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Come si viveva durante l'apartheid – Il racconto di Sindiwe Magona

Sindiwe Magona, Da madre a madreCi racconta come si viveva durante l’apartheid Sindiwe Magona in Da madre a madreLa scrittrice sudafricana ambienta a Guguletu, ghetto nero di Città del Capo, il suo romanzo e prende spunto da fatti storici realmente accaduti nei primi anni Novanta. Per la precisione il 25 agosto 1993, quando Amy Biehl, ragazza bianca vincitrice di una borsa di studio Fulbright, venne aggredita e uccisa da un gruppo di giovani neri a Città del Capo. A muovere l’odio dei nativi, dopo anni di sottomissione, fu lo svilupparsi di un movimento contro i bianchi che prese forma nella metropoli sudafricana alle soglie di imminenti elezioni democratiche.

La madre dell’assassino racconta, come un fiume in piena, tutta la sua vita per far comprendere alla madre della vittima e al lettore il contesto socioculturale di apartheid nel quale lei e il figlio sono nati e cresciuti. Quello che emerge dalle pagine della Magona è un mondo dove l’uomo bianco ha espropriato interi quartieri e zone delle città del Sud Africa alle popolazioni locali, mandandole a vivere nelle periferie, dove la povertà e la delinquenza hanno cominciato a proliferare in modo costante. Nei quartieri ghetto è cresciuta Mandisa, la voce narrante; come molte altre donne di colore, una volta diventata adulta e madre, sarà costretta a lasciare spesso i figli da soli per andare a lavorare dai bianchi. In questo ambiente di degrado e incomprensioni è nato suo figlio Mxolisi, lo stesso ragazzo che nel 1993, travolto da un istinto di cieca rabbia, attaccherà la giovane bianca americana. Mandisa racconta quanto sia stata caotica la venuta al mondo del figlio e di come il piccolo non sia mai stato accettato fino in fondo dalla famiglia paterna. Non a caso il compagno, e in seguito marito per poco tempo, le rinfaccerà in più occasioni tutti i suoi dubbi sulla paternità del bambino, dimostrando di essere un immaturo e di non volersi assumere le proprie responsabilità.

Apartheid Museum, foto di Justin Hall

Mandisa avrà un altro marito e altri figli, ma Mxolisi, per il suo carattere particolare, sarà sempre al centro delle sue attenzioni. È un bambino che non parla molto e il chiudersi nel proprio mondo di silenzi è causato da un grave trauma infantile: ha visto dei poliziotti bianchi massacrare due suoi amici. Il ragazzo non presenta problemi fisici, ma il suo “black-out” è psicologico. È la violenza subita che lo indurrà a lasciarsi influenzare dall’inquietudine e dal disagio dei compagni. Se per tutta la sua giovane vita, Mxolisi è stato apprezzato per il suo impegno e anche per la sua bontà, salvando persone da aggressioni certe e diventando un eroe per la sua comunità, basterà una piccola tensione sociale a trasformare la sua mitezza in istinto omicida, che lo porterà a compiere un brutale e insensato assassinio.

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Il racconto della Magona è una vicenda dolorosa e il fatto che Mandisa, la madre dell’assassino, cerchi il contatto con la madre della vittima non deve essere interpretato come un tentativo digiustificare il gesto atroce compiuto da Mxolisi o l’evento che travolse la sua famiglia e quella di Amy Biehl. La donna scrive queste memorie per far comprendere come la società nella quale lei e il figlio sono nati abbia influenzato la loro vita e il loro agire. Il gesto efferato compiuto da Mxolisi, una testa calda ma non un violento, mi ha fatto pensare a Cuore di tenebra di Conrad, dove l’autore, raccontando la vicenda di Kurtz e compagni, evidenzia come nel cuore di ogni essere umano si nascondano sopiti, ma mai eliminati del tutto, istinti selvaggi e primordiali che si risvegliano se stimolati, con conseguenze drammatiche e imprevedibili.

Sindiwe Magona

La vicenda di Da madre a madre (edito da Baldini & Castoldi con la traduzione italiana di Rosaria Contestabile) è narrata in prima persona, ma il lettore non deve confondere la protagonista del libro, la madre di Mxolisi, con l’autrice che, avendo vissuto per anni a Guguletu, ha conosciuto di persona le problematiche collettive in essa radicate. Nelle pagine scorre un’intensa riflessione sulla difficile convivenza tra razze diverse. Leggendo le parole della madre dell’assassino, ci si rende conto che, da un lato, Mandisa domanda perdono per l’accaduto, dimostrando di avere un profondo bisogno di comprensione tra donne. Dall’altra parte, però, raccontandosi a cuore aperto, cerca di capire se tra le cause che hanno portato all’omicidio, oltre alle sue responsabilità possano esserci anche quelle collettive, di una società in balia del caos e delle incomprensioni tra popoli.

Anti-apartheid protests in the early '90s, foto di Nagarjun Kandukuru

Le parole di Mandisa sono cariche di sofferenza perché la donna, anche se precisa di non aver mai smesso di far la madre, si è resa conto che ad aver influenzato i suoi figli è stata Guguletu. Amy, la vittima, e Mxolisi, il suo carnefice, hanno visto incrociarsi per caso le loro vite, trovandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato. I due ragazzi sono in un certo senso i capri espiatori di un intero sistema sociale logorato da dissidi interni e dal razzismo e il loro dolore fa di Sindiwe Magona un’autrice di talento che svela al suo lettore una pagina della recente Storia africana a molti ancora sconosciuta: come si viveva durante l’apartheid.

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