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Cos’è la resistenza non violenta? La risposta di Martin Luther King nella lettera da Birmingham

Cos’è la resistenza non violenta? La risposta di Martin Luther King nella lettera da BirminghamChiedersi cos’è la resistenza non violenta nel momento storico che stiamo attraversando può sembrare fuori moda o a tratti pericoloso visto l’imperversare di fenomeni di violenza a cui siamo soggetti a tutti i livelli. Eppure forse è proprio in contesti come questi che possiamo andare a recuperare le parole di uno dei principali sostenitori della resistenza non violenta, non solo per comprendere cosa davvero sia ma anche per capire le ragioni della tensione che si cela dietro questa forma di ribellione pacifica.

E chi meglio di Martin Luther King può venirci in aiuto nel perseguimento di quest’obiettivo? Proprio mentre si trovava in carcere a Birmingham nel 1963, uno dei padri del movimento antirazziale americano scrive ai suoi fratelli una lunghissima lettera in risposta ad alcune critiche che gli erano state mosse giudicando imprudenti e intempestive le sue azioni (i testi citati sono tratti da Memoria di un volto: Martin Luther King):

Ma poiché mi sembrate autenticamente animati da buone intenzioni, e proponete con sincerità le vostre critiche, voglio cercare di rispondere alla vostra dichiarazione in termini che mi auguro siano pacati e ragionevoli.

 

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La lettera si apre con una giustificazione dei moti in atto a Birmingham che King difende strenuamente dalle accuse di imprudenza:

Voi deplorate le manifestazioni che hanno luogo a Birmingham. Ma mi duole dire che la vostra dichiarazione non esprime analoga preoccupazione per le situazioni che hanno provocato le manifestazioni. Sono sicuro che nessuno di voi vorrebbe accontentarsi delle analisi sociali più superficiali, che si occupano soltanto degli effetti e non affrontano le cause. È deplorevole che a Birmingham abbiano luogo le manifestazioni, ma è ancor più deplorevole che in questa città la struttura di potere dei bianchi non abbia lasciato alla comunità nera nessun'altra scelta.

 

Una ribellione che secondo King segue e deve seguire la resistenza non violenta nei suoi quattro pilastri fondamentali:

In una campagna nonviolenta ci sono quattro fasi fondamentali: 1) la raccolta dei fatti per determinare se le ingiustizie ci sono; 2) la trattativa; 3) la purificazione di se stessi; 4) l'azione diretta.

Cos’è la resistenza non violenta? La risposta di Martin Luther King nella lettera da Birmingham

Subito dopo Luther King pone l’accento sulla nozione di “tensione creativa” che, come mette in evidenza BrainPickings, è presentata come forza di azione costruttiva direttamente connessa all’azione non violenta:

L'azione diretta non violenta cerca di creare una tale crisi e di stabilire una tale tensione creativa che una comunità, la quale si è costantemente rifiutata di trattare, è costretta ad affrontare la situazione…

Esiste un genere di tensione costruttiva e nonviolenta che è necessaria per crescere. Come Socrate sentiva necessario creare una tensione nella mente, così che gli individui si liberassero dalla servitù dei miti e delle mezze verità, elevandosi fino al regno dell'analisi creativa e della disamina oggettiva, allo stesso modo dobbiamo comprendere la necessità che questi pungoli della nonviolenza riescano a creare nella società la tensione capace di aiutare gli uomini a sollevarsi dagli abissi tenebrosi del pregiudizio e del razzismo fino alle maestose altezze della comprensione e della fratellanza.

 

E aggiunge:

Noi che siamo impegnati nell'azione diretta non violenta non siamo i creatori della tensione. Ci limitiamo a portare in superficie la tensione nascosta che già esiste. La portiamo alla luce, dove può essere vista e affrontata. Come un foruncolo che non potrebbe mai guarire se continua a rimanere coperto, e invece dev'essere esposto in tutta la sua bruttura all'azione dei medicamenti naturali dell’aria e della luce, i medicamenti naturali: così, se vogliamo guarire l'ingiustizia, dobbiamo metterla a nudo, con tutte le tensioni che un simile svelamento crea, esponendola alla luce della coscienza umana, all'aria dell'opinione pubblica del paese.

