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Contro la misoginia della cultura classica. Intervista a Federica Introna

Contro la misoginia della cultura classica. Intervista a Federica IntronaDi concorsi letterari è pieno il mondo, ma alcuni sono più speciali di altri: quelli che premiano gli autori emergenti. Oggi abbiamo il piacere di intervistare Federica Introna, che nel 2016 ha vinto il concorso Ilmioesordio – organizzato dalla Scuola Holden di Torino in collaborazione con Feltrinelli prima, con Newton Compton poi – premio giunto ormai alla sua ottava edizione.

Il romanzo La congiura ci racconta l’antica Roma, e lo fa da un punto di vista molto particolare: quello di Marco Anneo Mela, noto per essere fratello del filosofo Seneca nonché uno dei partecipanti alla “congiura di Pisone”, complotto che, nel 65 d.C., mirava all’eliminazione dell’imperatore Nerone.

Un romanzo, quello della Introna, capace di far immergere il lettore nelle atmosfere molto particolari della Roma pagana, e di mettere in evidenza la figura di una donna, Epicari, di cui non si parla molto sui “libri di scuola” ma che è molto forte, interessante e moderna.

 

Perché ha scelto di scrivere un libro su Epicari, citata da Tacito e, più recentemente, da Boccaccio nel suo De mulieribus claris? Quali aspetti della sua personalità ha voluto mettere in risalto?

La cultura classica purtroppo è segnata da una profonda misoginia: quando una donna sale sul palcoscenico della storia non è quasi mai per le sue qualità morali, quanto all’opposto per la sua inclinazione all’inganno, all’avidità, alla lussuria, basti citare Agrippina o Messalina. La donna romana, poi, secondo il codice etico tradizionale doveva rimanere entro le mura domestiche e parlare poco, soprattutto non di questioni culturali tanto meno politiche. Epicari, all’opposto, è una donna di umili origini, una liberta, ossia un ex schiava, ma educata ai migliori valori della società antica, quei valori che la nobilitas rievoca nei suoi discorsi, ma che di fatto non sa più interpretare nella vita reale. Tacito negli Annales le dedica poche righe ma molto significative, elogiandola per aver dimostrato in una circostanza molto drammatica quale fu la congiura dei Pisoni, un coraggio e una lealtà di cui gli stessi uomini aristocratici non seppero dar prova. Epicari è una vera combattente in un’epoca, quella dell’Impero, in cui la mollezza, il lusso e la rassegnazione stavano prendendo il posto della lotta.

 

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Scrivere un romanzo storico richiede una ricerca approfondita e attenta. E non sempre è facile ricostruire la storia “vera”, vista la scarsità (e le contraddizioni) delle fonti. Come è nata l’idea di questo libro e quanto di quello che scrive è documentato o “romanzato”?

Sono una filologa classica, quindi amo particolarmente la storia e la letteratura antiche, un certo tipo di metodologia d’indagine fa parte della mia formazione e non vi potrei mai rinunciare. Ho cercato, quindi, di mantenermi il più possibile fedele alle fonti storiche, scegliendo tra le varie versioni quelle che mi convincevano di più sia sotto il profilo storico che narrativo. Laddove ho dato spazio all’immaginazione, l’ho fatto sempre negli argini del verosimile. Vi sono nell’opera parti che si attengono alla documentazione storiografica in nostro possesso, altre invece, raccontano ciò che questa non dice e mirano a ricostruire il percorso psicologico dei personaggi, primo fra tutti quello della protagonista. Potremmo definire Epicari un martire della libertà, ma i martiri non si improvvisano e il mio intento è stato quello di seguirla nella sua crescita come donna e come persona. L’intera galleria di personaggi segue questo principio e lo stesso omicidio, che a un certo punto sconvolgerà i congiurati, è un tassello aggiunto per meglio illustrare il declino morale di una casta. Un romanzo storico deve restituire e valorizzare i sentimenti, l’umanità che sta dietro ai grandi eventi, completando la storia senza mai tradirla. Inoltre, molto importante è nel libro lo scenario: Baia nel 65 d. C., l’anno in cui si svolge la vicenda, era una località termale meravigliosa, dove i possidenti romani si rilassavano fra laute cene e bagni ristoratori. Avvalendomi dei più recenti studi archeologici, ho cercato di ricostruirne gli ambienti e le atmosfere.

Contro la misoginia della cultura classica. Intervista a Federica Introna

Ho particolarmente apprezzato le descrizioni dei luoghi, dei riti pagani, degli strumenti di tortura. Un passaggio che mi ha davvero coinvolto è l’esibizione di Lucano nell’auditorium della villa di Pisone. Che tipo di ricerca c’è stata per “ricostruire” quell’atmosfera quasi magica?

Il divieto di esibirsi in pubblico imposto a Lucano è notizia riportata dallo stesso Tacito, attorno a tale capriccio dell’imperatore ho costruito la performance teatrale che darà poi l’avvio al discorso potente di Epicari. La cerimonia rievocata dagli schiavi è realmente attestata dalle fonti, ad esempio ne parla Ovidio nei Fasti: si tratta del tubilustrium, un rito in onore di Marte in cui si lavavano le trombe usate in guerra, veniva celebrato dai sacerdoti Salii il 23 marzo con salti e musiche. La scelta non è casuale: dopo l’attore reciterà un passo emblematico della Pharsalia, in cui un centurione darà prova di grande coraggio in battaglia, quindi il rito in omaggio al dio della guerra, accompagnato dagli squilli delle tubae, dalle danze e dall’incenso contribuirà a preparare l’ascolto, creando una forte suggestione negli spettatori. L’apice del pathos si raggiungerà con l’intervento a sorpresa della protagonista.

