per scrivere il romanzo ne è la prova empirica. Mio padre è cambiato, dal giorno alla notte, e la condizione paradossale del suo cambiamento radicale è stata la perdita della memoria e di tutte le sovrastrutture culturali e comportamentali ad essa legate. È evidente che quindi lì sta il problema. Certo è che il caso di mio padre è un caso limite, nella vita dei “normali” l'inerzia, le resistenze politiche e culturali, le semplici abitudini come anche gli espliciti tentativi controrivoluzionari delle forze conservatrici sono tutti ostacoli al cambiamento. Ma questa è la comune dialettica politica tra riformisti e reazionari. Di certo non vedo nessun ostacolo strutturale al cambiamento.

 

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Perché, in amore, anche se conosciamo il trucco, non sappiamo usarlo? Cosa ce lo impedisce? L’amore rischia di buttarci in mezzo a un ring dove due alfa combattono per il primato? Perché Sergio non è riuscito a conquistare la moglie come ha fatto con le altre donne?

Per le stesse resistenze culturali di cui sopra. L'identità maschile di stampo maschilista vive di un assunto sessista fondamentale: “le donne sono proprietà dei maschi”, addirittura Eva è una “costola” di Adamo. Pensa quanto è antico il problema! Nel romanzo uso spesso metafore militari. Sergio è l'imperatore e Alba è il soldato. Tra imperatore e soldato c'è un rapporto di potere, di subalternità gerarchica. Alba spezza le catene, abbatte le mura del castello medioevale dell'imperatore grazie a un’innovazione tecnologica non prevista dagli architetti medioevali, il cannone moderno. Le mura si frantumano davanti alla forza balistica del cannone. Quell'innovazione tecnologica sono i femminismi. Le donne hanno spezzato le catene del patriarcato, così come Martin Luther King o Nelson Mandela hanno spezzato le catene della segregazione razziale. Gli uomini oggi, così come i bianchi americani, devono fare i conti con questa realtà e cambiare il software. Nessun rapporto di amore può più basarsi su un principio di discriminazione. Che sia una discriminazione di genere, di razza, di cultura o di censo. Per questo Sergio ha perso Alba. E per questo Sergio non perderà Gabriella, la sua nuova compagna. Sergio prima della malattia sapeva fare tutto tranne una cosa. Ora Sergio non sa fare niente tranne una cosa. Alba ha rinunciato a tutto in nome di quell'unica cosa che Sergio non sapeva fare. Anche Gabriella ha rinunciato a tutto in nome di quell'unica cosa che adesso Sergio sa fare. L'unica cosa che conta veramente è l'amore. Questo è il messaggio della mia storia che a noi uomini converrebbe adottare per non morire o essere abbandonati definitivamente dalle donne che lo sanno da sempre.

Costruire una nuova identità maschile attraverso l’educazione. Intervista a Marco Bonini

Si parla dell’uomo nel suo libro, ma anche dalla donna. Secondo lei, certe volte la forza delle donne è determinata e stimolata dalla società o le donne tendono a essere forti per natura?

