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Cosa vuol dire sentirsi inquieti? “La seconda natura” di Mario Visone

Cosa vuol dire sentirsi inquieti? “La seconda natura” di Mario VisonePuntata n. 47 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Si domandò perché non fossero tutti come lei o perché non lo fossero almeno le persone che le stavano più vicine. Ma chi le stava vicino? Si sentì miserevolmente sola, e si accorse di non aver ben chiaro l’evolversi della sua logica che ora se sussurrava quanto la bellezza potesse farla star male. In lei la bellezza scava un percorso troppo tortuoso.»

 

Esistono individui in lotta contro la vita, individui che si sentono continuamente dentro una gabbia, uomini e donne che guardandosi intorno sentono un’oppressione potente. Queste persone sono spesso indecifrabili, irriconoscibili; possiamo trovare, tra loro, il maestro di scuola o lo studente all’ultimo anno del liceo, il fruttivendolo lì all’angolo o l’agente di borsa. La cosa che rende comuni tutte queste persone è che nella loro solitudine cercano una maniera comune di stare al mondo e di affrontare l’insensatezza dell’esistenza. E spesso c’è una continua domanda che li assilla e che scava incessante fino ad arrivare alle ossa: perché lo faccio? Qual è il senso di questa vita?

Non trovando nessun tipo di risposta alle loro domande, queste persone affrontano i loro dubbi e le loro insofferenze nei modi più disparati. In alcuni casi si verificano veri e propri percorsi di autodistruzione, in altri casi ci si ingegna per creare legami tossici, perché qualsiasi reazione si possa cercare di avere nei confronti della repressione che ti impone la vita porta sempre a un annullamento della vita stessa.

Cosa vuol dire sentirsi inquieti? “La seconda natura” di Mario Visone

 

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Mario Visone è nato a Napoli nel 1978, il romanzo La seconda natura è stato pubblicato dalla casa editrice Homo scrivens.

Ci troviamo in una città invasa da un’atmosfera inquieta, desolante. Quatto vite che sembrano molto diverse tra loro, ma posseggono degli elementi in comune. C’è una ragazza che usa il corpo e il sesso per placare le sue repressioni; il sorvegliante di una stazione di pullman che cerca di trovare un senso alla sua vita; una maestra che si sente oppressa e un guardiano di una scuola elementare che guarda i bambini e riesce a sorridere nonostante i suoi mostri.

«Vide che campeggiavano sotto i suoi occhi le insegne dei supermercati come se fossero nuove croci; invece della carne viva che si mette in cammino, vide carne confezionata ermeticamente in schizofreniche esistenze castrate; invece della semplicità dei gesti, vide che si anatomizzavano simbolismi; vide che si travasavano nei rapporti umani visioni estreme in funzioni ambigue, esclusivamente provocatorie, di una sensualità arrogante e di una sapiente violenza estranee all’alfabeto anche delle passioni più struggenti.»

Cosa vuol dire sentirsi inquieti? “La seconda natura” di Mario Visone

Visone usa un registro narrativo molto valido, ci presenta i suoi personaggi, capitolo dopo capitolo, e ci porta nei loro disturbi, nelle loro vite insoddisfatte, e lo fa con calma, facendoci prendere confidenza con le situazioni e con gli ambienti che sono un elemento fondamentale della narrazione. La scrittura è scorrevole, salvo poi diventare massiccia e impegnativa in alcune fasi che rendono necessaria una rilettura per determinate pagine.

La seconda natura è un romanzo che prova a spiegarci il senso di estraneità che ogni uomo può incontrare almeno una volta nella sua vita; è un libro in cui le frasi e le parole e i pensieri, camminano, nulla è mai fermo; una lettura intelligente, e soprattutto una storia armonica.

 

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«Non prestava attenzione a nulla. Non vedeva la luce primula volare tra i palazzi e i semi germogliare lungo la via mescolandosi alla malasorte delle erbacce. Non salutava le serrande appena alzate del fornaio e tutte le finestre chiuse che disegnavano il piano terra. Non fischiettava alcun motivetto e non arricciava il naso per annusare il sano odore di una tazza di fiocchi d’orzo.»

Cosa vuol dire sentirsi inquieti? “La seconda natura” di Mario Visone

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L’uomo ha il dovere di non fermarsi al vivere, ma di affondare i denti nella vita, di sentire emozioni, di trasmettere emozioni; l’essere umano deve acquisire la consapevolezza che c’è sempre un secondo modo di vedere le cose, una seconda visione del mondo, una seconda natura, dove le paure e le nevrosi e tutte le insoddisfazioni possono mutare e diventare altro.


Per la prima foto, copyright: Harsh Jadav.

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