 

King considera poi le ragioni per cui tale tensione creativa non violenta sia vitale nella richiesta di maggiore libertà:

È deplorevole, ma è una realtà storica: è raro che i gruppi privilegiati rinuncino volontariamente ai loro privilegi. I singoli individui possono ricevere una illuminazione morale e rinunciare per propria iniziativa a una posizione ingiusta: ma, come ci ricorda Reinhold Niebuhr, i gruppi hanno la tendenza a essere più immorali dei singoli.

Sappiamo per dolorosa esperienza che l'oppressore non concede mai la libertà per decisione spontanea: sono gli oppressi che devono esigere di ottenerla.

Cos’è la resistenza non violenta? La risposta di Martin Luther King nella lettera da Birmingham

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Si sofferma sul concetto secondo il quale “una giustizia troppo a lungo ritardata è una giustizia negata” e pone l’attenzione sulla questione “tempo”, un altro aspetto ugualmente importante:

Forse dire "Aspettate" è facile per chi non è mai stato ferito dalle frecce aguzze della segregazione. Ma se uno vede plebaglie inferocite lasciate libere di linciare vostra madre, vostro padre, di annegare i vostri fratelli e sorelle a piacimento;… se uno sente che la lingua s'inceppa e le parole escono in un balbettio perché bisogna cercare di spiegare alla figlia di sei anni come mai non può andare al parco pubblico di divertimenti che la televisione ha appena finito di pubblicizzare, e si accorge che le vengono le lacrime agli occhi appena sente che la Città dei divertimenti è vietata ai bambini di colore, e vede minacciose nubi di inferiorità cominciare a formarsi nel suo piccolo cielo mentale, e la sua personalità cominciare a distorcersi nello sforzo di maturare un inconscio rancore verso i bianchi;… se uno non può mai smettere di lottare contro la corrosiva sensazione di "non essere nessuno"... se tutte queste cose accadessero a voi, capireste perché per noi è difficile aspettare.

Arriva il momento in cui la coppa della sopportazione trabocca, e gli uomini non accettano più di sprofondare nell'abisso della disperazione.

 

In sostanza Martin Luther King si espone contro tutti quelli che chiedono alle persone di colore di attendere:

Questo atteggiamento nasce da una concezione tragicamente errata del tempo, dall'idea curiosa e irrazionale che lo scorrere del tempo abbia in se stesso l'immancabile dote di guarire ogni male. In realtà, il tempo è neutro: può essere usato in modo distruttivo oppure costruttivo. Io ho la sensazione sempre più forte che le persone malintenzionate abbiano saputo usare il tempo in modo assai più efficace, rispetto alle persone benintenzionate. Nella nostra generazione dovremo pentirci non soltanto per le parole e gli atti odiosi di cui sono responsabili i cattivi, ma anche per lo spaventoso silenzio dei buoni. Il progresso umano non viaggia sui binari dell'inevitabile: si produce grazie agli sforzi instancabili di uomini disposti a collaborare con Dio, e senza il loro duro lavoro il tempo stesso diventa un alleato delle forze della stagnazione sociale. Dobbiamo usare il tempo in modo creativo, sapendo che i tempi sono sempre maturi per fare quel che è giusto. È adesso il momento giusto per attuare nella realtà la promessa della democrazia, per trasformare la nostra elegia nazionale sospesa in un salmo creativo di fraternità. È adesso il momento giusto per sollevare la nostra politica nazionale dalle sabbie mobili dell'ingiustizia razziale, fondandola sulla solida roccia della dignità umana.

