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Cosa ci aspetta “A metà dell’orizzonte”?

Cosa ci aspetta “A metà dell’orizzonte”?Nel 2013 in Francia la casa editrice Zoé pubblica Le Milieu de l’horizon di Roland Buti. In Italia A metà dell’orizzonte arriva tre anni dopo, nel maggio 2016, edito dalla Jaca Book con la traduzione di Yasmina Melaouah nella collana di letteratura internazionale “Calabuig”.

Abbiamo inventato il tempo e poi abbiamo costruito le gabbie in cui rinchiuderlo. Lo abbiamo sottomesso e abbiamo preteso dalla natura la stessa “bontà” e soggezione. Ma se i minuti si lasciano definire dalle lancette di un orologio, la natura non può rimanere sottoposta per sempre alla volontà di un essere che non ha la sua stessa forza. Così mentre avanzava l’illusione di un dominio umano costruito sul controllo degli eventi, «la natura apriva i recinti del Tempo e lo faceva scappare. L’uomo sentiva qualcosa infuriare oltre i vetri, e non aveva il coraggio di affacciarsi a guardare. Sapeva che era il Tempo tornato libero, incontrollabile. Ne percepiva la potenza, ne temeva la distruttività. Sapeva, nel profondo, che il Tempo era molto più forte di lui perché aveva la Natura come alleata». L’uomo allora trova l’espediente del racconto, del romanzo, di tutto ciò che attraverso la narrazione può ancora addomesticare il Tempo, come se fosse ancora un suo possesso.

Quando si rompe la giostra del tempo è il “mito” con cui Andrea Bajani introduce il libro di Roland Buti, dove la storia è un tentativo particolare di sfruttare il tempo per raccontare la crescita del tredicenne Auguste, chiamato Gus. Un ragazzo che sente sulle spalle la responsabilità della fattoria in cui vive nonostante la presenza dei genitori, della sorella Léa, una violinista votata più alla cultura che alla natura, e di Rudy, un giovane uomo malato e impeccabile nei lavori manuali.

Cosa ci aspetta “A metà dell’orizzonte”?

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A metà dell’orizzonte c’è la linea in cui Gus riconosce l’inizio di un processo faticoso: «avevo l’età in cui si è immortali perché si ha una vita davanti. Ma quell’orizzonte, finora privo di realtà e troppo lontano, cominciava ad avere contorni un po’ più nitidi e mi sentivo all’incirca come quel personaggio dei fumetti che segui mentre avanza dandoti le spalle, una vignetta dopo l’altra, verso un paesaggio sempre meno attraente via via che si fa meno sfocato». Questa linea si disegna sullo sfondo di un sole caldo che nell’estate del 1976 bagna i volti dei personaggi senza concedere tregue. La natura da generatrice di vita diventa una trappola mortale, in cui gli uomini si dibattono, lottano e infine soffocano. Gli animali invece sanno percepire la loro fine e assecondano, senza ribellioni o evasioni, il ciclo naturale dell’esistenza, che non appare così terribile, ma semplicemente necessario.

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In A metà dell’orizzonte il paesaggio ruvido e secco, descritto dallo scrittore francese, è come la pelle interiore dei suoi protagonisti. Nessuno di loro, dall’infaticabile padre di Gus alla mansueta madre, si sente veramente al suo posto in un nucleo familiare dove riconoscersi non è sempre automatico. Non mancano personaggi che minacciano un equilibrio familiare in realtà inesistente. Come Cécile una donna tanto emancipata quanto sensuale, capace di attrarre a sé la fantasia, gli sguardi e le mani degli uomini della casa e non solo.

Cosa ci aspetta “A metà dell’orizzonte”?

Mentre le bestie della fattoria Sutter muoiono come in un presagio di sventura, Gus conosce il primo amore, il primo “sesso” e le prime gelosie. La frustrazione di un’età che se ne va lascia il posto alla consapevolezza amara che qualcosa di nuovo è in arrivo. Ai dolori interiori, ben lontani da quelli del giovane Werther, si sovrappone l’idea di distruzione attraverso una «terra cotta e stracotta» dal sole e inquinata da corpi morenti. Solo il pensiero del passato che ritorna con le sue terre fertili fa apparire più clementi il tempo e la natura.

Gus oltrepassa il limite dell’innocenza mentre cerca di sopravvivere in un’apocalisse che ingoia come una furia la sua “nave”, ancora troppo grande per essere governata da un piccolo uomo.

 

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A metà dell’orizzonte di Roland Buti c’è “una linea d’ombra”, la stessa che si è mostrata al protagonista di Joseph Conrad, oltre cui l’età adulta si definisce lungo il corso di un processo complesso in cui sofferenza e cambiamento coincidono.

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