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Come si diventa spiriti liberi? L’insegnamento di Nietzsche

Come si diventa spiriti liberi? L’insegnamento di NietzscheCome si diventa spiriti liberi è forse uno degli insegnamenti più preziosi che ci ha lasciato Friedrich Nietzsche nelle sue opere. In particolare ci riferiamo a Umano, troppo umano, in cui Nietzsche dedica alcune pagine molto profonde agli “spiriti liberi” a cominciare da una dichiarazione che potrebbe lasciarci pieni di meraviglia, ma che il seguito del discorso del filosofo tedesco contribuirà a chiarire meglio:

Tali “spiriti liberi” non esistono realmente e non sono mai esistiti. Ma io avevo bisogno di loro, come ho chiarito, affinché qualcosa di buono potesse mescolarsi ai miei mali (malattia, solitudine, stravaganza, accidia, incapacità): fungere da spiriti felici e compagni con cui si può parlare e ridere quando si è disposti a parlare e a ridere, e che si possono mandare al diavolo quando diventano noiosi…

Li vedo già venire, lentamente, lentamente. Non potrebbe essere che io stia facendo qualcosa per velocizzare la loro venuta quando descrivo in anticipo le influenze sotto le quali li vedo evolvere e le strade lungo le quali viaggiano?

 

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Ma come sono nati tali spiriti?

Un’anima in cui il tipo di “spirito libero” può raggiungere maturità e completezza ha avuto l’evento decisivo nella forma di una grande emancipazione e liberazione, e prima di quell’evento sembrava solo saldamente e per sempre incatenata al suo luogo e alla sua colonna… La grande liberazione giunge all’improvviso per tali prigionieri, come un terremoto: la giovane anima è immediatamente scossa, strappata, lacerata, non comprende da sola cosa sta succedendo. Un involontario impulso ad andare avanti li regola con la padronanza di un comando; una volontà, un desiderio di andare avanti sono sviluppati… un desiderio combattivo, volitivo, vulcanico di proseguire il viaggio…

Come si diventa spiriti liberi? L’insegnamento di Nietzsche

Ma questo vitalizzante processo di divenire, secondo Nietzsche, è attraversato da molte difficoltà contro cui combattere. Il filosofo tedesco dunque considera come necessaria la rottura che accelera questa scoperta dello spirito libero, e la linea sottile tra la ribellione costruttiva e quella distruttiva:

Pena e malattia appartengono alla storia della grande liberazione. Ed è allo stesso tempo un malanno che può distruggere un uomo, questa prima epidemia di forza e volontà per l’auto-destinazione, per l’auto-valutazione, questa volontà per la libera volontà… L’uomo liberato… vaga fieramente, con un desiderio insoddisfatto e qualsiasi oggetto possa incontrare deve subire le pericolose aspettative del suo orgoglio; fa a pezzi qualunque cosa lo attragga. Con un sorriso sardonico rovescia tutto ciò che trova velato o protetto da qualsiasi timore reverenziale: vuole vedere come appaiono queste cose quando sono rovesciate.

 

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Questa disposizione alla verità dello spirito libero viene così descritta da Nietzsche:

Un uomo con un tale destino… si tuffa in un suo bel sole speciale, con un sentimento di libertà simile a un uccello, un potere visivo come quello degli uccelli, irrefrenabile come un uccello, un qualcosa di estraneo in cui la curiosità e un delicato disprezzo si sono uniti. Uno “spirito libero”, questo termine rinfrescante è gradito in qualsiasi stato d’animo, è quasi raggiante. Si vive, non più nei legami di amore odio, senza un sì o un no, qui o lì indifferentemente, ma contenti di evadere, di evitare, di girovagare, senza avanzare né ritirarsi…

 

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Nietzsche traccia l’ulteriore svolgersi del viaggio dello spirito libero:

Un passo avanti verso la guarigione, e lo spirito libero si avvicina di nuovo alla vita, lentamente, quasi refrattariamente, quasi con diffidenza. C’è ancora calore e tranquillità: i sentimenti e il cameratismo acquistano profondità, venti tremolanti si muovono intorno a lui. Egli sente quasi: sembra come se ora per la prima volta i suoi occhi siano aperti sulle cose che lo circondano. È stupito e si siede silenzioso: dove sono stato? Queste cose vicine e immediate: come gli sembrano cambiate! Guarda grato dietro di sé, grato per il suo vagare, per il suo auto-esilio e la severità, i suoi sguardi lontani e i suoi voli all’aperto nelle fredde altezze… Ora per la prima volta vede veramente se stesso, e quali sorprese nel processo. Quali tremori fino a quel momento! Ma quale gioia nel sentirsi esausto, nella vecchia malattia, le ricadute del convalescente. Come lo delizia, soffrire, sedersi ancora, esercitare la pazienza, giacere nel sole! Chi apprezza così tanto il fatto che anche in inverno arrivi un clima mite, chi si delizia di più nel sole che si posa di traverso sul muro? Sono le creature più riconoscenti al mondo, e anche le più umili, questi convalescenti e lucertole, che strisciano indietro verso la vita: ci sono alcuni tra quelli che non possono lasciare che un giorno passi senza indirizzare qualche canzone di lode alla sua luce che si ritira… È una cura fondamentale per tutto il pessimismo (il vizio maligno, com’è noto, di tutti gli idealisti e gli sfigati), per diventare malato alla maniera di questi spiriti liberi, per restare malato un bel po’ di tempo e poi a poco a poco ridiventare sano, cioè più sano. È saggio, ampiamente saggio, amministrare anche la propria salute per lungo tempo in piccole dosi.

Come si diventa spiriti liberi? L’insegnamento di Nietzsche

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Per diventare uno spirito libro, insiste Nietzsche, è necessario imparare «a leggere l’enigma di quella grande liberazione»:

Devi diventare il padrone di te stesso, il padrone delle tue buone qualità. Precedentemente erano i tuoi padroni: ma dovrebbero essere semplicemente i tuoi strumenti insiemi ad altri strumenti. Devi acquisire potere sui tuoi sì e no e imparare a concedere e rifiutare in accordo ai tuoi obiettivi più alti… Devi scoprire l’errore inevitabile in ogni Sì e in ogni No, errore come inseparabile dalla vita, la vita stessa come condizionata dalla prospettiva e dalla sua mancanza di accuratezza. Soprattutto devi vedere con i tuoi propri occhi dove l’errore è sempre più grande: cioè, lì dove la vita è più piccola, più stretta, più meschina, meno sviluppata e tuttavia non può aiutare guardarla come l’obiettivo e la misura delle cose, e fare a pezzi con aria di sufficienza e ignobilmente e incessantemente tutto ciò che è più alto e più grande e più ricco, e mettere questi brandelli nella forma di richieste dal punto di vista del proprio benessere.

 

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E conclude:

Il nostro destino esercita la sua influenza su di noi anche quando non abbiamo imparato la sua natura: è il nostro futuro che stabilisce la legge del nostro oggi.


Per la prima foto, copyright: Barn Images.

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