 

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E in seguito si sofferma sulle ragioni per cui il segregazionismo è ingiusto e sul perché sia invece giusto opporsi a esso, a partire da una contrapposizione tra leggi giuste e ingiuste:

Ci sono due tipi di leggi: giuste e ingiuste. Sarei il primo a invocare l'osservanza delle leggi giuste: abbiamo una responsabilità non soltanto legale, ma anche morale, che ci impone di obbedire alle leggi giuste. Di converso, abbiamo anche la responsabilità morale di disobbedire alle leggi ingiuste: io concordo con sant'Agostino nel ritenere che "una legge ingiusta non è legge". Ora, qual è la differenza fra le une e le altre? Come si fa a stabilire se una legge sia giusta o ingiusta? Una legge giusta è un codice composto dall'uomo che corrisponde alla legge morale o alla legge di Dio. Una legge ingiusta è un codice in disarmonia con la legge morale. Per usare il linguaggio di san Tommaso d'Aquino: una legge ingiusta è una legge umana che non è radicata nella legge eterna e naturale. Una legge che eleva la personalità umana è giusta; una legge che degrada la personalità umana è ingiusta.

Tutti gli statuti del segregazionismo sono ingiusti perché il regime segregazionista distorce l'anima e danneggia la personalità: al segregazionista conferisce un falso senso di superiorità, a chi è vittima della segregazione un falso senso di inferiorità. Per usare la terminologia del filosofo ebreo Martin Buber, il segregazionismo sostituisce al rapporto "Io/Tu" un rapporto "Io/Oggetto", ossia finisce con il considerare le persone come cose. Quindi il segregazionismo non è soltanto privo di fondamento politico, economico, sociologico: è contrario alla morale e peccaminoso.

[…]

Consideriamo un esempio più concreto di leggi giuste e ingiuste. È ingiusta la legge di cui un gruppo maggioritario per numero o per potenza impone l'osservanza a un gruppo minoritario, mentre esenta se stesso dalla stessa osservanza. Questa è la differenza fatta legge. Allo stesso modo, la legge giusta è quella che una maggioranza impone alla minoranza di osservare, essendo comunque disposta a osservarla a sua volta. Questa e l'uguaglianza fatta legge.

[…]

Non sono in nessun senso favorevole a chi elude o sfida la legge, come vorrebbe il segregazionista violento. Il risultato sarebbe l'anarchia. Chi infrange una legge ingiusta lo deve fare in modo aperto, con amore ed essendo quindi disposto ad accettare la pena corrispondente. La mia opinione è che l'individuo che infrange una legge perché la sua coscienza la ritiene ingiusta, ed è disposto ad accettare la pena del carcere per risvegliare la coscienza della comunità circa la sua ingiustizia, manifesta in realtà il massimo rispetto per la legge.

Cos’è la resistenza non violenta? La risposta di Martin Luther King nella lettera da Birmingham

Ma la legge non può e non deve essere separata dalle forze sociali che la supportano. In uno dei punti più forti della lettera, King evidenzia la necessità che anche gli altri comprendano il senso di questa forma di ribellione non violenta:

La scarsa comprensione da parte di persone bendisposte è ben più frustrante dell'assoluta incomprensione mostrata da chi è maldisposto. L'accettazione tiepida sconcerta assai più del rifiuto secco.

 

Per poi chiudere la sua lettera con un auspicio:

E tutti insieme speriamo che le nere nubi del pregiudizio razziale si diradino presto, e la fitta nebbia del malinteso si allontani dalle nostre comunità sommerse dalla paura, e che in un domani non troppo lontano le stelle luminose dell'amore e della fraternità risplendano sulla nostra grande nazione in tutta la loro sfavillante bellezza.

 

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Possiamo senz’altro ritenere illuminanti le parole di King che non solo ci illumina su cos’è la resistenza non violenta ma ci aiuta anche a comprenderne meglio le ragioni.

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