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“Cose nostre. Malavita” di Tonino Benacquista

Tonino Benacquista, Cose nostreUna bella e allegra famigliola, composta da padre, madre, e due figli, che dagli Stati Uniti si trasferisce in Francia. E poi un segreto, che questa famiglia ha sempre avuto la cura di nascondere per bene. Questi sono, in estrema sintesi, gli ingredienti principali del romanzo Cose nostre. Malavita dello scrittore, sceneggiatore, fumettista francese (anche se nato da genitori italianissimi, della provincia di Frosinone) Tonino Benacquista, edito nel nostro Paese da Ponte alle Grazie con la traduzione di Francesco Bruno.

Se già non fosse abbastanza interessante il libro, l’occasione sarebbe ancora più ghiotta, data l’uscita nelle nostre sale cinematografiche, proprio oggi, dell’atteso lungometraggio omonimo, diretto da Luc Besson, prodotto da Martin Scorsese e interpretato, fra gli altri, da Robert De Niro e Michelle Pfeiffer.

In realtà, il romanzo di Benacquista è già di per sé un’ottima lettura, con un’anima molto ben definita e che sarebbe quantomeno disonesto, dal punto di vista “intellettuale”, stigmatizzare, sconfessare, forzare. Insomma, stiamo parlando di puro intrattenimento, che poco spazio lascia, con la voluttà del buon romanzo popolare contemporaneo, a profonde introspezioni e/o affreschi sociali raffinati. Del resto, non si dovrebbero neanche tanto richiedere, cose di questo genere, a un romanzo come Cose nostre. Malavita.

Giusto per confermare quanto abbiamo detto, la scrittura agile ci immerge dalle primissime pagine nella vita, di routine apparentemente, ma in fondo per nulla, della famiglia Blake: Fred, Maggie, Belle, Warren: padre, madre, figlia, figlio. Difficoltà di adattamento alla nuova realtà, piccole beghe a scuola, problematiche spicciole di adolescenze come migliaia e migliaia di altre; poi, una donna che subisce un piccolo sgarbo al supermercato e decide di appiccare il fuoco all’esercizio, o una giovane che sa come difendersi dalle proposte un po’ troppo piccanti di alcuni coetanei; ed è chiaro che tutto questo, oltre la necessità della fuga dei Blake dalla vita precedente, i misteri che circondano Fred e la moglie, persino il grosso cane Malavita, «un bovaro australiano grigio cenere», ciascuno di questi episodi, di questi aneddoti, parla di qualcosa d’altro, di nascosto, almeno in parte, ma mai rimosso, e comunque, a ben vedere, impossibile da rimuovere.

 

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Tonino BenacquistaIn ordine alla semplicità strutturale e alla leggerezza con cui il romanzo di Benacquista si pone dinanzi ai nostri occhi, diremo che siamo di fronte a un bel pezzo di intrattenimento, le cui qualità più grandi risiedono nella capacità di catapultare nell’azione già dopo una trentina di pagine, e farsi, da quel punto in avanti, leggere quasi con voracità. Quali altre prerogative pretendere?

È degna di citazione, quantunque non proprio originale, la “trovata” legata al personaggio di Fred, in effetti vero e proprio perno della storia, e ad una macchina per scrivere, che innesca un ulteriore livello di narrazione, donando profondità e vivacità.

Ma in fin dei conti, tutta quella narrativa che, nel caso in cui lo faccia con intelligenza autentica e senza ruffianerie di sorta, è ovvio, riesce a divertire e intrattenere, magari senza straordinari slanci o pagine dalle quali trarre senza posa citazioni per Facebook, non merita forse egual rispetto della narrativa più elevata, o che tale si dichiara, quella letteratura che si arroga (spesso riuscendoci, ben intesi) il diritto di scrivere qualcosa in più sul senso della nostra vita?

La risposta sembra ovvia, e immediata: lo merita.

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