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“Come sono strani gli uomini” di José Ovejero

Come sono strani gli uominiIn tempi di crisi, si sa, stringere la cinghia è d’obbligo: dai semplici spostamenti ai viaggi di piacere, dagli hobby più disparati – includendo ovviamente la lettura – finanche ai cibi che ogni giorno mettiamo in tavola, la parola d’ordine è risparmiare. Questo tuttavia non esclude che, proprio in tempi di ristrettezze, risparmiare diventi addirittura più facile.

Come faceva giustamente notare un articolo su «La Repubblica» di diverse settimane fa, la politica dei prezzi di Newton Compton (9,90 € come prezzo fisso per tutti i libri in uscita, rigorosamente rilegati) sta facendo scuola tra gli editori italiani, e anche Voland, raffinata casa editrice romana che pubblica autori moderni e contemporanei, prevalentemente di area slava, ha deciso di stare al passo, rieditando in edizione economica libri che negli anni scorsi hanno decretato e consolidato il successo della casa editrice.

È il caso di Come sono strani gli uomini, di José Ovejero, una raccolta di spassosissimi racconti dal sapore agrodolce, in grado di rappresentare la natura umana come nemmeno decine di ottimi saggi riuscirebbero a fare. Perché in fondo cosa c’è di più efficace, di più esplicativo, che limitarsi semplicemente a osservare gli uomini e le donne nella loro vita di ogni giorno, descrivendoli con discrezione e consapevolezza, consci che i loro comportamenti, i loro difetti, sono anche i nostri? Ovejero non ha la pretesa di indagare né di spiegare alcunché: si limita a illustrare come farebbe un maestro illuminato, stimolando nei propri lettori, alunni occasionali, quello spirito d’osservazione e di critica che è sepolto sotto strati e strati di sapere accademico, assiomi teorici e falsi miti.

Leggere questa raccolta è come essere messi dinanzi a uno specchio, spogliati d’ogni indumento. Impietoso, ma anche ostinatamente sincero, mai appannato da teorie che si sforzano di ingabbiare l’uomo in definizioni che non gli appartengono, che non renderanno mai l’infinita complessità dell’agire umano, la sfaccettatura caleidoscopica di anime che possono essere afferrate solo nel momento in cui si svolgono. E, anche allora, si tratta di un’acquisizione parziale, fortemente limitata, cangiante e temporanea.

Per capire l’uomo, per indagare il mistero di una natura che è la nostra eppure ci è in larga parte sconosciuta, al punto che indagare lati nascosti di sé vuol dire lanciare uno sguardo oltre un abisso così buio e profondo da far paura, è necessario osservare in silenzio, con uno sguardo puro, scevro di giudizi, pregiudizi e inconsapevoli omissioni. Un piccolo, grande segreto che Ovejero ha saputo far proprio come pochi altri autori contemporanei, perché i suoi racconti sono scandalosamente veri, plausibili, fortemente emblematici, scene di vita reale riproducibili decine di volte nell’arco di qualsiasi esistenza.

«Lo sguardo dell'altro, per quanto carico d’affetto – soprattutto se carico di affetto – ti mozza e ti divide. Negli occhi dell’altro c’è spazio solo per una parte di noi, e l’altra alla fine muore, come una pianta che non vede mai il sole

È senza dubbio questa la frase più emblematica di Come sono strani gli uomini, il senso di un’opera in cui la scelta di ricorrere a una raccolta di racconti anziché a un romanzo organico è determinata dal bisogno di offrire a chi legge numerose particelle di umanità, le quali, proprio come in un puzzle, concorrono a definire un emblematico “uomo”, a tratti sconosciuto, a tratti familiare, mai banale. Ancora una volta è l’ironia, quel sottile velo di ridicolo che ammanta molte delle azioni umane, a costituire la via d’accesso privilegiata alla conoscenza. Chi si prende troppo sul serio, sembra dirci Ovejero, non solo non arriva da nessuna parte, ma alla fine smarrisce il vero sé alla ricerca di quello che vorrebbe essere o quello che gli altri vorrebbero che fosse. L’ironia come strumento di conoscenza, dunque, ma anche una grande sagacia e la non comune capacità di mettere in luce il lato più oscuro e indicibile dell’essere umano, quei piccoli, invisibili, vezzi e le innumerevoli manie che dicono molto più dei grandi gesti, delle imprese plateali.

A completare il quadro, facendo di quest’opera un autentico, piccolo gioiello della letteratura contemporanea, è la scrittura di Ovejero, armonica, lieve e perfetta come una sinfonia, che si fregia di descrizioni tali da restituire a chi legge un’atmosfera vivida, particolarissima, che com’è ovvio cambia da racconto a racconto ma che in ogni caso trascina il lettore in un mondo estraneo di cui gli sembra quasi di sentire gli odori, i colori e i sapori, perfino quelli sconosciuti di terre lontane.

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Commenti

E da quando il "maestro illuminato" illustra semplicemente? Cos'è... una cartolina? Certo che quando si capisce poco, e si sa ancora meno, non si riesce a rinunciare di esporne i risultati. :D

"Rinunciare di esporne"... il verbo rinunciare vuole la preposizione "a", non "di", "Rinunciare A esporre".
Per il resto preferisco non iniziare polemiche con chi scoppierebbe se non sfogasse le proprie frustrazioni letterarie criticando tutto e tutti pur di darsi un tono, come spesso accade qui. Arrivederci e buone cose.

I commenti sono scritti in velocità e un errore non ne squalifica il senso, a meno che chi ha letto abbia avuto difficoltà a comprendere il significato a causa di quel refuso. Io non critico tutto e tutti, ma espongo ragioni di principio, sempre motivandole. Troppo facile squalificare un parere a causa degli errori che contiene; questo costringerebbe a operare nello stesso modo nei riguardi della vita, almeno dal punto di vista di chi non intuisce le ragioni d'essere che la motivano.

Mi vedo costretto a sottolineare che per conoscere la verità sulle modalità di esposizione e d'intervento dei sedicenti maestri illuminati, diverse per ognuno, occorrerebbe essere maestri a propria volta, nella piena consapevolezza degli stessi princìpi universali attraverso la conoscenza perfetta dei quali ognuno di essi ha percorso una via personale che non potrebbe adattarsi indifferentemente a chiunque a causa delle diverse attitudini personali. I princìpi che i maestri vedono direttamente, nell'immediatezza dell'intuizione spirituale, sono sì gli stessi, perché la verità è una, a immagine di un'Assoluto del Quale è la manifestazione riflessa, ma il modo e i mezzi usati per attuarne le conseguenze è diverso per ognuno. Se il maestro illuminato si limitasse a illustrare l'esistenza si troverebbe a essere nell'analoga situazione in cui è la televisione ad alta definizione... magari col telecomando che sembra essere già in tuo possesso :D

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