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Con la famiglia alle origini del dolore. “La vita gioca con me” di David Grossman

Con la famiglia alle origini del dolore. “La vita gioca con me” di David GrossmanLe famiglie, si sa, vivono della contraddizione massima di essere il legame più forte che ogni uomo abbia e al contempo reggersi su un precario equilibrio di passioni e affetti. Equilibrio tanto facile da spezzare; basta una piccola scossa, una minima spinta perché tutto crolli.

In questa massima della cultura popolare si racchiude il nucleo dell’ultimo romanzo di David Grossman, La vita gioca con me, edito da Mondadori nella traduzione di Alessandra Shomroni.

Ghili è una ragazza di ventisette anni, con un tentato suicidio alle spalle. Esperta videomaker – passione ereditata dal padre Rafael – , non trovando lavoro nel campo cinematografico ha una piccola attività semi-illegale di pompe funebri per animali domestici che gestisce con il fidanzato, con cui è in profonda crisi. Grande certezza e porto sicuro di Ghili è invece la famiglia, soprattutto l’amorevole padre Rafael – ma da tutti, compresa la figlia, chiamato Rafi – e della nonna Vera, la reale protagonista del libro.

 

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Vera Novak è un’ebrea jugoslava che dopo le persecuzioni di Tito, in cui ha perso l’amato marito Milos, si è trasferita in Israele con la piccola figlia Nina. Lì ha conosciuto il padre di un Rafi allora sedicenne, Tuvia, anche lui vedovo. I due si sono innamorati e si sono sposati. Da lì Vera è riuscita a conquistare il cuore di tutta la famiglia di Tuvia e del suo kibbutz (una sorta di organizzazione comunitaria tipica di Israele), con un carattere gioviale ma deciso che si riflette nel suo modo di parlare in ebraico, dal forte accento slavo. Unica persona da cui non è riuscita a farsi amare è Nina, la figlia nata nel primo matrimonio.

Nina è una donna bellissima. Lo era sin da quando era giovane, tanto da riuscire a fare innamorare pazzamente Rafi, averci una figlia – Ghili – e poi abbandonarli.

Rafi è padre, figlio (adottivo ma pur sempre figlio) e amato.

Questi sono gli ingredienti per un romanzo famigliare unico, il racconto di una famiglia all’apparenza solidissima ma che dietro la facciata nasconde un’infinità tensioni pronte a esplodere.

Con la famiglia alle origini del dolore. “La vita gioca con me” di David Grossman

La storia si apre con il novantesimo compleanno di Vera, vera e propria mater familias, circondata da amici e parenti, in una scena da romanzo ottocentesco. All’evento partecipano tutti, anche Nina per l’occasione ha preso un volo aereo dal paesino artico in cui ha deciso di vivere, lontana da tutto e tutti. Il suo arrivo scatena tensioni, soprattutto nel sempre innamorato Rafi e nella figlia abbandonata Ghili; due reazioni comprensibilmente opposte, ma entrambe molto forti. I semi per il dramma sono già gettati in terra, ma le radici ancora non hanno attecchito, e quindi la serata si svolge tranquillamente.

Sarà sempre Nina però, più tardi quella sera, a spezzare l’equilibrio, con una notizia che sconvolgerà tutti e una proposta: un viaggio tutti insieme (Vera, Rafi, Ghili e lei) in Croazia. L’obiettivo: fare un documentario della vita di Vera, unendo il suo racconto alla visita dei luoghi in cui ha vissuto prima di arrivare in Israele. Fra le tappe, Goli Otok, l’isola croata dove la madre è stata internata per due anni ai tempi della dittatura di Tito.

«Rafael si interrompe. Si passa una mano distratta sul viso largo, sulla barba incolta, sulla fronte alta e rugosa. Rivela un panorama umano aperto e commovente. Poi si riprende: «Dài, Ghili, questo documentario non è su di me. È su Vera, non dimenticarlo». Ma io ho già cominciato a pensarla diversamente. «È su tutti noi» dico, «anche su di te e su Nina, e forse anche un po’ su di me. Nessuno si salverà.» E penso che sarà una di quelle pellicole catastrofiche in cui la catastrofe (con la quale abbiamo imparato a convivere e che mangia dal palmo della nostra mano) per noi avviene al rallentatore.»

Con la famiglia alle origini del dolore. “La vita gioca con me” di David Grossman

La vita gioca con me è l’ennesimo tentativo riuscito di Grossman di raccontare il dolore del popolo ebraico nel secolo scorso. In questo caso, attraverso l’epopea della famiglia di Ghili, cerca di gettare luce sulla tragedia degli ebrei jugoslavi durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, sotto il governo di Tito. Per tale ragione, spesso, il racconto dell’odissea famigliare nei Balcani, in cui Vera scioglie la sua storia, raccontando il passato segreto prima dell’arrivo nel kibbutz, viene intervallata dal racconto della prigionia di Vera su Goli Otok, rendendo la durezza e le privazioni che ha dovuto affrontare.

Sullo sfondo, il dramma famigliare, le tensioni sempre pronte a prendere il sopravvento sui quattro viaggiatori e una frase, ossessivamente ripetuta da Vera a Ghili: «Non lasciare che nessuno ritorca la mia storia contro di me…»

 

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Grossman riesce per l’ennesima volta con successo a raccontare una tematica a lui cara inserendola in un racconto avvincente, che lascia il lettore attaccato pagina dopo pagina, in continua attesa di una agnizione che non arriva mai come ci si attende. La vita gioca con me è, in definitiva, un’ulteriore prova dell’abilità di raccontare storie di David Grossman; di lettura estremamente piacevole e scritto con semplicità da chi pare essere nato solo per questo.


Per la prima foto, copyright: Cristian Newman su Unsplash.

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