 

Altro aspetto interessante: il parlato. Come si rende credibile un dialogo tra antichi romani?

Non è facile, e sui dialoghi ho lavorato parecchio. Ad ogni personaggio ho cercato di dare una voce ben definita, immedesimandomi nella personalità che gli avevo conferito alla luce degli studi nei casi di figure reali o della mia immaginazione nei casi di figure inventate. Nerone, ad esempio, mostra proprio attraverso le battute dei dialoghi la complessità del suo personaggio: un uomo divenuto imperatore da ragazzino, per volere ostinato della madre e non per meriti propri, incapace di comprendere e rispettare i limiti a cui avrebbe dovuto sottomettere il suo potere, se voleva che durasse nel tempo, è uomo solo nel profondo. La sua parola di poeta mancato risuona disperata piuttosto che mostruosa e crudele.

 

Il libro è impostato come un racconto fatto da Marco Anneo Mela ad alcuni studenti, quasi a sottolineare l’importanza dell’insegnamento che si può trarre dalla storia della liberta Epicari. Quale messaggio voleva arrivasse ai lettori? C’entra qualcosa, nella scelta di questa impostazione, il fatto che lei sia un’insegnante?

Sicuramente. La storia di Epicari è senza dubbio esemplare per le nuove generazioni perché racconta l’ansia di libertà e giustizia in un mondo corrotto e insegna soprattutto che non basta elogiare le virtù a parole, bisogna agire, mettersi in gioco. Ma non è la storia di un’eroina dei poemi cavallereschi, la liberta non è una Bradamante, ossia una guerriera granitica, perfetta nel suo comportamento dall’inizio alla fine della vicenda. Epicari è donna che all’inizio non si conosce, che si evolve nel tempo, sbaglia e si rialza, imparando a sue spese chi è, chi vuole essere e con quali strumenti farlo. È una donna antica, eppure moderna nel sentire, proprio per questo la sua lezione sta arrivando al cuore dei giovani.

Contro la misoginia della cultura classica. Intervista a Federica Introna

C’è un passaggio curioso nel romanzo, quello in cui viene descritto il modo in cui i pagani vedevano i cristiani: «Dicono che nei vostri riti vi cibate della carne del vostro dio…». Interessante perché ci fa capire come il senso del diverso sia “diverso” (perdoni la ripetizione) a seconda delle epoche storiche…

L’incontro con il cristiano è un episodio che nel romanzo ha varie implicazioni. Per Epicari, che ormai alle divinità olimpiche ha sostituito i precetti della filosofia stoica, i cristiani erano solo una setta quasi esotica di folli, questa era del resto l’immagini che di loro le veniva proposta. Poi, quando si troverà faccia a faccia con uno di essi, le sue certezze crolleranno. Sarà un'altra pietra sulla strada della sua crescita interiore.

 

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La congiura, oltre a essere un romanzo storico (che richiama comunque anche alla situazione politica attuale) è anche una grande, romantica, storia d’amore. A che tipo di pubblico voleva arrivare, mentre lo scriveva? E quali sono gli autori a cui più si è ispirata o ai quali è più legata?

Ho pensato soprattutto ai lettori che frequento, ossia i miei coetanei quarantenni e i miei alunni, ma di fatto il romanzo lo stanno apprezzando persone di tutte le età, dai quattordici ai novant’anni… L’amore è certamente una stella polare nel cielo di Epicari e ci sono in realtà due storie del cuore: una è quella della gioventù, fatta soprattutto di passione, l’altra, invece, è quella della maturità, quindi basata sull’intesa interiore, l’ascolto, la condivisione di valori. Ed è proprio Marco, il suo grande amore, a narrare la storia. Come autori contemporanei del genere mi piace molto Robert Harris, di cui ho amato Pompei e Imperium, ma modelli sempre validi sono certamente Jane Austen di Orgoglio e Pregiudizio e l’insuperabile Marguerite Youcernar di Memorie di Adriano.

 

Partecipare a un concorso letterario significa anche mettersi un po’ in gioco. Come è arrivata a Ilmioesordio? E ora? Di cosa ci parlerà nel prossimo libro?

In effetti sono al mio terzo lavoro! Nasco come filologa, cresco come docente e approdo al romanzo storico, sintesi affascinante dei miei studi classici e della mia passione per la poesia. Il romanzo mi ha dato la possibilità di fondere il logos con il pathos, la mia parte più razionale e critica con quella più sentimentale e creativa. Stata una bella sfida perché non si passa automaticamente dalla scrittura saggistica e poetica alla scrittura di un romanzo, bisogna lavorare sodo ma l’emozione di dar vita a un mondo “parallelo” è impagabile. Il concorso Ilmioesordio mi è stato segnalato da amici attenti alla realtà editoriale: offre un’opportunità straordinaria allo scrittore esordiente, è una vetrina in cui autori e lettori si incontrano e si confrontano e, quando una passione si condivide, si rafforza e matura. Il prossimo romanzo sarà una porta aperta sull’Oriente… di più non posso dire!


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