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Come scrivere una sceneggiatura – Creatività e struttura

Come scrivere una sceneggiatura – Creatività e strutturaAbbiamo chiuso la puntata precedente di come scrivere una sceneggiatura con una battuta di William Somerset Maugham allo scopo di invitare a cercare il metodo che più si avvicina alle esigenze del nostro modo di lavorare.

Per trovare il nostro proprio metodo bisogna scendere ancora più in profondità e guardare le nostre motivazioni. Una storia nasce dall'impulso profondo di un autore a narrare qualcosa che gli appartiene come esperienza di vita e di sensibilità: ciascuna storia è unica e unica è la creatività di ciascuno.

Marsilio Ficino e Giordano Bruno vedevano la Fantasia come una parte autonoma dell'anima, la distinguevano dalla facoltà intellettiva; però solo l'Immaginazione, facoltà che le includeva e che le superava, poteva creare un prodotto dell'arte capace di catturare e legare a sé il fruitore. In termini moderni si potrebbe parafrasare il loro pensiero così: l'artista, lo scrittore, è colui che rende universalmente intelliggibile e godibile la propria esperienza individuale.

Le regole sono strumenti per costruire una storia che può essere più facilmente condivisa con gli altri, con un pubblico, però può accadere che queste stesse regole blocchino il processo creativo. Il rimuginare su come strutturare una storia per forzarla all'interno di paradigmi convalidati può invalidare la capacità immaginativa e la fantasia. Dentro la mente esiste un impulso primario che porta uno scrittore a narrare proprio quella storia lì, in quel modo specifico.

Per chiarezza racconto questo episodio: in un periodo della sua vita lo scrittore americano Raymond Carver seguì delle lezioni di scrittura e notò che tutti si esercitavano con strutture precostituite, ma lui non ci riusciva e quindi cominciò a vergognarsi e a pensare che ciò fosse dovuto a una sua debolezza di scrittore. A differenza di quello che insegnavano, Carver cominciava a scrivere un racconto avendo in mente una suggestione tipo “Stava passando l'aspirapolvere quando squillò il telefono” e percepiva che dietro quella frase c'era una storia che voleva essere raccontata. Sentiva un impulso forte a creare. E così si sedeva e cominciava a scrivere la prima frase e subito le altre fluivano di seguito a quella. Componeva il racconto una riga dietro l'altra. Dopo un po' cominciava a intravedere la storia e sapeva che quella era la sua storia, proprio quella che aveva voluto scrivere, allora a quel punto si poneva il problema della struttura del suo racconto.

Quindi, un autore deve avere la saggezza di calibrare la sregolatezza dell'immaginazione con il rigore della struttura comunicativa di una storia.

Venendo adesso al lavoro di sceneggiatura comincio con l'applicare le regole fin qui studiate a una novella di Émile Zola, Angeline o la casa infestata di cui ho già parlato e che recentemente ho tradotto e analizzato.

Angeline o la casa infestata è l'unica opera di genere horror che Émile Zola abbia mai scritto, ha la stessa struttura narrativa de La caduta della casa degli Usher di Edgar Allan Poe ma si sviluppa in modo completamente diverso fino a giungere a un finale aperto e ottimista.

Per sceneggiare questa novella potremmo scegliere il tema del dubbio e a mano a mano spingerlo all'interno della metafora della casa infestata e della morte misteriosa della bambina.

La logline è: un uomo raziocinante s'imbatte in una casa che la gente crede infestata dallo spirito di una bambina morta misteriosamente. Egli è preso dall'ossessione di conoscere la verità.

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Scaletta:

  • Il protagonista fa un giro in bicicletta e per caso s'imbatte in una casa dall'aspetto inquietante.
  • Si ferma, si avvicina, vede che il cancello è rotto ed entra.
  • Immagini sulla fatiscenza inquietante della casa; egli resta lì assorto.
  • Esce e vede una locanda.
  • Entra nella locanda dove c'è solo una donna, la proprietaria. Vuole sapere di più e la donna prima indugia, poi racconta.

Flashback: Angeline muore per mano della matrigna e viene sotterrata dal padre in giardino.

  • Il protagonista non vuole cedere alle dicerie.
  • Esce dalla locanda turbato. Fuori, davanti alla casa di Angeline, la cosiddetta Sauvagière,

V.O. (voce over) della proprietaria della locanda «Angeline ritorna ancora ogni sera dietro ai richiami della voce lamentosa che la rievoca dal misterioso aldilà delle tenebre».

  • Il protagonista, mentre sale sulla bicicletta per ripartire, guarda la casa e gli sembra di vedere qualcuno alla finestra e poi nel giardino. Primo colpo di scena che porterà al secondo atto.

In questo punto il testo di Émile Zola il bambino dice: «Mentre salivo sulla bicicletta, gettai un ultimo sguardo alla Sauvagière. La notte calava, la casa nella disperazione sembrava guardarmi attraverso le sue finestre vuote e oscure, come occhi di morta, mentre il vento d'autunno si lamentava tra i vecchi alberi».

Questa scaletta, a parte alcuni elementi come il flashback o la Voce Over che sono inevitabili, segue la trama della novella di Émile Zola; l'intreccio però si potrà cambiare a piacimento.

Siccome non esiste nessun film basato su Angeline o la casa infestata uso i film nati da La caduta della casa degli Usher che, almeno per i primi minuti, rendono bene l'idea e possono dare spunti per creare nuovi intrecci.

Nel film di Roger CormanHouse of Usher, per esempio, il protagonista arriva alla casa degli Usher per un motivo amoroso, anche per la novella di Angeline uno potrebbe prendere come pretesto l'amore morboso tra il padre e la matrigna per creare un diverso intreccio.

La Chute de la maison Usher, l'antico film francese di Jean Epstein. invece crea la suspense e l'inquietudine con il pretesto di chiedere informazioni in una taverna. Anche una taverna piena di gente diversa, che dice la sua sulla leggenda della casa infestata, potrebbe essere un buon pretesto per la storia di Angeline.

Il cortometraggio in bianco e nero, The Fall of the House of Usher del 1982, del regista polacco Jan Švankmajer, trasmette immagini a forte impatto emotivo e di inquietudine che bene rimandano anche alla storia di Angeline, non di certo per il finale che invece è positivo e di rinascita.

In questo modo abbiamo concluso la progettazione del primo atto e nella prossima lezione di come scrivere una sceneggiatura elaboreremo il secondo e il terzo atto.


I prossimi appunti saranno on line il 12/02/2016.

Segui tutte le lezioni di Come scrivere una sceneggiatura.

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