Non credo al “naturalismo” mai. Il naturalismo è una soluzione facile, un tappo che l'essere umano mette quando non trova altre spiegazioni. La storia dell'umanità potrebbe intitolarsi “storia dell'innaturalismo umano”. Voliamo, c’inabissiamo nelle profondità marine, immaginiamo mondi lontani, sintetizziamo nuove sostanze, ci droghiamo per acquisire super poteri, onoriamo i morti, modifichiamo le specie naturali. Non c'è niente che faccia la razza umana che non sia negare la propria natura. Lo stesso vale per i comportamenti femminili. “È fatta così!” è una frase che non ha senso. Nessuno è “fatto così”. Tutte le nostre esperienze ci cambiano in continuazione, Uomini e Donne scelgono di comportarsi come si comportano, scelgono di essere forti o deboli. Certo abbiamo delle generali tendenze personali, dei talenti, siamo tutti diversi. Ma non credo che ci sia una forza femminile e una forza maschile. Credo, come abbiamo detto, che i condizionamenti culturali sono importanti. Viviamo in un momento di passaggio in cui abbiamo ancora bisogno di “quote rosa” per il “sesso debole”, di riserve indiane dove proteggere esemplari socialmente più fragili. Ma le cose stanno cambiando, credo che la forza riformista delle donne stia cercando, sia pure ancora con difficoltà, un nuovo patto con quella parte di uomini che vede l'opportunità di evolversi verso qualcosa di migliore. Da un punto di vista antropologico Uomini e Donne sono uguali, a parte il sistema riproduttivo evidentemente, sono stati solo addestrati diversamente per millenni, hanno quindi sviluppato abilità diverse. Il punto è solo ampliare gli addestramenti includendo quelli femminili in quelli maschili e viceversa. Le donne ora fanno il servizio militare, le direttrici di orchestra, le comandanti di aerei, giocano a calcio e fanno boxe, rimanendo per questo donne e femmine. Ora sta agli uomini sviluppare talenti come l'accudimento, la gentilezza, sensibilità, tenerezza, ricettività e ascolto, rimanendo maschi e virili. Le donne sono più brave in queste cose solo perché hanno studiato di più. È tutto e solo un problema di sintesi teorica del concetto di identità maschile, volontà politica nello strutturare questo nuovo concetto nella pedagogia e nella didattica e un po’ di buona pratica da parte di tutti e gli uomini possono tornare a essere degli ottimi affari sentimentali per se stessi e per le ragazze.

 

Il reale fatto di mattoni, di case, di sedie e il mondo delle idee, fatto di universali, di astrazioni, di relazioni, e lo stretto legame tra i due piani: detto altrimenti, l’idea agisce nel reale, mentre il reale stimola le idee. Quale dei due, però, condiziona l’altra? È l’idea a condizionare il reale o viceversa?

Questo è un vecchissimo problema. Prima l'uovo o la gallina? I filosofi ci sbattono le corna contro da millenni. Noumeno o fenomeno? Struttura o Sovrastruttura? Anche Ėjzenštejn si chiedeva da dove gli venissero le sue inquadrature, è il panorama che mi suggerisce dove mettere la macchina da presa o sono io che decido. Dov'è la bellezza: nella natura o nei miei occhi che la vedono? La filosofia contemporanea si è attestata su un rapporto “circolare” tra l'idea e il mattone. L'idea di una casa nasce da altre case e altri mattoni producono altre idee, ma la creatività però ha un'origine sola che è l'uomo. Sarebbe a dire che si entra nel circolo della vita, nel gioco, dalla parte delle idee. E allo stesso modo le regole del gioco si cambiano sempre a partire dalle idee. Per questo dico nel libro «le idee sono tutto ciò che abbiamo». Un giorno Alba si è alzata e ha avuto un'idea e ha detto basta al maschilismo del marito. I mattoni con cui poi si costruirà la sede del nuovo partito di Alba non possono che seguire sempre quella scelta della donna.

Costruire una nuova identità maschile attraverso l’educazione. Intervista a Marco Bonini

Attore, scrittore, sceneggiatore, laureato in Filosofia e ballerino di danza classica. In quale “corpo” si sente più a casa?

Il corpo è uno solo, ma “l'uno è molto” diceva Nietzsche. Se le guardi bene, queste qualifiche fanno tutte la stessa cosa: cercano di capire e raccontare chi siamo.

 

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Quando scrive ha rituali irrinunciabili? Predilige un momento particolare della giornata per scrivere?

Sono un mattiniero. Mi viene sonno presto la sera. Mi piace la mattina, mi alzo presto per svegliare i miei figli, una volta usciti di casa loro, io vado a fare esercizio fisico (bici, jogging, o corpo libero), poi doccia, colazione ed entro le 10 sono già alla scrivania e lì rimango finché ce n'è.


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Per la prima foto, copyright: henri meilhac su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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