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“Come un film francese” di Roberto Saporito, una scrittura incisiva e leggera

“Come un film francese” di Roberto Saporito, una scrittura incisiva e leggeraL’ultimo romanzo dello scrittore piemontese Roberto Saporito, Come un film francese, edito da Del Vecchio, è un gioco di atmosfere che cambiano a ritmo vertiginoso. A ben guardare non è proprio tutto come un film francese, anche se c’è una protagonista un po’ Jeanne Moreau e sposa in nero e quei primi piani letterari insistenti, così ravvicinati da sembrare pressoché immobili, quasi fossero stati catturati davvero dalla macchina da presa di Truffaut. Tra le pagine c’è ancora un lieve accento americano in sella a una Harley-Davidson, traccia di quel mondo on the road caro all’autore, anche se adesso le ragazze cattive fuggono in Maggiolino attraverso l’Europa e le camicie di Prada abbinate alle Dr Martens prendono il posto di frange e camperos.

Volendolo catalogare per l’orientamento dei lettori (cosa che di sicuro all’autore non piacerebbe, perché lungo tutta la sua traiettoria di narratore non ha fatto altro che rivendicare la libertà di guardare in cagnesco le etichette che appiccichiamo troppo spesso al raccontare storie), Come un film francese è un romanzo breve, o sono due racconti lunghi, come due sono, fondamentalmente, i protagonisti del libro. Ma potrebbe essere anche un saggio sul valore dello scrivere, un insieme di regolette buone e semplici infilate tra una sgommata sulla ghiaia, un’ora di lezione poco convincente e una festa di lusso sulla Costa Azzurra. Oppure un vademecum sullo stato dell’editoria italiana. O, ancora, un pamphlet in difesa della lettura.

Sono soltanto ipotesi. La sostanza rimangono le storie che innervano il libro. Quella di uno scrittore in secca da anni, che fu giornalista e che approda per inerzia alla cattedra di professore di scrittura creativa. Un paradosso ambulante d’uomo, con tutti i narcisismi, le ossessioni e le fobie del caso. Un difensore del talento e un mastino contro gli editor, gente che «non capisce nulla e trasforma in scrittori i benzinai, i panettieri, i commercialisti, i chirurghi, gli architetti». Uno che ha letto tutta la Recherche di Proust. Un tipo di una noia mortale, perfino un po’ deprimente, da cui ogni donna provvista di buonsenso dovrebbe stare alla larga.

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“Come un film francese” di Roberto Saporito, una scrittura incisiva e leggeraE invece. Le alunne lo idolatrano, le ricche ereditiere lo perseguitano e hanno letto tutti i suoi libri. Tra un rotolarsi nelle lenzuola e l’altro escogitano modi fantasiosi per riaccendergli l’ispirazione e coprirlo di regali, aspiranti muse, sicuramente munifiche. Ma nessun artificio funziona e il famoso autore, ormai poco creativo, inciampa ancora e ancora sulla domanda da un milione di dollari: “perché scrivere”.

Così, il nostro uomo, fino all’incontro con una femme fatale allaTruffaut, o con la nuova donna ragno di Manuel Puig e di Babenco, oppure con una versione attualizzata della fanciulla dell’opera teatrale di Dorfman. A quel punto sono le donne a fagocitare con voracità la storia, a risolvere ogni dubbio senza vacillare, fino a conseguenze estreme, dritte verso un finale non rettificabile, una risposta inequivoca. E a riempire il libro di colori e scenari suggestivi e griffes e opere d’arte e feste e viaggi e case da sogno. Dei loro meravigliosi corpi. Ma soprattutto di tagliente lucidità.

Con una scrittura incisiva e leggera, falsamente facile (come tutte le cose semplici), l’autore ci sballotta il cuore tra commedia e dramma. Corredato di citazioni ottime (Roth, DeLillo, Jay McInerney, J.G. Ballard, tra gli altri) che di per sé costituiscono un ulteriore consiglio di lettura, Come un film francese di Roberto Saporito è adatto a ragazze cattive e uomini irrisolti. Siano o no scrittori.

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